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Terminato il restauro degli Schiavi del Louvre

Si è appena concluso il restauro che ha visto come protagonisti i miei due Schiavi del Louvre: lo Schiavo Morente e lo Schiavo Ribelle e dal 23 marzo saranno di nuovo visibili al pubblico nella loro abituale collocazione.

Queste due opere che hanno il peso di circa una tonnellata ciascuna le realizzai per il secondo progetto della Tomba di Giulio II ma poi li abbandonai in corso d’opera. Dopo i vari ridimensionamenti del grandioso progetto, quelle opere non avrebbero più fatto parte del grande complesso monumentale.

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Prima di arrivare al Museo del Louvre nel 1794, i due Schiavi sono rimasti all’aperto per oltre duecento anni, esposti al gelo, al sole e alle piogge. Dopo che li regalai a Roberto Strozzi nel 1546 come ringraziamento per avermi accolto a casa sua durante i miei lunghi periodi di malattia, lui li portò con sé in Francia dove era stato esiliato.

Dopo aver passato un periodo nelle proprietà del connestabile di Montmorency, gli Schiavi vennero collocati all’interno delle nicchie del castello di Ecouen, vicino a Parigi.

Le copie dei due prigioni nel primo registro, incastonati nella facciata del Castello di Ecouen
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Lo Schiavo Morente e lo Schiavo Ribelle recentemente sono stati protagonisti della mostra “Il Corpo e l’Anima”. L’esposizione è stata l’occasione in cui le due opere sono state sottoposte a una serie di analisi per valutarne lo stato conservativo.

Dai dati raccolti è stato subito evidente come entrambe avessero la necessità di essere sottoposte a un accurato intervento di restauro.  

Il riposizionamento degli Schiavi dopo il restauro. Photo credit @museelouvre
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Così, una volta terminata la mostra, le due opere sono state trasferite direttamente nei locali del Centre de Recherche et de Restauration des Musées de France C2RMF, ubicato in un’ala del palazzo del Louvre.

Photo crediti Musee du Louvre

Il centro di restauro del Louvre si trova al di sotto del giardino del Carrousel e occupa uno spazio di 10mila metri quadrati. Al suo interno lavorano costantemente 160 persone specializzate nel restauro di materiale lapideo, dipinti, arti grafiche, decorative e archeologia.

Gli scienziati in forza al C2RMF hanno prima eseguito attente indagini diagnostiche mirate a capire il grado di alterazione delle due opere sfruttando tecnologie a infrarossi, raggi ultravioletti e onde sonore. Dopo aver stabilito la tipologia di intervento da effettuare e le tecniche di pulitura più idonee, è stato avviato il restauro vero e proprio dei due Schiavi eseguito materialmente dalle restauratrici Hélène Susini e Azzurra Palazzo.

Photo credit Musee du Louvre
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Le due opere risultavano fortemente ingiallite da una pellicola ricca di microrganismi vegetali come i licheni, molto più spessa nella parte inferiore.

I marmi presentavano macchie giallastre e, durante la fase diagnostica, è stato evidenziato sul blocco dello Schiavo Ribelle un difetto strutturale che ha creato una brutta fessura sul volto, in corrispondenza della venatura visibile a occhio nudo.

La fessura che attraversa il viso dello Schiavo Ribelle è poco profonda e non mette a rischio la stabilità dell’opera ma probabilmente mi creò non pochi problemi nella fase di realizzazione dell’opera.

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Il restauro è stato effettuato in due fasi distinte. Prima della mostra “Il Corpo e l’Anima” le opere sono state sottoposte a un intervento leggero a base di getti di vapore acqueo. Dopo l’esposizione è stato eseguito un trattamento assai più profondo mediante applicazioni di solventi in gel necessari per rimuovere le macchie più scure.

La frattura sul volto dello Schiavo Ribelle è stata richiusa adoperando resine acriliche impastate con polvere di marmo.

La fase diagnostica e l’intervento di restauro hanno avuto una durata complessiva di due anni, tenendo in conto anche di tutte quelle complicazioni che si sono presentate a causa del periodo pandemico. Purtroppo non sono stati rinvenuti documenti relativi a interventi di pulitura eseguiti nei secoli scorsi ma è plausibile pensare che più volte le opere in questione siano state ripulite e trattate con soluzioni acide come era consuetudine fare fra l’800 e il secolo successivo.

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Come accennato prima, dal 23 marzo 2022 i due Schiavi verranno di nuovo esposti al pubblico. Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social

Completed the restoration of the slaves in the Louvre

The restoration that has seen as protagonists my two slaves of the Louvre: the Dying Slave and the Rebel Slave has just been completed and from 23 March they will be visible again to the public in their usual location.

These two works, which have a weight of about one ton each, I made for the second project of the Tomb of Julius II but then abandoned them during construction. After the various downsizing of the grandiose project, those works would no longer be part of the great monumental complex.

Before arriving at the Louvre Museum in 1794, the two slaves remained outdoors for over two hundred years, exposed to frost, sun and rain. After I gave them to Roberto Strozzi in 1546 as a thank you for welcoming me to his home during my long periods of illness, he took them with him to France where he had been exiled.

After spending a period in the properties of the constable of Montmorency, the slaves were placed inside the niches of the castle of Ecouen, near Paris.

The Dying Slave and the Rebel Slave were recently the protagonists of the exhibition “The Body and the Soul”. The exhibition was the occasion in which the two works were subjected to a series of analyzes to evaluate their state of conservation. From the data collected it was immediately evident that both needed to be subjected to an accurate restoration.

Thus, once the exhibition was over, the two works were transferred directly to the premises of the Center de Recherche et de Restauration des Musées de France C2RMF, located in a wing of the Louvre building.

The Louvre’s restoration center is located below the Carrousel garden and occupies an area of ​​10,000 square meters. Inside, 160 people are constantly working specializing in the restoration of stone material, paintings, graphic and decorative arts and archeology.

The scientists working at the C2RMF first performed careful diagnostic investigations aimed at understanding the degree of alteration of the two works using infrared, ultraviolet and sound wave technologies. After establishing the type of intervention to be carried out and the most suitable cleaning techniques, the actual restoration of the two Slaves was started, physically carried out by the restorers Hélène Susini and Azzurra Palazzo.

The two works were strongly yellowed by a film rich in plant microorganisms such as lichens, much thicker in the lower part.

The marbles had yellowish spots and, during the diagnostic phase, a structural defect was highlighted on the block of the Rebel Slave that created an ugly crack on the face, corresponding to the grain visible to the naked eye.

The crack that crosses the Rebel Slave’s face is shallow and does not jeopardize the stability of the work but probably created many problems for me in the construction phase of the work.

The restoration was carried out in two distinct phases. Before the exhibition “The Body and the Soul” the works were subjected to a light intervention based on jets of water vapor. After exposure, a much deeper treatment was performed by applying gel solvents necessary to remove darker spots.

The fracture on the face of the Rebel Slave was closed using acrylic resins mixed with marble dust.

The diagnostic phase and the restoration intervention lasted a total of two years, also taking into account all those complications that arose due to the pandemic period. Unfortunately, no documents relating to cleaning interventions carried out in the past centuries have been found, but it is plausible to think that the works in question have been cleaned and treated with acid solutions several times as was customary between the 19th century and the following century.

As mentioned before, from 23 March 2022 the two Slaves will again be exhibited to the public. For the moment, your Michelangelo Buonarroti greets you by giving you an appointment at the next posts and on social networks

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