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Quella scultura fatta per mio piacere

In una lettera che scrissi al mi babbo nell’agosto del 1497 gli raccontai che Piero de’ Medici m’aveva commissionato una scultura ma poi, visto che non c’eravamo trovati d’accordo, non se ne fece nulla.

Di quale opera si trattava? Sicuramente non dell’Ercole perduto che avevo scolpito tempo prima quando ancora non ero partito alla volta di Roma. Non è dato sapere. Ma c’è un’altra cosa interessante dentro la stessa lettera. Racconto al mi babbo che comprai un blocco di marmi in loco per cinque ducati. Quel blocco lo stavo usando per dar vita a qualcosa per puro piacere. Chissà di quale opera stessi parlando, forse andata perduta o magari in qualche museo o collezione privata attribuita a chissà chi.

Purtroppo non è dato sapere ed è un gran peccato. Fatto sta che nella lettera che potete leggere a seguire faccio cenno a quell’opera. Mi garberebbe davvero sapere dove possa essere finita. Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti.

Roma, 19 agosto del 1497

Karissimo padre e cet., avisovi come venerdì giunse qua Bonarroto; e io, come lo sepi, andai all’osteria a trovallo e llui mi raguagliò a bboca come voi la fate, e diciemi che Consiglio merciaio vi dà una gran noia e che non si vuole acordare i’ modo nessuno, e che vi vuole far pigliare.

Io vi dico che voi vegiate d’acordalla e di dagli qualche ducato inanzi; e quello che voi rimanete d’achordo di dagli, mandatemelo a dire, e io ve gli manderò, se voi no’ gli avete. Benché io n’abi pochi, come io v’ò detto, io m’ingiegnierò d’acattargli, acciò che non s’abbi a pigliare danari del Monte, come mi dicie Bonarroto.

Non vi maravigliate che io v’abbi scritto alle volte così stizosamente, ché io ò alle volte di gran passione, per molte cagione che avengono a chi è fuor di casa.

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Io tolsi affare una figura da Piero de’ Medici e comperai il marmo poi noll’ò mai cominciata, perché non mi à ffatto quello mi promesse; per la qual cosa io mi sto da me e ffo una figura per mio piaciere. E’ comperai un pezo di marmo ducati cinque, e non fu buono ebi buttati via que’ danari. Poi ne ricomperai un altro pezo, altri cinque ducati, e questo lavoro per mio piaciere; sì che voi dovete credere che anch’io spendo e ò delle fatiche.

Pure, quello mi chiederete io ve lo manderò, s’io dovessi vendermi per istiavo.

Buonarroto è giunto a ssalvamento e ttornasi all’osteria, e à una camera e sta bene e non gli mancherà mai nulla, quant’e’ vorrà stare. Io non ò comodità di tenello mecho, perché io sto in casa altri, ma basta ch’io non gli lascierò mancar nulla. Sano così spero di voi. Michelagniolo in Roma.

Domino Lodovicho Buonarroti in Firenze.

Photo by @brianpitilli

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