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La partita d’assedio del 17 febbraio del 1530

Il calcio fiorentino ha origini antiche come probabilmente sapete e fra le partite più importanti che furono giocate nel corso dei secoli c’è sicuramente quella del 17 febbraio del 1530.

La città era assediata dall’esercito di Carlo V sostenuto da papa Clemente VII de’ Medici che voleva restituire le redini della città proprio alla famiglia sua.

La città era circondata dai nemici e oramai sembrava non ci fosse scampo: il destino era segnato e presto la Repubblica avrebbe dovuto cedere le armi e arrendersi al dominio dei Medici come in effetti poi fu.

Ma cosa comportava l’assedio per una città?

Per prima cosa la città veniva isolata bloccando tutte le vie di comunicazione esterne. In questo modo era difficilissimo far arrivare derrate alimentari da fuori e quelle che riuscivano a passare avevano costi proibitivi un po’ per tutti. Ma non solo: dopo diverse settimane di assedio era inevitabile che venisse razionato il cibo per evitare di finire le scorte in tempi brevi.

In quel momento Firenze, oltre a tutti questi casini, doveva fronteggiarsi pure con la piaga della peste che mieteva vite quasi i corpi fossero fieno in balia della falce.

La partita: 25 bianchi contro 25 verdi

Ma i fiorentini, lungi dal voler darsi per vinti, vollero comunque giocare la partita di calcio alla presenza di tutte le autorità del tempo in Piazza Santa Croce.

Per schernire ancor di più in nemico, un nutrito gruppo di musici pare si fosse arrampicato sul tetto della chiesa di Santa Croce per accompagnare con la sua musica ogni fase della partita e farsi sentire ancor meglio dalle truppe di Carlo V.

Da lungi c’era la tradizione di giocare nel periodo di Carnevale ma quell’occasione fu un modo per sfidare il nemico oramai alle porte da quattro interminabili mesi.

Benedetto Varchi annotò quell’episodio raccontando la partita così: “Agli diciassette i giovani, si per non intermettere l’antica usanza di giocare ogn’anno per carnovale, e si ancora per maggior vilipendio de’ nimici, fecero in sulla piazza di Santa Croce una partita a livrea, venticinque bianchi e venticinque verdi, giocando una vitella; e per essere non soltanto sentiti, ma veduti misero una parte de’ sonatori con trombe e altri strumenti in sul comignolo del tetto di Santa Croce, dove dal Giramonte fu lor tratto una cannonata; ma la palla andò alta, e non fece male né danno a nissuna persona (…) e sì ancora per maggior vilipendio de’ nemici, la sfida data dai fiorentini, ormai stremati dai lunghi mesi precedenti d’assedio, doveva essere amplificata e ben comunicata”.

Chi erano i calcianti della partita d’assedio?

I calcianti che si sfidarono sul campo erano le stesse milizie che da mesi erano impegnate a difendere la città dall’assedio. Fu un momento di svago in barba al nemico.

Gli uomini al tempo erano tutti coinvolti nel difendere Firenze e la Repubblica eccetto ovviamente chi parteggiava per il ritorno dei Medici al potere.

Chi vinse?

Non è dato sapere chi vinse quella partita perché in nessun cronaca viene riportato. Fatto sta che l’assedio non durò ancora per molto tempo: la popolazione era stremata e in città gioco forza tornarono a regnare i Medici decretando la fine della Repubblica. I sostenitori della repubblica furono perseguitati uno a uno e non fecero ahimè una bella fine. Fu una strage, né più, né meno.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti

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