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Piazza Santa Croce: Palazzo degli Antellesi e i Battipalla

Entrando in Piazza Santa Croce non si può fare a meno di notare sul lato destro il grande Palazzo degli Antellesi con la sua facciata suddivisa in riquadri all’interno dei quali sono stati dipinti putti, allegorie, fiori ma anche elementi vegetali.

Le decorazioni della facciata

Sopra il portone che si trova al numero 21 fa bella mostra di sé il busto di Cosimo II de’ Medici, attorniato da un programma iconografico mirato a celebrare il Granduca. Se guardate bene la facciata, troverete anche la copia dell’Amorino Dormiente del Caravaggio che all’epoca apparteneva alle collezioni di famiglia mentre oggi è custodito nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti.

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Il portone d’ingresso è ancora quello originale con i battenti in legno chiodato. Sulla facciata potete notare anche l’arme di famiglia realizzato dal Caccini.

Il Palazzo degli Antellesi è nato dall’accorpamento di più edifici che appartenevano alla famiglia dei Ricoveri. Sebbene l’architetto che realizzò questo grandioso progetto non è noto, si pensa possa essere stato nella cerchia di Baccio d’Agnolo.

Nel 1619, l’architetto Giulio Parigi volle dare un’aspetto unitario al palazzo e fece dipingere tutta la facciata secondo un programma iconografico che lui stesso aveva stabilito, mirato a celebrare la famiglia Medici e la bravura degli artisti direttamente collegati all’Accademia. La facciata venne decorata fra il dicembre 1619 e i gennaio 1620 in soli venti giorni da un gruppo dei tredici artisti coordinati da Giovanni da San Giovanni.

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Le strane finestre del Palazzo degli Antellesi

Le finestre del palazzo non sono posizionate tutte alla stessa distanza come accade di solito. Mano a mano che si avvicinano alla Basilica di Santa Croce sono sempre più vicine. Fu uno stratagemma usato per creare un interessante illusione prospettica che fa sembrare l’edificio molto più grande di quello che in realtà è.

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I battipalla

Fra il numero 19 e il numero 20 della facciata c’è un disco di marmo e ce n’è uno posizionato al numero 7 del palazzo che sta dall’altra parte di Piazza Santa Croce.

Sono dischi diversi fra di loro: quello di Palazzo Antella ha una sfera bianca, una rossa e una verde leggermente sovrapposte. Sopra c’è una data incisa in caratteri romani: 10 febbraio 1565, ovvero ALLI · X ·DI · FEBBRAIO · M · D · LXV. Il disco che si trova sulla facciata del palazzo opposto è diviso in quattro parti uguali in bianco e in rosso.

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Questi dischi non sono altro che i cosiddetti Battipalla e stanno lì da cinque secoli e segnano la suddivisione dei campi delle due squadre che disputavano la partita di calcio fiorentino. Ma non solo. L’arbitro per dare il via alla partita lanciava la palla contro questi dischi: ecco perché si chiamano battipalla.

Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

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