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Fra mutande, braghe e perizomi di pelliccia

Sono ancora 23 le figure del Giudizio Universale che conservano i panneggi censorei dipinti a tempera dopo la morte mia. A mettere le mutande ai Santi e agli angeli senz’ali non è stato solo il mio caro amico Daniele da Volterra, passato alle cronache non a caso con il nomignolo di BRAGHETTONE, ma anche altri artisti nei secoli successivi.

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Per avere un’idea di come fosse prima delle imposizioni emanate nel Concilio di Trento il Giudizio, basta osservare la copia che venne commissionata a Marcello Venusti solo otto anni dopo il termine del grandioso affresco. Osservando il grazioso perizoma di pelliccia arruffata del San Giovanni Battista, mi par quasi che il pittore s’è voluto far beffe dei censori. Ai nudi vennero celate chiappe e membri mentre al gruppo di San Biagio e Santa Caterina toccò la sorte peggiore.

Grafico-delle-censure-sul-Giudizio-Universale-alla-Cappella-sistina-di-Michelangelo.jpg

L’originale è andato perduto per sempre. Daniele fu obbligato a scalpellar via quasi per intero le due figure e a dipingerle di nuovo a buon fresco facendogli assumere una posizione più pudica ( pudica a detta dei sapientoni che sapevano guardare solo con malizia).

Durante il restauro diretto da Gianluigi Colalucci di braghe ne furono rimosse molte ma non tutte. Quelle di Daniele da Volterra ci sono ancora tutte a testimonianza di quel periodo storico ma rimangono ancora alcune braghe apposte successivamente.

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In un’intervista pubblicata sul Venerdì della Repubblica, il 17 giugno del 1994, rispondendo all’intervista del giornalista Mario Maria Molinari, il capo restauratore Gianluigi Colalucci disse: “Tecnicamente era possibile eliminare tutte le aggiunte successive meno due: i rifacimenti di San Biagio e Santa Caterina, che sono stati affrescati da Daniele Da Volterra nel 1565 dopo aver spicconato l’originale del 1541.

Le altre censure si potevano rimuovere tutte, perché erano dipinte a tempera, ma abbiamo stabilito fin dall’inizio di non togliere le braghe imposte nel Cinquecento dal Concilio di Trento per celare le nudità. Solo quelle del Sette e Ottocento sono state rimosse, se davano veramente fastìdio, mentre ne abbiamo lasciate alcune come documento. Personalmente ero d’accordo sul non rimuovere le censure del Cinquecento, perché se un documento importante non altera l’opera in maniera grave è bene conservarlo. Avrei tolto invece tutti gli interventi successivi.

Michelangelo Volta Cappella Sistina, Musei Vaticani (34).jpg
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Ma il problema non è drammatico, possiamo sempre alzare un ponteggio e andare a levarli. Perché, diciamocelo francamente, noi non abbiamo avuto né ordini né imposizioni dai committenti, ma ci siamo comunque posti il problema di non dispiacere all’ambiente ecclesiastico».

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e le censure che hanno coinvolto i suoi affreschi.

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