Dio abbraccia Eva?

Sulle opere mie è stato raccontato di tutto e di più. Alcune interpretazioni non avrei saputo darle nemmeno io e altre oltrepassano i confini della fantascienza. Ci sono anche letture plausibili che forse un po’ rispecchiano quello che avevo in mente o che comunque sarebbero piaciute anche a me, nonostante avessi avuto un’altro racconto in mente.

Fra le tante figure molto discusse presenti nella Cappella Sistina c’è la donna, per alcuni un androgino, che Dio abbraccia nella Creazione di Adamo. Circondato da un nugolo di putti e angeli rigorosamente privi di alucce, compare lei che pare fissare intensamente Dio o forse Adamo.

Chissà, forse la tiene sotto braccio quasi preannunciandole che sarà a sua volta creatrice di vita una volta cacciata dal Paradiso Terrestre. Osservate bene: il braccio di Dio passa sulle spalle di Eva fino a toccare con le dita la spalla di un putto, un bambino.

C’è chi ha voluto vedere in lei Eva e chi la madre Chiesa. Come vedete le interpretazioni sono varie…ciascuno scelga quella che preferisce e che ritiene più adeguata.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti

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La Madonna di Bruges per non vedenti ai Musei Vaticani

Da un po’ di tempo a questa parte ai Musei Vaticani è presente una fedele copia in bronzo della Madonna di Bruges inserita nel percorso ideato per le persone con minoranze visive. L’opera in bronzo è stata realizzata mediante l’utilizzo del calco originale appartenente alla Casa di Caravaggio.

I non vedenti e gli ipovedenti potranno così conoscere a fondo questa opera esplorandola con il tatto. A realizzare materialmente la fusione in bronzo a cera persa è stata la storica Fonderia Marinelli di Firenze. Dal 1905, anno della sua apertura, fino a oggi, ha realizzato opere importanti e apprezzate in tutto il mondo. Un esempio? I fregi in bronzo che decorano il celeberrimo scalone a doppia spirale elicoidale dei Musei Vaticani.

La donazione della Madonna di Bruges in bronzo, attualmente esposta all’ingresso della Pinacoteca Vaticana, è stata fatta da Ronald e Susan Welborn, Patron del Texas.

Chi sono i Vatican Patrons? Beh, avrò modo di approfondire la questione in un post che scriverà a breve. In ogni modo posso accennarvi per il momento che è un’organizzazione no profit molto simile a Friends of Florence ma che si occupa di raccogliere fondi per la conservazione del patrimonio presente nei Musei Vaticani.

 Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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La Madonna di Bruges al porto di Viareggio

Il tempo modifica, cambia, stravolge persone, cose e luoghi. Il porto di Viareggio oggi è diverso da ieri. Non solo accoglie un gran numero di yacht lussuosi provenienti da ogni angolo del mondo, ma la sua cantieristica è fra le più apprezzate proprio per la realizzazione di imbarcazioni a cinque stelle destinate a danarosi personaggi.

Un tempo però mica era così, come v’ho accennato, pare che tutto sia destinato a cambiare in qualche modo e non è detto che i cambiamenti siano sempre in positivo. Il porto di Viareggio era un porto di carico e scarico merci. Anche di là son partiti parecchi marmi, caricati sui bastimenti e arrivati chissà dove.

Sapete, anche la mia Madonna di Bruges venne imbarcata al porto di Viareggio alla volta delle Fiandre. Giovanni Balducci mi scrisse una lettera datata 14 agosto del 1506 nella quale in pratica mi chiedeva il nulla osta ( ma anche i danari) per far arrivare la Madonna da Firenze a Viareggio e da lì poi imbarcarla alla volta della sua destinazione finale. Ad occuparsi dei vari spostamenti sul campo sarebbe stato un uomo dabbene, come si diceva al tempo ovvero un uomo fidato: Francesco del Pugliese. Come vi ho detto in più occasioni la paura mia non era esclusivamente quella che l’opera in qualche modo potesse rovinarsi durante il trasporto, ma bensì che rimanesse segreta. Insomma, nessuno doveva vederla per poterla copiare.

Roma, 14 agosto del 1506

Michelagnolo carissimo, resto avisato chome Francesco del Pugl[i]ese arebbe chomodità al mandarla a Vioreggio, e da Vioreggio in Fiandra.

La qual chosa mi sarebbe piacere grande, che la chosa pasassi per mano di huomo da bene quale è lui. Per tanto vi dicho che, volendo Francesco del Pugl[i]ese pigl[i]are la chura di mandarla a Vioreggio, e da Vioregio in Fiandra, lien’aloghiate. El pregio farete d’achordo, ché lui è homo da bene e non vorrà se non l’onesto; e tutto che farete afermerò per ben fatto, che son cierto farete megl[i]o non vi saperò dire.

E quando chon lui siate d’achordo, la adirizate in Fiandra, cioè a Bruggia, a’ rede di Giovanni e Alexandro Moscheroni e compagni, chome chosa loro. E quando Francesco non potessi mandarla in Fiandra, la mandate a Vioregio a Giuliano d’Adamo, per seghuirne l’ordine de’ Bonvisi di Lucha; e tutto che spendete vi fate paghare a Bonifazio Fazzi e compagni, con darne avixo.

E di tanta brigha pigl[i]ate per me abiate pazienza, ché non si può fare non si serva li amici e piglisi sichurtà di chi si vuol bene a ristorarvi. Richordovi son senpre vostro. Che Christo vi guardi. Vostro Giovanni Balducci in Roma.Domino Michelagnolo Bonaroti in Firenze.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi racconti che prima di salutarvi vi regala una foto del brigantino goletta Ester di Viareggio costruito nel 1899 da Gino Benetti. Un omaggio a Viareggio, ai suoi marinai e ai suoi maestri d’ascia e calafati.

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Felice vivo d’infelice sorte

  Vivo della mie morte e, se ben guardo,
felice vivo d’infelice sorte;
e chi viver non sa d’angoscia e morte,
nel foco venga, ov’io mi struggo e ardo.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi versi

Foto di Dorthe Simonsen

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Enea che abbandona Didone

Oggi voglio proporvi questo disegno qua che non è certo uno dei più noti che realizzai. Si tratta di uno studio che adoperò poi Daniele da Volterra per realizzare un dipinto conservato presso una collezione privata svedese. L’opera sua pittorica raffigura il passo dell’Eneide nel quale Mercurio spinge Enea a lasciare il letto di Didone per guidare i troiani verso una nuova patria. Su questo gruppo che ideai per lui, Daniele apportò qualche modifica ma rimane comunque ben riconoscibile l’idea di fondo.

Lo studio è stato datato dal Berenson attorno al 1550.

Il disegno in questione proviene dalla collezione di Cristina di Svezia. Successivamente passò nelle mani del cardinale Azzolino, poi in quelle del principe di Odescalchi. Successivamente si trovata nella collezione appartenente al duca di Bracciano. Attualmente questo foglio è conservato presso il Teyler Museum di Harlem.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Eccomi qua, dopo tre giorni di censura

Eccomi qua, finalmente si sono riaperte le cateratte per immettere i miei ragionamenti su Facebook. 72 ore di silenzio totale forzato sul social che stabilisce sì le regole ma poi non valgono per tutti allo stesso modo per aver postato la foto di un’opera meravigliosa di fine Ottocento. O meglio, io non ho postato un bel nulla: è il mio alter ego che spesso e volentieri mette foto di sculture. Se volete vedere l’opera incriminata cliccate qua …vi pare che una roba del genere possa essere tacciata di pornografia? Siamo fuori dalla grazia di Dio.

Beh, sapete com’é: le cose oscene rimangono tanto quelle mica fanno pensare mentre la bellezza è pericolosa, obbliga a far funzionare le ultime sinapsi che ancora non si sono disattivate da sole per noia.

Va be, chiusa parentesi. Tanto oramai io e Facebook facciamo sempre più fatica ad andare d’accordo come buoni o mediocri vicini. Una lotta quasi quotidiana. Poi alla fine la foto oscena nemmeno l’hanno tolta: solo han detto al mio alter ego che non poteva pubblicarla però l’han lasciata impedendo di gestire la pagina mia, di chiacchierare con parenti e amici sulla chat e di commentare, pubblicare o mettere qualche like.

Stranezze moderne alle quale non so e nemmeno voglio abituarmi.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

foto di Fadi Basssil

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Morto si, zitto no

Come sapete la morte mi prese parecchio tempo fa. C’avevo sempre un sacco di lavori da finire, era pure un festoso martedì di carnevale ma niente, non volle sapere nulla e m’abbracciò con la sua stretta mortale per non lasciarmi più.

Ero a casa mia nel mi’ letto e avevo ottantanove anni: una bella età per quell’epoca tanto che venivo considerato alla stregua di un ultracentenario adesso. In quelle ultime ore avevo al mio fianco le persone più care fra le quali non potevano mancare l’amato Tommaso de’ Cavalieri e Daniele da Volterra. Proprio Daniele scrisse “egli lavorò tutto il sabato che fu innanti al lunedì che si ammalò; lavorò tutto il sabato della domenica di carnevale e lavorò in piedi, studiando sopra quel cor della Pietà”.

Tutto questo preambolo lunghetto per dirvi che ho continuato a esistere anche dopo la morte nei cuori di chi mi ha studiato, nelle mie opere, nella continuità dei miei pensieri e da un po’ di tempo anche attraverso chi mi da voce quotidianamente.

Da non tantissimo tempo ho aperto anche il profilo Instagram. Cercatemi come michelangelobuonarrotietornato e non avrete alcuna difficoltà nell’individuarmi. Se preferite, potete cliccare qua 

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Cari mi sono i pensieri

Mentre m’attrista e duol, parte m’è caro
ciascun pensier c’a memoria mi riede
il tempo andato, e che ragion mi chiede
de’ giorni persi, onde non è riparo.
    Caro m’è sol, perc’anzi morte imparo
quant’ogni uman diletto ha corta fede;
tristo m’è, c’a trovar grazi’ e mercede
negli ultim’anni a molte colpe è raro.
    Ché ben c’alle promesse tua s’attenda,
sperar forse, Signore, è troppo ardire
c’ogni superchio indugio amor perdoni.
    Ma pur par nel tuo sangue si comprenda,
se per noi par non ebbe il tuo martire,
senza misura sien tuo cari doni.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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La morte vi libera dall’amore?

   – Beati voi che su nel ciel godete
le lacrime che ‘l mondo non ristora,
favvi amor forza ancora,
o pur per morte liberi ne siete?
– La nostra etterna quiete,
fuor d’ogni tempo, è priva
d’invidia, amando, e d’angosciosi pianti.
    – Dunche a mal pro’ ch’i’ viva
convien, come vedete,
per amare e servire in dolor tanti.
    Se ‘l cielo è degli amanti
amico, e ‘l mondo ingrato,
amando, a che son nato?
    A viver molto? E questo mi spaventa:
ché ‘l poco è troppo a chi ben serve e stenta.

Il vostro Michelangelo Buonarroti che vi saluta stamani con questa bella foto di Michele Paci

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La Cacciata dei Mercanti dal Tempio

Sapete, esistono diversi disegni realizzati più o meno nel medesimo periodo che hanno per soggetto la Cacciata dei Mercanti dal Tempio. Appartengono tutti al British Museum e la loro composizione è molto affine a quella di entrambi gli affreschi paolini.

Il centro della scena è occupato da Cristo che solleva il braccio destro con la medesima impetuosità del Cristo Giudice. Nel foglio che vi propongo io compare per due volte lo studio approfondito del Cristo o meglio, la parte di destra è stata realizzata su un altro foglio e appiccicata al foglio principale in un secondo momento. La composizione sicuramente fu vista e studiata da El Greco: tanto ne rimase affascinato che non si fece troppi problemi nel riprodurla per sommi capi nella sua Cacciata dei Mercanti dal tempio, conservata presso la National Gallery.

La destinazione di questi studi assai approfonditi rimane misteriosa. La scena riprodotta nel disegno a seguire così come quella raffigurata in altri fogli del British ha un andamento curvo. Charles de Tonlay ha ipotizzato che avessi dovuto affrescare il gruppo nella lunetta che si trova proprio in quella presente sopra la porta d’ingresso della Cappella Paolina. Con questa chiave di lettura è stato possibile datare tutto il gruppo dei disegni della Cacciata dei Mercanti dal Tempio attorno al 1550.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi disegni

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