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Una vita di studi per un paio di mutande

Ho passato tutta la vita a perfezionare la raffigurazione dell’uomo. Sono andato di notte negli obitori a studiare muscoli, tendini e ogni singola venatura dei cadaveri. Mi ricordo il loro odore e con quale stomaco ho affrontato ogni singola ora rinchiuso assieme a giovani, vecchi, donne e ragazzi oramai esanimi.

Anni di studi, disegni e puzza di cadaveri in decomposizione mi hanno permesso di creare opere che tutt’oggi vengono apprezzate in tutto il mondo. Non è per vanteria che dico questo ma se non mi credete andate a vedere il David alla Galleria dell’Accademia a Firenze o la Pietà  che si trova nella Basilica di San Pietro in Vaticano.

Tanto lavoro, impegno, anni di sacrifici e studi approfonditi a cosa son serviti? A qualcuno per far soldi più di me. L’altro giorno sono uscito da Santa Croce a far du’ passi. Che ci volete fare: lì dentro m’annoio assai. I compagni di chiacchiere non mi mancano ma io un sono bono a giocà a carte e spesso Galileo si sede per terra e fa di quelle partite lunghe a ramino con l’Alfieri e il Canova che mi viene l’orticaria solo a pensarci.

Insomma, ritornando al discorso di prima, sono uscito per sgranchirmi le ossa e mi son fermato a guardare la vetrina d’un negozio del centro. Fra tutti gli oggetti esposti c’erano delle stampe del mi’ Tondo Doni e mi son garbe parecchio. E’ stata proprio una bell’invenzione quella della stampa: con pochi denari ciascuno può mettere in casa propria delle riproduzioni mie o di quel Raffaello presuntuoso ma bravino. A un certo punto m’è parso di morì un’altra volta: ho visto con la coda dell’occhio un par di mutande col coso del Davide stampato sopra.

Ora dico io, ma è possibile? Di tutti i ricordi che uno si può portare a casa da Firenze, ma perché dovrebbe comprà una cosa del genere? Ho forse io impiegato anni di studi per vendere un paio di mutandoni per nulla aggraziati?

 

Dopo quella visione poco edificante me ne son tornato a Santa Croce tutto sconsolato. M’ha visto il Canova e per tirarmi su’ il morale m’ha offerto un vinello proprio bono ma avevo la bocca così amara che m’è parso di ber del fiele.

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