Non puoi ciò che non vuoi
“Amor, se tu se’ dio, non puo’ ciò che tu vuoi?” Così comincia uno dei miei madrigali che scrissi a metà degli anni Quaranta del Cinquecento, prima che la mia carissima amica Vittoria Colonna passasse a miglior vita, nel 1547.
In questi versi dedicati all Colonna riecheggiano quelli danteschi che ben conoscevo. Amavo Dante e erano diversi i passi della Divina Commedia che sapevo a memoria. Non a tutti al tempo era concesso di disquisire dei versi danteschi in quel di Firenze: a me sì però.
Non puo’ ciò che tu vuoi? In questo secondo verso del madrigale, il Residori seppe ritrovare il concetto più che lo stile dei versi che Dante scrisse nell’Inferno “Vuolsi così colà dove si puote/ ciò che si vuole…”
Negli ultimi tre versi invece misi nero su bianco un’amara considerazione: quando sarebbe dolorosa la morte se lo è per gli infelici, per coloro che muoiono colti nel momento della maggior felicità?
A seguir vi riporto l’intero madrigale:
Amor, se tu se’ dio,
non puo’ ciò che tu vuoi?
Deh fa’ per me, se puoi,
quel ch’i’ fare’ per te, s’Amor fuss’io.
Sconviensi al gran desio
d’alta beltà la speme,
vie più l’effetto a chi è press’al morire.
Pon nel tuo grado il mio:
dolce gli fie chi ’l preme?
Ché grazia per poc’or doppia ’l martire.
Ben ti voglio ancor dire:
che sarie morte, s’a’ miseri è dura,
a chi muor giunto a l’alta suo ventura?
Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

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