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Quei versi che scrissi sul retro di una lettera destinata a uno scalpellino

Sul retro di una lettera che scrissi l’8 ottobre del 1525 a Sandro, scalpellino di Carrara, annotai frettolosamente un frammento di sonetto.

Come vi ho detto più volte la carta era preziosa e la sfruttavo al massimo. Non è detto che quei versi fossero a lui destinati ma semplicemente li avevo scritti su quel foglio che successivamente riadoperai per inviargli una missiva.

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Vivo al peccato, a me morendo vivo, principia quel brano poetico, per dire che vivendo abbandonandomi al peccato, morivo spiritualmente.

Proseguii affermando che quella scelta, del mie sciolto voler, non fu propriamente frutto del libero arbitrio visto che in quel momento ero schiavo dell’errare.

La mia libertà era divenuta serva e tutto quello che in me era mortale era divenuto divino. Uno stato infelice in cui vivere, come diceva fin’anche il Petrarca che tanto amavo.

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A seguire vi riporto per intero i versi che scrissi su quella lettera:

Vivo al peccato, a me morendo vivo;
vita già mia non son, ma del peccato:
mie ben dal ciel, mie mal da me m’è dato,
dal mie sciolto voler, di ch’io son privo.
  Serva mie libertà, mortal mie divo
a me s’è fatto. O infelice stato!
a che miseria, a che viver son nato!

Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

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Those verses I wrote on the back of a letter intended for a stonemason

On the back of a letter I wrote on 8 October 1525 to Sandro, a stonemason from Carrara, I hastily noted a fragment of a sonnet.

As I have told you several times, paper was precious and I made the most of it. It is not certain that those verses were intended for him but I simply wrote them on that piece of paper which I later reused to send him a letter.

Alive to sin, to me dying alive, begins that poetic passage, to say that by living abandoning myself to sin, I was dying spiritually. I continue by saying that that choice, of my free will, is not exactly the result of free will given that at that moment I was a slave to wandering.

My freedom had become a servant and everything that was mortal in me had become divine. An unhappy state to live in, as even Petrarch, whom I loved so much, said.

Below I bring you the entire verses I wrote on that letter:

Vivo al peccato, a me morendo vivo;
vita già mia non son, ma del peccato:
mie ben dal ciel, mie mal da me m’è dato,
dal mie sciolto voler, di ch’io son privo.
  Serva mie libertà, mortal mie divo
a me s’è fatto. O infelice stato!
a che miseria, a che viver son nato!

For the moment, your Michelangelo Buonarroti greets you and will meet you in future posts and on social media.

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