Cazzullo e Branduardi alla Versiliana raccontano un Francesco sorprendentemente attuale
“Francesco”, lo spettacolo portato ieri sera sul palco del 47° Festival La Versiliana da Aldo Cazzullo e Angelo Branduardi, con Fabio Valdemarin al pianoforte, riesce a fare qualcosa di raro: prende una figura familiare come quella del Santo di Assisi e la restituisce al pubblico con uno sguardo nuovo.
Una narrazione puntuale e coinvolgente che invita ad ascoltare, riflettere e, in alcuni momenti, anche a guardare Francesco con occhi diversi.
Pensato in occasione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco, lo spettacolo si tira fuori dalla retorica ma mantiene la ricostruzione storica e la dimensione più intima del Santo di Assisi.
Non sono pochi gli spunti di riflessione che offre al pubblico sulla contemporaneità e sull’essere sempre attuale di Francesco.
Tra musica e parole
L’ingresso in scena è affidato ad Angelo Branduardi, che con il suo inseparabile violino introduce “Fratello Sole, Sorella Luna”, il celebre brano scritto da padre Jean-Marie Benjamin su musica di Riz Ortolani e ispirato al Cantico delle Creature. È una scelta che definisce subito il tono dello spettacolo: non un semplice racconto cronologico, ma un percorso nel quale la musica diventa parte integrante della narrazione e accompagna lo spettatore dentro la vicenda umana di Francesco.
Da quel momento le parole di Aldo Cazzullo e gli interventi musicali di Branduardi si alternano con naturalezza dando corpo a una costruzione narrativa fluida.
Il Francesco della storia e quello della devozione
Lo spettacolo prende le mosse dall’ultimo libro di Aldo Cazzullo, che ha superato le 300 mila copie vendute, imponendosi come il libro più venduto del 2025 dopo quello di Dan Brown. Sul palco, tuttavia, quelle pagine assumono un ritmo diverso e diventano materia viva.
Cazzullo sceglie infatti di raccontare Francesco partendo dalle sue origini familiari, dalla figura del padre Pietro di Bernardone e della madre Pica, per seguire passo dopo passo la trasformazione di un giovane destinato a una vita agiata in uno degli uomini più influenti della storia cristiana.
Accanto agli episodi più conosciuti, come la predica agli uccelli, il lupo di Gubbio e le stimmate, trovano spazio i momenti meno celebrati ma forse ancora più significativi: la crisi interiore, la rinuncia ai beni materiali, il rapporto con Innocenzo III, la nascita dell’Ordine francescano, il viaggio in Oriente durante la Crociata e l’incontro con il sultano, presentato come uno dei più straordinari esempi di dialogo tra culture e religioni diverse.
La qualità della narrazione sta proprio nella capacità di rendere accessibili vicende storicamente complesse senza rinunciare alla rigorosa ricostruzione, mantenendo un linguaggio chiaro e coinvolgente.
Branduardi dà voce ai pensieri di Francesco
Cazzullo ricostruisce la storia del Santo mentre Branduardi contribuisce a restituirne la dimensione più interiore. Legge lettere, preghiere e testi attribuiti a Francesco, interpretandoli con una misura che evita qualsiasi enfasi e lascia emergere soprattutto la forza delle parole.
La sua voce, immediatamente riconoscibile, crea un’atmosfera quasi sospesa nella quale risulta meraviglioso rimanere per chi ascolta. Il pianoforte di Fabio Valdemarin accompagna con discrezione i diversi momenti dello spettacolo.
Il legame con la Toscana e l’identità italiana
Nel corso della serata Aldo Cazzullo ha voluto condividere anche una riflessione sul rapporto che lo lega alla Toscana.
E’ molto legato a questa terra, la stessa che mi ha dato i natali, perché la considera come la patria morale degli italiani. È la terra che ha dato i natali a figure straordinarie come Dante e Giotto, capaci di plasmare l’identità nazionale
Chi non possiede nulla è libero
Francesco rinuncia a ogni bene materiale: un gesto di libertà assoluta.
In fondo chi non possiede nulla finisce per non dipendere da nulla. È una riflessione che Cazzullo propone invitando a mettere a confronto questo concetto con il presente e con una società nella quale il valore delle persone viene spesso misurato attraverso ciò che possiedono.
Un finale affidato al sorriso e a una canzone che appartiene a tutti
Dopo aver accompagnato gli spettatori in un viaggio intenso attraverso la vita di San Francesco, Angelo Branduardi ha scelto di congedarsi con un regalo inatteso, cambiando completamente atmosfera. Con la consueta ironia ha annunciato che avrebbe eseguito “Alla fiera dell’Est”, scherzando sul fatto che quella canzone, dopo tanti decenni, «ha ormai tediato grandi e piccini».
Naturalmente il pubblico ha accolto la battuta con un sorriso e, fin dalle prime note, si è lasciato coinvolgere da uno dei brani più celebri della musica italiana, trasformando gli ultimi minuti dello spettacolo in un momento di leggerezza condivisa.
“Francesco” a teatro è uno spettacolo per tutti, nel quale a competenza di Aldo Cazzullo e la sensibilità di Angelo Branduardi hanno regalato al pubblico momento di intensità unica.
Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

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Gentilissima sig. ra Bandelloni, si potrebbero avere i testi o per lo meno una sintesi (o la fonte da cui trarre) di questo spettacolo, che sembra essere stato fantastico? Cordialmente. Luigi Pinton
P.S. Io leggo sempre, tutti i giorni gli articoli commenti interessantissimi di “alter ego” Antonietta Bandelloni
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Buongiorno, non so dove poter trovare i testi ma lo spettacolo riprende fedelmente molti dei passaggi dell’ultimo libro di Cazzullo ‘Francesco’ che può trovare qua https://amzn.to/45K8KS4
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La ringrazio per il suo apprezzamento
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