S’ogni nostro affetto al ciel dispiace, a che fin fatto arebbe il mondo Iddio?

  Ben può talor col mie ‘rdente desio
salir la speme e non esser fallace,
ché s’ogni nostro affetto al ciel dispiace,
a che fin fatto arebbe il mondo Iddio?
    Qual più giusta cagion dell’amart’io
è, che dar gloria a quella eterna pace
onde pende il divin che di te piace,
e c’ogni cor gentil fa casto e pio?
    Fallace speme ha sol l’amor che muore
con la beltà, c’ogni momento scema,
ond’è suggetta al variar d’un bel viso.
    Dolce è ben quella in un pudico core,
che per cangiar di scorza o d’ora strema
non manca, e qui caparra il paradiso.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Quel sol amo perch’in lui si specchia

 Per ritornar là donde venne fora,
l’immortal forma al tuo carcer terreno
venne com’angel di pietà sì pieno,
che sana ogn’intelletto e ‘l mondo onora.
    Questo sol m’arde e questo m’innamora,
non pur di fuora il tuo volto sereno:
c’amor non già di cosa che vien meno
tien ferma speme, in cui virtù dimora.
    Né altro avvien di cose altere e nuove
in cui si preme la natura, e ‘l cielo
è c’ a’ lor parti largo s’apparecchia;
    né Dio, suo grazia, mi si mostra altrove
più che ‘n alcun leggiadro e mortal velo;
e quel sol amo perch’in lui si specchia.

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Alma infelice

  S’i’ fussi stato ne’ prim’anni accorto
del fuoco, allor di fuor, che m’arde or drento,
per men mal, non che spento,
ma privo are’ dell’alma il debil core
e del colpo, or ch’è morto;
ma sol n’ha colpa il nostro prim’errore.
    Alma infelice, se nelle prim’ore
alcun s’è mal difeso,
nell’ultim’ arde e muore
del primo foco acceso:
ché chi non può non esser arso e preso
nell’età verde, c’or c’è lume e specchio,
men foco assai ‘l distrugge stanco e vecchio.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Piena di grazia e di durezza nuda

  Se l’alma è ver, dal suo corpo disciolta,
che ‘n alcun altro torni
a’ corti e brevi giorni,
per vivere e morire un’altra volta,
la donna mie, di molta
bellezza agli occhi miei,
fie allor com’or nel suo tornar sì cruda?
    Se mie ragion s’ascolta,
attender la dovrei
di grazia piena e di durezza nuda.
    Credo, s’avvien che chiuda
gli occhi suo begli, arà, come rinnuova,
pietà del mie morir, se morte pruova.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Mi lieva di terra e porta ‘l core

   Perché sì tardi e perché non più spesso
con ferma fede quell’interno ardore
che mi lieva di terra e porta ‘l core
dove per suo virtù non gli è concesso?
    Forse c’ogn’ intervallo n’è promesso
da l’uno a l’altro tuo messo d’amore,
perc’ogni raro ha più forz’e valore
quant’è più desïato e meno appresso.
    La notte è l’intervallo, e ‘l dì la luce:
l’una m’agghiaccia ‘l cor, l’altro l’infiamma
d’amor, di fede e d’un celeste foco.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che vi saluta lasciandovi una foto di Mary Zangone

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Il fuoco che arde e agghiaccia

Sento d’un foco un freddo aspetto acceso
che lontan m’arde e sé con seco agghiaccia;
pruovo una forza in due leggiadre braccia
che muove senza moto ogni altro peso.
    Unico spirto e da me solo inteso,
che non ha morte e morte altrui procaccia,
veggio e truovo chi, sciolto, ‘l cor m’allaccia,
e da chi giova sol mi sento offeso.
    Com’esser può, signor, che d’un bel volto
ne porti ‘l mio così contrari effetti,
se mal può chi non gli ha donar altrui?
    Onde al mio viver lieto, che m’ha tolto,
fa forse come ‘l sol, se nol permetti,
che scalda ‘l mondo e non è caldo lui.

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La bellezza no, le oscenità si

Buongiorno a tutti e buon inizio di giornata. Per l’ennesima volta inizio la seconda giornata di censura: oramai ho perso il conto di quante volte Facebook mi abbia bloccato. Che ci devo fare? Fra furbi e finti bigotti quello dei social è un mondo che troppe volte mi sta stretto. Bello rispettare le regole quando le regole rispettano le persone e soprattutto hanno la stessa valenza per tutti. Ahimè è una cosa molto rara, anzi, un’utopia quanto lo è l’equità. Se mostrassi le chiappe pure io dubito verrei censurato ma se una scultura lascia intravedere il seno è considerato peccato mortale: le oscenità son consentite, la bellezza no, non è affatto contemplata.

Va bene, concedetemi questo preambolo e andiamo oltre. Voglio ristorare l’animo mio e forse pure il vostro con qualche verso tanto per cambiare la rotta a questa giornata mentre sopra la testa hanno iniziato di nuovo a volare canadair e elicotteri per  spegnere nuovi roghi (e questa non è una metafora purtroppo…)

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che vi saluta ma solo dopo avervi augurato una splendida giornata, piena di bellezza e priva di oscenità

Amor, la tuo beltà non è mortale:
nessun volto fra noi è che pareggi
l’immagine del cor, che ‘nfiammi e reggi
con altro foco e muovi con altr’ale.

Nella foto di Christian Maidana il mio volto realizzato in bronzo da Daniele da Volterra, Museo Nazionale del Bargello

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Non posso non mancar d’ingegno e d’arte

Non posso non mancar d’ingegno e d’arte
a chi mi to’ la vita
con tal superchia aita,
che d’assai men mercé più se ne prende.
    D’allor l’alma mie parte
com’occhio offeso da chi troppo splende,
e sopra me trascende
a l’impossibil mie; per farmi pari
al minor don di donna alta e serena,
seco non m’alza; e qui convien ch’impari
che quel ch’i’ posso ingrato a lei mi mena.
    Questa, di grazie piena,
n’abonda e ‘nfiamma altrui d’un certo foco,
che ‘l troppo con men caldo arde che ‘l poco.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che vi saluta proponendovi un particolare della mano destra del David fotografata da Christian Maidana.

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L’immagin dentro cresce

Mentre c’alla beltà ch’i’ vidi in prima
appresso l’alma, che per gli occhi vede,
l’immagin dentro cresce, e quella cede
quasi vilmente e senza alcuna stima.
    Amor, c’adopra ogni suo ingegno e lima,
perch’io non tronchi ‘l fil ritorna e riede.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Gli occhi miei son quegli

Stamani mi sono svegliato romantico, forse è il cielo cupo che sembra promettere pioggia che scava nei ricordi e riporta a galla la parte più tenera di me. Che ne so, tanto prima di buio son sicuro che tornerò a incupirmi.

Vi lascio qualche verso prima di preparare un po’ di roba per affrontare la giornata sperando possano essere di vostro gradimento. Metto fuori anche l’ombrello di celandra: non si sa mai…

Amor non già, ma gli occhi mei son quegli
che ne’ tuo soli e begli
e vita e morte intera trovato hanno.
    Tante meno m’offende e preme ‘l danno,
più mi distrugge e cuoce;
dall’altra ancor mi nuoce
tante amor più quante più grazia truovo.
    Mentre ch’io penso e pruovo
il male, el ben mi cresce in un momento.
    O nuovo e stran tormento!
    Però non mi sgomento:
s’aver miseria e stento
è dolce qua dove non è ma’ bene,
vo cercando ‘l dolor con maggior pene.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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