Più mi giova dove più mi nuoce

 S’i’ vivo più di chi più m’arde e cuoce,
quante più legne o vento il foco accende,
tanto più chi m’uccide mi difende,
e più mi giova dove più mi nuoce.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con il fiasco di Chianti sul tavolino e un paio di ciabatte rotte ai piedi. Stanco ma soddisfatto

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‘L foco ‘l ferro squaglia

Se ‘l foco il sasso rompe e ‘l ferro squaglia,
figlio del lor medesmo e duro interno,
che farà ‘l più ardente dell’inferno
d’un nimico covon secco di paglia?

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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If fire shatter flint

If fire can melt down steel and shatter flint

-those two, so tough within, its own begetter –

will a fire far worse than hell’s treat any better

its contrary; dried out straw, mere wispy lint?

Yours Michelangelo Buonarroti

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L’alma ha lunga vita

Se l’immortal desio, c’alza e corregge
gli altrui pensier, traessi e’ mie di fore,
forse c’ancor nella casa d’Amore
farie pietoso chi spietato regge.
    Ma perché l’alma per divina legge
ha lunga vita, e ‘l corpo in breve muore,
non può ‘l senso suo lode o suo valore
appien descriver quel c’appien non legge.
    Dunche, oilmè! come sarà udita
la casta voglia che ‘l cor dentro incende
da chi sempre se stesso in altrui vede?
    La mie cara giornata m’è impedita
col mie signor c’alle menzogne attende,
c’a dire il ver, bugiardo è chi nol crede.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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If longings for the immortal, which exalt

and chasten the thoughts of others, could disclose

my own, then it could be, in the house Love knows,

they’d arouse a pity in the pitiless king.

But since the soul, by heaven’s provisioning, 

has long to live, while the brief body dies,

sense coannot fully praise, can’t fitly prize, can’t fitly prize

soul seen as a blue at best – our eye at fault.

The worse for me and for innocent desire

aflame in my heart! For now how make it celar

to those who project themselves in others? My grief

is for precious hour spent queasily with my sire,

too attentive, he, to the false tongues at his ear.

Not a lie of shorts, to reject a sound belief ?

Yours Michelangelo Buonarroti

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Il mio buongiorno in versi

I’ fe’ degli occhi porta al mie veneno,
quand’ el passo dier libero a’ fier dardi;
nido e ricetto fe’ de’ dolci sguardi
della memoria che ma’ verrà meno.
    Ancudine fe’ ‘l cor, mantaco ‘l seno
da fabricar sospir, con che tu m’ardi.

Il sempre vostro Michenangelo Buonarroti

Goodmorning

I made my eyes an entryway for poison

when they let through your haughty hail of harroes;

for your sweet glance I hollowed nests and burrows

there in my memory’s mine, secure forever.

My breast I mad a belows to deliver

the sighs your flame had fueled, my heart the anvil.

Your Michelangelo Buonarroti

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Scrivere per sfida

“Si che vostr’arte a Dio quasi è nepote” scrisse Dante nell’undicesimo canto dell’Inferno. Mi piace immaginare che queste parole le abbia pensate per me, quasi due secoli prima che venissi al mondo.

Gli scritti di Dante non solo mi piacevano molto ma furono per me una profonda fonte di ispirazione. Dalla Pietà Vaticana al Giudizio Universale passando per la volta della Sistina: le varie vicende della Divina Commedia son sempre presenti; a volte solo accennate, altre raffigurate in maniera inequivocabile.

Il mi’ babbo m’aveva avviato da bambino allo studio della grammatica. Divenire un letterato era uno status symbol da signori ai miei tempi mentre fare il pittore, o ancora peggio lo scultore, era da disgraziati a meno che non si fosse tanto abili quanto i grandi maestri quattrocenteschi.

Verso la fine del Cinquecento, quando la mia fama d’artista si stava consolidando sempre di più, mi misi a studiare approfonditamente i classici in vernacolo e in maniera particolare Dante e Petrarca. Quegli studi mi furono poi utilissimi per la mia produzione artistica e letteraria. I miei versi hanno molto a che fare con questi giocolieri delle parole e dei sentimenti.

Scrivere per me è sempre stata una sfida, non un passatempo.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che stamani s’è alzato dal letto prestino e che già sorseggia il terzo caffè della giornata… e ancora non sono le otto.

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Un sonetto per Dante Alighieri

Alla mia fonte di ispirazione Dante Alighieri, volli dedicare questi versi che scrissi secoli fa

Dal ciel discese, e col mortal suo, poi
che visto ebbe l’inferno giusto e ‘l pio
ritornò vivo a contemplare Dio,
per dar di tutto il vero lume a noi.
    Lucente stella, che co’ raggi suoi
fe’ chiaro a torto el nido ove nacq’io,
né sare’ ‘l premio tutto ‘l mondo rio;
tu sol, che la creasti, esser quel puoi.
    Di Dante dico, che mal conosciute
fur l’opre suo da quel popolo ingrato
che solo a’ iusti manca di salute.
    Fuss’io pur lui! c’a tal fortuna nato,
per l’aspro esilio suo, co’ la virtute,
dare’ del mondo il più felice stato.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

A poem for Dante Alighieri

For my inspiration Dante Alighieri, I wanted to dedicate this poem I wrote centuries ago.

From heaven his spirit came, and robed in clay

the realms of justice and mercy trod,

then rose a living man to gaze on God,

That he might make the thruth as clear as day.

For that pure star that brightened with his ray

the underserving nest where I was born,

the whole wide word would be a prize to scorn;

none but his Maker can due guerdon pay.

I speak of Dante, whose high work remains

unknown, unhonured by that thankless brood,

who only to just men deny their wage.

Were I but he! Born for like lingering pains,

against his exile coupled with his good

I’d glady change the world’s best heritage!

Your truly, Michelangelo Buonarroti

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Sonetto per Vittoria Colonna

Stamani voglio iniziare la giornata proponendovi dei versi che scrissi per a mia cara amica Vittoria Colonna. Poetessa e nobildonna coltissima, fu per anni per me un valido supporto. Strinsi con lei una stretta relazione di amicizia ma ahimè, la morte la sopraggiunse prematuramente e nel 1547 passò a miglior vita. Chissà, forse la morte improvvisa gli evitò di finire nella sanguinosa morsa dell’inquisizione già che molti dei nostri amici comuni cosiddetti Spirituali dovettero subire le ingiurie e gli abomini della Santa Inquisizione…che a chiamarla Santa già ci vuol del coraggio.

 Quante più fuggo e odio ognor me stesso,
tanto a te, donna, con verace speme
ricorro; e manco teme
l’alma di me, quant’a te son più presso.
    A quel che ‘l ciel promesso
m’ha nel tuo volto aspiro
e ne’ begli occhi, pien d’ogni salute:
e ben m’accorgo spesso,
in quel c’ogni altri miro,
che gli occhi senza ‘l cor non han virtute.
    Luci già mai vedute!
    né da vederle è men che ‘l gran desio;
ché ‘l veder raro è prossimo a l’oblio.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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This morning I want to begin by sharing with you a few verses that I wrote for my dear friend Vittoria Colonna. Poet and cultured noblewoman, she was for many years a huge support. I had a very close friendship with her but unfortunately her premature death in 1547 lead her to a better life. Who knows, if maybe her sudden death avoided her getting tied up in the bloody controversial Inquisition which many of our so-called “Spiritual” friends have suffered the ravages of the Holy Inquisition… it takes a lot of guts to call it Holy.

Hating myself, the more I run away,

My lady, from me, the more toward you I’m thrust;

My soul then, as it must,

Quakes for me less there, where it hopes I’ll stay.

What havens provides, I pray

To realize in your face

And lovely gaze, where all redemption lies,

For well I know, each day

Scanning others, there’s no trace

Of virtue unless the heart shows in the eyes.

So rare such loveliness!

To see it’s my single craving, pure and whole.

Rare glimpses, though, are like Lethe to the soul

Always yours, Michelangelo Buonarroti

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Un buongiorno in versi

Questa mattina voglio iniziare la giornata in versi preannunciandovi che a breve, probabilmente entro il fine settimana, ci saranno delle belle novità.

Per ritornar là donde venne fora,
l’immortal forma al tuo carcer terreno
venne com’angel di pietà sì pieno,
che sana ogn’intelletto e ‘l mondo onora.
    Questo sol m’arde e questo m’innamora,
non pur di fuora il tuo volto sereno:
c’amor non già di cosa che vien meno
tien ferma speme, in cui virtù dimora.
    Né altro avvien di cose altere e nuove
in cui si preme la natura, e ‘l cielo
è c’ a’ lor parti largo s’apparecchia;
    né Dio, suo grazia, mi si mostra altrove
più che ‘n alcun leggiadro e mortal velo;
e quel sol amo perch’in lui si specchia.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Tu ‘l sai quant’io son poco

Stamani voglio augurarvi una lieta giornata iniziando in versi antichi che scrissi per Tommaso de’ Cavalieri.

Di te me veggo e di lontan mi chiamo
per appressarm’al ciel dond’io derivo,
e per le spezie all’esca a te arrivo,
come pesce per fil tirato all’amo.
    E perc’un cor fra dua fa picciol segno
di vita, a te s’è dato ambo le parti;
ond’io resto, tu ‘l sai, quant’io son, poco.
    E perc’un’alma infra duo va ‘l più degno,
m’è forza, s’i’ voglio esser, sempre amarti;
ch’i’ son sol legno, e tu se’ legno e foco.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con le sue rime e i suoi affreschi

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Co’ tuo sguardi più presto ancide quante vien più tardi

Non altrimenti contro a sé cammina
ch’i’ mi facci alla morte,
chi è da giusta corte
tirato là dove l’alma il cor lassa;
tal m’è morte vicina,
salvo più lento el mie resto trapassa.
    Né per questo mi lassa
Amor viver un’ora
fra duo perigli, ond’io mi dormo e veglio:
la speme umile e bassa
nell’un forte m’accora,
e l’altro parte m’arde, stanco e veglio.
    Né so il men danno o ‘l meglio:
ma pur più temo, Amor, che co’ tuo sguardi
più presto ancide quante vien più tardi.

Il vostro Michelangelo Buonarroti fra i sui ricordi che ancor gl’infiammano ‘i core

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