Il fuoco che arde e agghiaccia

Sento d’un foco un freddo aspetto acceso
che lontan m’arde e sé con seco agghiaccia;
pruovo una forza in due leggiadre braccia
che muove senza moto ogni altro peso.
    Unico spirto e da me solo inteso,
che non ha morte e morte altrui procaccia,
veggio e truovo chi, sciolto, ‘l cor m’allaccia,
e da chi giova sol mi sento offeso.
    Com’esser può, signor, che d’un bel volto
ne porti ‘l mio così contrari effetti,
se mal può chi non gli ha donar altrui?
    Onde al mio viver lieto, che m’ha tolto,
fa forse come ‘l sol, se nol permetti,
che scalda ‘l mondo e non è caldo lui.

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Quand’el superchio ardor troppo l’accende

  Ben doverrieno al sospirar mie tanto
esser secco oramai le fonti e ‘ fiumi,
s’i’ non gli rinfrescassi col mie pianto.
    Così talvolta i nostri etterni lumi,
l’un caldo e l’altro freddo ne ristora,
acciò che ‘l mondo più non si consumi.
    E similmente il cor che s’innamora,
quand’el superchio ardor troppo l’accende,
l’umor degli occhi il tempra, che non mora.
    La morte e ‘l duol, ch’i’ bramo e cerco, rende
un contento avenir, che non mi lassa
morir; ché chi diletta non offende.
    Onde la navicella mie non passa,
com’io vorrei, a vederti a quella riva
che ‘l corpo per a tempo di qua lassa.
    Troppo dolor vuol pur ch’i’ campi e viva,
qual più c’altri veloce andando vede,
che dopo gli altri al fin del giorno arriva.
    Crudel pietate e spietata mercede
me lasciò vivo, e te da me disciolse,
rompendo, e non mancando nostra fede,
e la memoria a me non sol non tolse,
. . . . . . . . . . . .

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

foto di Stefano Palma

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Non posso non mancar d’ingegno e d’arte

Non posso non mancar d’ingegno e d’arte
a chi mi to’ la vita
con tal superchia aita,
che d’assai men mercé più se ne prende.
    D’allor l’alma mie parte
com’occhio offeso da chi troppo splende,
e sopra me trascende
a l’impossibil mie; per farmi pari
al minor don di donna alta e serena,
seco non m’alza; e qui convien ch’impari
che quel ch’i’ posso ingrato a lei mi mena.
    Questa, di grazie piena,
n’abonda e ‘nfiamma altrui d’un certo foco,
che ‘l troppo con men caldo arde che ‘l poco.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che vi saluta proponendovi un particolare della mano destra del David fotografata da Christian Maidana.

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Se il corpo dopo vive

 S’è ver, com’è, che dopo il corpo viva,
da quel disciolta, c’a mal grado regge
sol per divina legge,
l’alma e non prima, allor sol è beata;
po’ che per morte diva
è fatta sì, com’a morte era nata.
    Dunche, sine peccata,
in riso ogni suo doglia
preschiver debbe alcun del suo defunto,
se da fragile spoglia
fuor di miseria in vera pace è giunto
de l’ultim’ora o punto.
    Tant’esser de’ dell’amico ‘l desio,
quante men val fruir terra che Dio.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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foto di @rvs2004

L’immagin dentro cresce

Mentre c’alla beltà ch’i’ vidi in prima
appresso l’alma, che per gli occhi vede,
l’immagin dentro cresce, e quella cede
quasi vilmente e senza alcuna stima.
    Amor, c’adopra ogni suo ingegno e lima,
perch’io non tronchi ‘l fil ritorna e riede.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Gli occhi miei son quegli

Stamani mi sono svegliato romantico, forse è il cielo cupo che sembra promettere pioggia che scava nei ricordi e riporta a galla la parte più tenera di me. Che ne so, tanto prima di buio son sicuro che tornerò a incupirmi.

Vi lascio qualche verso prima di preparare un po’ di roba per affrontare la giornata sperando possano essere di vostro gradimento. Metto fuori anche l’ombrello di celandra: non si sa mai…

Amor non già, ma gli occhi mei son quegli
che ne’ tuo soli e begli
e vita e morte intera trovato hanno.
    Tante meno m’offende e preme ‘l danno,
più mi distrugge e cuoce;
dall’altra ancor mi nuoce
tante amor più quante più grazia truovo.
    Mentre ch’io penso e pruovo
il male, el ben mi cresce in un momento.
    O nuovo e stran tormento!
    Però non mi sgomento:
s’aver miseria e stento
è dolce qua dove non è ma’ bene,
vo cercando ‘l dolor con maggior pene.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Le armi senza le quali un uomo diventa nulla

Sie pur, fuor di mie propie, c’ogni altr’arme
difender par ogni mie cara cosa;
altra spada, altra lancia e altro scudo
fuor delle propie forze non son nulla,
tant’è la trista usanza, che m’ha tolta
la grazia che ‘l ciel piove in ogni loco.
Qual vecchio serpe per istretto loco
passar poss’io, lasciando le vecchie arme,
e dal costume rinnovata e tolta
sie l’alma in vita e d’ogni umana cosa,
coprendo sé con più sicuro scudo,
ché tutto el mondo a morte è men che nulla.
Amore, i’ sento già di me far nulla;
natura del peccat’ è ‘n ogni loco.
Spoglia di me me stesso, e col tuo scudo,
colla pietra e tuo vere e dolci arme,
difendimi da me, c’ogni altra cosa
è come non istata, in brieve tolta.
Mentre c’al corpo l’alma non è tolta,
Signor, che l’universo puo’ far nulla,
fattor, governator, re d’ogni cosa,
poco ti fie aver dentr’a me loco;
. . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . .
che d’ogn’ uomo veril son le vere arme,
senza le quali ogn’ uom diventa nulla.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Alzo il pensier con l’alie

  Di te con teco, Amor, molt’anni sono
nutrito ho l’alma e, se non tutto, in parte
il corpo ancora; e con mirabil arte
con la speme il desir m’ha fatto buono.
    Or, lasso, alzo il pensier con l’alie e sprono
me stesso in più sicura e nobil parte.
    Le tuo promesse indarno delle carte
e del tuo onor, di che piango e ragiono,
. . . . . . . .

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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Com’a morte era nata

  S’è ver, com’è, che dopo il corpo viva,
da quel disciolta, c’a mal grado regge
sol per divina legge,
l’alma e non prima, allor sol è beata;
po’ che per morte diva
è fatta sì, com’a morte era nata.
    Dunche, sine peccata,
in riso ogni suo doglia
preschiver debbe alcun del suo defunto,
se da fragile spoglia
fuor di miseria in vera pace è giunto
de l’ultim’ora o punto.
Tant’esser de’ dell’amico ‘l desio,
quante men val fruir terra che Dio.

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Foto di Andrea Jemolo

La morte vi libera dall’amore?

   – Beati voi che su nel ciel godete
le lacrime che ‘l mondo non ristora,
favvi amor forza ancora,
o pur per morte liberi ne siete?
– La nostra etterna quiete,
fuor d’ogni tempo, è priva
d’invidia, amando, e d’angosciosi pianti.
    – Dunche a mal pro’ ch’i’ viva
convien, come vedete,
per amare e servire in dolor tanti.
    Se ‘l cielo è degli amanti
amico, e ‘l mondo ingrato,
amando, a che son nato?
    A viver molto? E questo mi spaventa:
ché ‘l poco è troppo a chi ben serve e stenta.

Il vostro Michelangelo Buonarroti che vi saluta stamani con questa bella foto di Michele Paci

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