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Il baldacchino del Bernini

Allo splendore e alla gloria della Basilica di San Pietro contribuimmo in tanti. Progetti realizzati da taluni e distrutti da altri, opere prestigiose ideate dai più grandi artisti di tutti i tempi, pezzi della vecchia e meravigliosa basilica costantiniana reinseriti nella nuova, materiali reperiti in maniera discutibile e un numero infinito di persone che hanno lavorato per creare tutto ciò che ancora oggi potete vedere.

Insomma, la basilica di San Pietro è un capolavoro, c’è poco da fare. Per renderlo tale però ci vollero secoli, tanto lavoro e costò tanti danari ma soprattutto tante vite umane. Descrivere in una volta sola come fu costruita e da chi mica è una roba facile. Oggi voglio raccontarvi qualcosa sul magnifico baldacchino ideato dal Bernini. In origine quello spazio lì avrebbe dovuto essere occupato dalla tomba grandiosa che avevo pensato per Giulio II. Eh quello era un megalomane e la sua sepoltura con le quaranta sculture e i fregi in bronzo, la voleva piazzare proprio sopra la tomba dell’apostolo Pietro. Le cose poi andarono diversamente e oggi il suo sepolcro si trova in San Pietro in Vincoli a Roma, assai ridotto rispetto all’iniziale progetto.

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Photo credit mandijreda

Il baldacchino ha un’altezza di 29 metri ed è stato realizzato con 63 tonnellate di bronzo. E’ una struttura gigantesca e nel momento in cui fu terminato, era molto più alto di qualsiasi palazzo che fosse stato edificato a Roma.

Per far apparire così leggero e quasi etereo il sontuoso baldacchino, il Bernini mise in pratica alcuni accorgimenti ad effetto. Le colonne tortili slanciate verso l’alto decorate con le foglie dorate a contrasto, rendono la struttura meno pesante di quello che in realtà è dal punto di vista ottico.

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La forma delle colonne non è pura invenzione dell’artista ma la riprese tale e quale dalle colonne in marmo che nella basilica costantiniana circondavano la zona dedicata alla tomba di San Pietro. Il Bernini però ingigantì le loro dimensioni e cambiò gli ornamenti: invece di riprodurre le foglie di vite, scelse api, foglie di alloro e soli ovvero i simboli della famiglia Barberini, la famiglia del papa committente Urbano VIII.

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I putti e gli angeli inginocchiati, seduti e in piedi che si trovano sulla sommità appaiono alla vista molto piccoli ma in realtà i più grandi sono alti circa due metri e mezzo. L’opera gli venne commissionata nel 1624, quando aveva 25 anni, e la terminà nel 1633. In diversi morirono cadendo dalle impalcature ma per le loro famiglie era stato pensato una sorta di sussidio vita natural durante. Sembra cosa da poco invece era qualcosa di rivoluzionario che consentiva di sopravvivere a chi perdeva la persona che manteneva la famiglia.

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Fu un lavoro molto impegnativo che costò notti insonni al Bernini e a quelli che per lui lavoravano. Trovare tutto il bronzo necessario non fu cosa da poco. Acquisare tutto quel bronzo nuovo sarebbe stato quasi impossibile non solo per il costo ma anche per il tempo di attesa necessario per la sua estrazione. Urbano VIII allora prese una decisione drastica: adoperare gli antichi bronzi romani che si trovavano all’ingresso del Pantheon. Pare che il suggerimento di tale scelta fosse arrivato dal Bernini stesso. Da allora in poi nacque a Roma il detto Quel che non fecero i barberi, lo fecero i Barberini.

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