‘L foco ‘l ferro squaglia

Se ‘l foco il sasso rompe e ‘l ferro squaglia,
figlio del lor medesmo e duro interno,
che farà ‘l più ardente dell’inferno
d’un nimico covon secco di paglia?

Il vostro Michelangelo Buonarroti

cristo portacroce bassano romano.jpg

If fire shatter flint

If fire can melt down steel and shatter flint

-those two, so tough within, its own begetter –

will a fire far worse than hell’s treat any better

its contrary; dried out straw, mere wispy lint?

Yours Michelangelo Buonarroti

TTG-Logo-Final white backgroundBook a Michelangelo tour and receive 5% off with Promo Code MB05AB

Advertisements

Ritorno alle cave di Fantiscritti

Stamani c’era un bel soletto e, siccome non avevo voglia di rimanere tutto il giorno chiuso dentro Santa Croce a rimuginare sulle mie carte, sono tornato alle cave di Fantiscritti in quel di Carrara.

Pensate un po’, arrivai per la prima volta a Fantiscritti poco più che ventenne, alla ricerca di un buon blocco per la Pietà Vaticana commissionatami dal cardinale Jean de Bilhères, ambasciatore del re di Francia Carlo VIII presso papa Alessandro VI. Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata davvero molta: l’aspetto delle cave è assai cambiato, son cambiati i metodi di estrazione e pure quelli di trasporto.

IMG_20170331_104159

Se volete avere idea di come fosse la vita di cava e dei cavatori fino agli anni Sessanta, vi consiglio di visitare l’interessante Cava Museo Fantiscritti. Questo museo a cielo aperto è stato creato da Walter Danesi che per anni si è dedicato a raccogliere materiale di epoche più o meno remote attinente al mondo delle cave e dei cavatori. Walter adesso è anziano e a proseguire la sua importante opera di memoria e divulgazione proseguono i posteri con impegno, gentilezza e professionalità.

IMG_20170331_101438.jpg

Ogni singolo oggetto ha una storia incredibile alle spalle, una storia fatta di eroi del quotidiano, forza, tenacia e di quel coraggio che ha solo chi non alternative fra il morir di stenti e il cercare di non morir di fatica.

Si fa fatica a non emozionarsi davanti a certi oggetti che raccontano senza parlare la vita di chi per anni li ha adoperati. Mazzuoli usurati, canapi, blocchi tagliati dalla montagna senza alcuno strumento tecnologico, la buccina che suonava prima delle mine, la sirena che annunciava la morte di un cavatore durante il lavoro…

All’interno della Cava Museo Fantiscritti è stata ricreata una casa che poteva essere benissimo quella di qualsiasi cavatore. Al suo interno ci sono gli arredi del tempo e tutti quegli oggetti indispensabili per lavorare, cucinare e dormire.

Custoditi in una teca di vetro i gioielli più preziosi: un paio di scarponi chiodati. Consumati fino all’inverosimile, aggiustati alla meno peggio con del filo di ferro e bucati in ogni dove. Walter, omonimo del nonno che ha creato pezzo dopo pezzo il museo, m’ha raccontato che per comprare un paio di scarponi nuovi serviva la paga di quindici giorni di lavoro, né più né meno. Il povero cavatore, povero di soldi ma ricco di spirito, preferì andare a lavorare fino all’ultimo con quegli scarponi rattoppati: i soldi gli servivano per far studiare i figli, non c’era nemmeno una lira in più da spendere. Ecco, oggi entrambi i figlioli son laureati e non è cosa da poco.

IMG_20170331_095406

Se avete occasione di venire in Toscana non perdete l’occasione di visitare questo importante museo: vi emozionerete. Cliccate qua per collegarvi direttamente al sito Cave Museo Fantiscritti di Carrara.

Per chi desidera prenotare un soggiorno nella città per poi avventurarsi alla scoperta delle cave, lo può fare prenotando qui il pernottamento.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che stamani era in trasferta. Ah, un’ultima cosa: su Youtube trovate un bel video girato presso la Cava Museo Fantiscritti: cliccate qui

 

 

TTG-Logo-Final white backgroundBook a Michelangelo tour and receive 5% off with Promo Code MB05AB

Il Prigione che si Ridesta

Stamani, mentre stavo cercando di fare un po’ d’ordine fra gli appunti per poter cominciare a lavorare a un nuovo progetto editoriale, mi son reso conto che fino a questo momento non vi ho parlato in maniera esaustiva del Prigione che si Ridesta. È uno dei quattro prigioni che da diversi decenni si trova nella Galleria dell’Accademia a Firenze, dopo aver trascorso secoli all’interno della Grotta del Buontalenti, nel Giardino di Boboli.

La figura è tutta in tensione e sembra volersi liberare dal blocco di marmo che la trattiene. Iniziai a scalfire il blocco partendo da uno spigolo poichè l’opera finita avrebbe dovuto occupare una posizione angolare della grandiosa tomba di papa Giulio II.

Mi piace assai ciò che Bonsanti scrisse in merito all’atteggiamento del Prigione che si Ridesta: “lotta violentemente contro il sonno per raggiungere la consapevolezza“. Il sonno alla fine dei conti può avere differenti letture: il Prigione sarà durante una fase di non conoscenza oppure semplicemente tenterà di cedere alle braccia di Morfeo per sottrarsi a un incombete tragedia? Entrambe le interpretazioni sono plausibili. ù

I Prigioni bisogna osservarli tenendo presente l’ottica con la quale li avevo ideati: la raffigurazione della rovina dei saperi del mondo con la morte del pontefice.

Il Prigione che si Ridesta si trovava nel mio studio fiorentino di via Mozza quando lasciai la città definitivamente alla volta di Roma, nel 1534. Dopo la morte, il mi nipote Lionardo cedette quest’opera, assieme agli altri tre prigioni di Firenze e alla Vittoria, al duca Cosimo de’ Medici.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi racconti

f485651e7937099847d1f9546e10e171

The awakening prisoner

This morning, while I was trying to edit a few of my letters so that I could start working on a new publishing project, I realized that I’ve ner taken the time to discuss my Awakening Prisoner. It is one of the four prisoners that is located in the Galleria dell’Accademia in Florence.  For centuries it was located in the Grotta del Buontalenti in the Boboli Gardens.

The image of the prisoner is quite tense and seems to want to brake away from the marble that holds it in. I began to work on the block of marble starting on its edges because the finished piece of art was supposed to be placed in a corner of the immense tomb for Pope Julius II.

I truly like what Bonsanti wrote about the attitude of my Awakening Prisoner: “he’s violently struggling not to fall asleep in order to achieve awareness.” One can interpret this “falling asleep” in different ways: maybe the Prisoner is in a non conscious phase of sleep or could he be simply trying to give himself up to Morpheus to escape an unfaithful tragedy? Both interpretations are valid.

These Prisoners must be observed keeping in mind how I had intended to have them be seen: the representation of the end of the world’s knowledge due to the eventual death of the pontiff.

The Awakening Prisoner was in my Florentine studio in Via Mozza when I permanently the city toward Rome, in 1534. After the Pope’s death, my nephew Lionardo gave this Prisoner as well as the other 3 that are in Florence as well as the statue of Victory, to Duke Cosimo de ‘Medici.

Yours truly, Michelangelo Buonarroti and my stories

ttg-logo-final-white-backgroundBook a Michelangelo tour and receive 5% off with Promo Code MB05AB

 

Michelangelo Buonarroti is back: da oggi post anche in inglese

A partire da oggi, i post che pubblico abitualmente sul mio privatissimo blog, avranno qualcosa in più ovvero una fedele traduzione in inglese. È da parecchio tempo che un nucleo di irriducibili seguaci mi invia costantemente mail, messaggi privati e talvolta pure pubblici richiedendomi la traduzione di ciò che scrivo in inglese, arabo, cinese, spagnolo, giapponese, tedesco e via discorrendo. Accontentare tutte queste richieste non posso per tante ragioni diverse e un po’ mi dispiace pure.

Nel frattempo però ho trovato un valido collaboratore che s’è proposto per la traduzione di tutto ciò che scrivo in inglese. È già qualcosa no?

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che da oggi diventa un po’ più internazionale di quello che già era.

david-michelangelo

Michelangelo Buonarroti is back:  from today onwards all my posts will be in English as well

From today onwards all my blog posts will also have a perfect English translation.  Its been a long time that my faithful followers have constantly emailed me, messaged me privately as well as in public asking for translations of what I write into English, Arabic, Cinese, Spanish, Japanese, German and many other languages.  I’m sorry to say that I cannot make everyone happy but I have found a person willing to translate what I write into English.  That’s a good start, right?

Yours truly, Michelangelo Buonarroti that from today on is a bit more international that what I’ve been in the past.

ttg-logo-final-white-background Book a Michelangelo Tour and receive 5% off with Promo Code MB05AB

Da vivo avrei permesso la pubblicazione dei miei versi?

Tanto si è discusso e dibattuto sulle mie poesie, sulla loro interpretazione e ancor di più sulla questione della pubblicazione. Solo pochi miei contemporanei ebbero la sorte di poter leggere quei versi tanto appassionati quanto tormentati. Fu il mi’ nipote omonimo a pubblicarle nel 1623 dopo aver effettuato non una semplice revisione ma, in alcuni casi, una riscrittura utile solo per modificarne radicalmente il significato.

Fra la fine del 1545 e il novembre del successivo anno, mentre ero impegnato con gli affreschi della Paolina, ebbi la voglia di rendere pubbliche tutte le poesie mie. Se questo impulso fosse nato proprio da un desiderio mio oppure fossi stato spinto da qualcun altro non è dato sapere. Fatto sta che sul mio scrittoio c’erano due manoscritti contenenti entrambi sia carte autografe che fogli trascritti da Luigi del Riccio e Donato Giannotti.

Probabilmente i due stavano cercando di mettere in ordine i versi miei per darli poi alle stampe. Cos’è successo dopo? Perché il progetto non andò a buon fine? Ci sono diverse ipotesi che circolano e sono tutte abbastanza plausibili.

Scriversi versi equivale a mettersi a nudo e forse nudo non avevo alcuna intenzione di stare dinnanzi a persone che nemmeno conoscevo. Pensando e ripensandoci sopra forse rpeferii tenerli per me quei versi.

“Io vi prego e scongiuro, per la vera amicizia che è tra nnoi, che non mi pare, che voi facciate guastare quella stampa e abruciare quelle che sono stampate; e che se voi fate boctega di me, non la vogliate far fare anche a altri; e se fate di me mille pezzi, io ne farò altrectanta, non di voi, ma delle vostre cose” scrissi in una lettera indirizzata a Luigi del Riccio proprio nel periodo in cui probabilmente stava lavorando al canzoniere mio.

Pochi anni dopo anche il Condivi, nella mia biografia, scrive di una prossima pubblicazione di versi e madrigali raccolti da lui stesso peraltro mai editi. Della raccolta del Condivi non s’è trovato traccia alcuna in tempi moderni: “spero tra poco tempo dar fuore alcuni suoi sonetti e madrigali, quali io con lungo tempo ho raccolto sì da lui da altri, e questo per dar saggio al mondo, quanto ne l’invenzione vaglia e quanti bei concetti naschino da quel divino spirito”.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti per il momento vi saluta instillandovi un dubbio: avrei mai permesso la pubblicazione delle mie poesie quando ancora ero in vita?

836ac35d5852efd8dd0d8387ad6b669e