La bellezza che conduce a Dio: il mio amore tra terra e cielo
Quando osservo la bellezza autentica, quella che non si ferma all’apparenza ma riesce a toccare l’anima, comprendo una verità che mi accompagna da sempre: ogni cosa veramente bella può diventare un ponte tra il mondo terreno e Dio.
Per questo ho scritto che, se esiste una bellezza capace di elevare il desiderio umano fino al cielo, essa si manifesta nella donna che amo. Non parlo soltanto della sua figura o dei suoi lineamenti.
Ho voluto concentrare questo mio pensiero in una manciata di versi che scrissi per qualcuno che tanto amai. Vittoria Colonna? Forse ma più probabilmente per Febo del Poggio già che in una versione precedente di tal componimento, scrissi ‘come suo fin, per quel qua phebo onora’.
La sua bellezza possiede qualcosa di più alto, qualcosa che gli occhi comuni non sempre riescono a vedere. Solo chi possiede uno sguardo simile al mio, educato a riconoscere il riflesso del divino nelle creature, può comprenderne davvero il valore.
Di fronte a tale visione, tutto il resto perde importanza. Le preoccupazioni quotidiane, le ambizioni mondane e ogni altra occupazione svaniscono dalla mia mente. Rimane soltanto la cura di questo amore, che non considero una semplice passione umana, ma una forma di contemplazione.
Non deve sorprendere, dunque, se penso continuamente a lei, se la amo e la invoco in ogni momento del giorno. Né considero questo sentimento un merito personale. Non è la mia virtù a renderlo possibile. È la natura stessa dell’anima che la spinge verso ciò che le assomiglia.
Credo infatti che la nostra anima abbia origine nelle regioni più alte del cielo e che conservi memoria della propria provenienza. Per questo cerca istintivamente ciò che le ricorda quella patria lontana. Negli occhi della donna amata io riconosco un riflesso degli astri, una luce che richiama la dimensione da cui l’anima discende. Attraverso quella luce, essa ritrova il cammino verso la propria origine.
Se la mia anima riconosce Dio come il suo fine ultimo, come il Primo Amore da cui ogni cosa nasce, allora è proprio per amore di Dio che onora questa donna sulla terra. La sua bellezza non è il termine del mio viaggio, ma il segno che mi indica la meta.
Ella diventa così un’immagine visibile di una perfezione invisibile. Nella sua grazia scorgo una traccia della bellezza divina; nel suo splendore terreno riconosco un riflesso dell’eterno.
Ecco perché il mio amore non è soltanto umano. Come un servo ama ciò che il proprio signore predilige, anch’io amo questa creatura perché Dio stesso l’ha resa partecipe della sua luce. Onorando lei, non mi allontano dal cielo: al contrario, ne seguo la direzione.
La bellezza autentica non trattiene l’uomo sulla terra. Lo invita a sollevare lo sguardo. E quando l’anima sa riconoscerla, ogni amore diventa un passo verso Dio.
S’egli è che ’l buon desio
porti dal mondo a Dio
alcuna cosa bella,
sol la mie donna è quella,
a chi ha gli occhi fatti com’ho io.
Ogni altra cosa oblio
e sol di tant’ho cura.
Non è gran maraviglia,
s’io l’amo e bramo e chiamo a tutte l’ore;
né propio valor mio,
se l’alma per natura
s’appoggia a chi somiglia
ne gli occhi gli occhi, ond’ella scende fore.
Se sente il primo amore
come suo fin, per quel qua questa onora:
c’amar diè ’l servo chi ’l signore adora.
Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.
The Beauty That Leads to God: My Love Between Earth and Heaven
When I observe authentic beauty, the kind that transcends appearance but can touch the soul, I understand a truth that has always been with me: everything truly beautiful can become a bridge between the earthly world and God.
This is why I wrote that, if there is a beauty capable of elevating human desire to heaven, it manifests itself in the woman I love. I’m not just talking about her figure or her features.
I wanted to concentrate this thought in a handful of verses I wrote for someone I loved dearly. Vittoria Colonna? Perhaps, but more likely for Febo del Poggio, since in an earlier version of that poem, I wrote ‘come suo fin, per quel qua phebo onora’.
Her beauty possesses something loftier, something that ordinary eyes don’t always see. Only those with a gaze like mine, trained to recognize the reflection of the divine in creatures, can truly understand its value.
Faced with this vision, everything else loses importance. Daily worries, worldly ambitions, and every other occupation vanish from my mind. Only the care of this love remains, which I consider not a mere human passion, but a form of contemplation.
It should not be surprising, then, that I think of her constantly, that I love her and invoke her every moment of the day. Nor do I consider this feeling a personal merit. It is not my virtue that makes this possible. It is the very nature of the soul that pushes it toward what is like itself.
I believe, in fact, that our soul originates in the highest regions of the heavens and retains the memory of its origins. Therefore, it instinctively seeks what reminds it of that distant homeland. In the eyes of the woman I love, I recognize a reflection of the stars, a light that recalls the dimension from which the soul descends. Through that light, it rediscovers the path to its origin.
If my soul recognizes God as its ultimate goal, as the First Love from which all things are born, then it is precisely out of love for God that I honor this woman on earth. Her beauty is not the end of my journey, but the sign that shows me the destination.
She thus becomes a visible image of an invisible perfection. In her grace I see a trace of divine beauty; in her earthly splendor I recognize a reflection of the eternal.
This is why my love is not merely human. As a servant loves what his master favors, I too love this creature because God himself has made her a participant in his light. By honoring her, I do not distance myself from heaven; on the contrary, I follow its direction.
Authentic beauty does not hold man back on earth. It invites him to raise his gaze. And when the soul recognizes it, every love becomes a step toward God.
S’egli è che ’l buon desio
porti dal mondo a Dio
alcuna cosa bella,
sol la mie donna è quella,
a chi ha gli occhi fatti com’ho io.
Ogni altra cosa oblio
e sol di tant’ho cura.
Non è gran maraviglia,
s’io l’amo e bramo e chiamo a tutte l’ore;
né propio valor mio,
se l’alma per natura
s’appoggia a chi somiglia
ne gli occhi gli occhi, ond’ella scende fore.
Se sente il primo amore
come suo fin, per quel qua questa onora:
c’amar diè ’l servo chi ’l signore adora.

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