Attribuzioni che non sento mie: la Pietà Palestrina

Oggi voglio parlarvi di un’opera che fino al momento non vi ho presentato in alcun modo per un solo motivo: non riesco a percepirla come mia.

Di cosa sto parlando? Della Pietà Palestrina che da anni si trova all’interno della Galleria dell’Accademia, proprio nel lungo corridoio che porta direttamente alla Tribuna del David. Fu scolpita adoperando un blocco di marmo di recupero presumibilmente appartenente a una trabeazione e sul retro ancora sono visibile tracce di decorazioni precedenti.

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Questa pietà però non viene menzionata in alcun documento dei miei tempi o in altra fonte attendibile. La sua menzione compare per la prima volta nel testo “Storia di Palestrina” nel 1736 redatto da Cecconi. Lui attribuisce l’opera per la prima volta a me. In quel frangente si trovava nella cappella Barberini all’interno della chiesa di Santa Rosalia a Palestrina. Non è ben chiaro come questa scultura fosse arrivata fin là. Di ipotesi ce ne sono diverse ma tutte assai bizzarre.

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Solo con i primi anni del Novecento il critico d’arte Grenier ribadì con fermezza l’attribuzione e la datò attorno al 1550. Alcuni critici sostennero la sua tesi come Gengaro e il Venturi ma altri non furono mai convinti che la mente che la ideò e le mani che la scolpirono furono mie.

Nel 1939 lo Stato italiano decise di acquistarla e di sistemarla all’interno della Galleria dell’Accademia, assieme alle altre opere mie quali i Prigioni, il David e il San Matteo.

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Difficile però attribuire a me il gruppo squadrato che non può essere inserito nella classica forma a fiamma che adoperavo costantemente. Poi quelle gambe così sproporzionate rispetto al tronco del Cristo, quelle braccia troppo lunghe,  il rilievo assai schiacciato e quel modellato così morbido che solitamente non mi appartiene…per non parlare delle documentazioni storiche che non fanno mai menzione di questa Pietà. Cosa non da poco, fra gli scettici ci sono il Thode, Berenson e Charles de Tonlay. Sono veramente pochi quelli che conoscono meglio di loro le mie opere e il mio modo di scolpire.

Attualmente l’attribuzione a me è oramai svanita e si propende a pensare a un progetto mio elaborato poi da seguaci. Alcuni dettagli della scultura non sono male come ad esempio il torso e la pancia del Cristo ma altri dettagli sono assai approssimativi. Chi l’ha realizzata era bravino ma non ero io.

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Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti per il momento vi saluta, esce da Santa Croce e se ne va a spasso per Firenze prima che inizi un’altra volta a piovere a dirotto.

 

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