Ugo Foscolo dopo Campoformio: la scultura di Odoardo Tabacchi che racconta la patria perduta
Un uomo seduto, una lettera tra le mani e una giovane donna che cerca di stringersi a lui. Odoardo Tabacchi trasforma la vicenda di Foscolo e Teresa in una scena sospesa tra amore, letteratura e storia.
C’è una lettera nella mano di Ugo Foscolo, e forse è proprio da quella lettera che conviene cominciare a guardare la scultura.

Foscolo è seduto, lo sguardo assorto, quasi incapace di distogliersi da ciò che ha appena appreso. Accanto a lui Teresa si china e lo abbraccia, cercando di raggiungerlo in quel momento di sconforto nel quale sembra essersi improvvisamente chiuso.
È una scena intima, raccolta, eppure dietro quel gesto così semplice si nasconde una delle grandi ferite della storia e della letteratura italiana: la cessione di Venezia all’Austria dopo il Trattato di Campoformio del 1797.
È questa la prima cosa che ho pensato osservando da vicino il bronzo di Odoardo Tabacchi, esposto alla 34ª Biennale Internazionale d’Antiquariato di Firenze, a Palazzo Corsini, proposto da Lullo Pampoulides. Prima ancora di cercare la storia dell’opera, sono i gesti dei due personaggi a raccontare qualcosa.
Chi è la giovane donna accanto a Foscolo?
È Teresa, la protagonista delle Ultime lettere di Jacopo Ortis.
Tabacchi compie una scelta interessante. La figura che vediamo davanti a noi non è solo il poeta Ugo Foscolo rappresentato in un momento della sua vita, ma una fusione tra l’uomo reale e il suo alter ego letterario.
Foscolo e Jacopo Ortis finiscono per sovrapporsi, mentre Teresa porta nella scena il mondo del romanzo e tutto ciò che esso rappresenta: l’amore, le speranze frustrate, le scelte individuali e il rapporto tormentato con la storia del proprio tempo.
Teresa si avvicina a Foscolo e lo abbraccia senza gesti teatrali. Il suo movimento è contenuto, quasi naturale, e proprio per questo rende la scena particolarmente credibile.
Sembra di arrivare davanti ai due pochi istanti dopo che la notizia è stata ricevuta.
La lettera e il Trattato di Campoformio
Il riferimento storico è al Trattato di Campoformio del 1797, con il quale Napoleone Bonaparte cedette Venezia all’Austria.
Per Foscolo quell’episodio rappresentò una profonda disillusione politica e contribuì alla costruzione di quella figura di intellettuale inquieto e patriottico che avrebbe segnato la sua opera.
Non vediamo i protagonisti della diplomazia, non vediamo Venezia e non assistiamo alla firma dell’accordo.
Vediamo ciò che resta dopo: una stanza, idealmente, un uomo seduto, una lettera e una donna che cerca di stargli accanto. Una soluzione narrativa molto efficace perché permette alla grande Storia di entrare nella scena attraverso un momento privato.
La politica diventa sentimento, la letteratura diventa immagine e la vicenda personale di Foscolo si intreccia con quella di Jacopo Ortis.
Teresa può essere letta anche come una figura simbolica, una rappresentazione di quella patria perduta che sta al centro della vicenda.
Odoardo Tabacchi e il modello del 1866
La storia della scultura comincia molto prima del bronzo oggi visibile a Firenze. Odoardo Tabacchi, nato a Ganna nel 1831 e morto a Milano nel 1905, elaborò questa composizione negli anni della sua prima maturità milanese.
Il modello in marmo fu presentato a Brera nel 1866 e l’anno successivo venne esposto all’Esposizione universale di Parigi, contribuendo alla fortuna di una composizione che sarebbe stata successivamente tradotta anche in bronzo.
È interessante pensare al momento storico nel quale Tabacchi scelse di affrontare la figura di Foscolo. L’Italia era appena uscita dal lungo processo risorgimentale e i temi della patria, dell’identità nazionale, delle speranze politiche e delle loro conseguenze erano ancora profondamente presenti nella cultura del tempo.
Foscolo era un soggetto significativo: poeta, intellettuale e uomo che aveva vissuto sulla propria pelle il contrasto tra le aspirazioni politiche e la realtà degli eventi.
Dal marmo al bronzo
L’esemplare presentato oggi alla Biennale di Firenze è un bronzo alto 130 centimetri, indicato come modello 1866 con fusione intorno al 1900. È firmato “A. Tabacchi” e reca il marchio della “Fonderia – Luigi – Carnelli – Milano”.
La composizione ebbe una fortuna notevole e sono note diverse versioni in bronzo. Una di queste è oggi conservata alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma.
Le diverse fusioni, pur rimanendo strettamente legate al modello dell’artista, presentano alcune differenze nella posa e nella finitura. Sono piccoli particolari, ma raccontano bene l’attenzione con cui Tabacchi tornò sulla composizione, modificandone alcuni elementi nel passaggio dal modello alle diverse versioni.
Una scena che alla Biennale di Firenze si guarda da vicino
Incontrare oggi quest’opera alla Biennale Internazionale d’Antiquariato di Firenze permette di apprezzare anche la qualità della sua esecuzione.
Il bronzo restituisce la differenza fra le superfici, i tessuti, i capelli e i corpi, mentre la composizione mantiene un equilibrio molto preciso tra la figura seduta di Foscolo e quella di Teresa, che si piega verso di lui.
Quello che continua a riportare lo sguardo alla scena è soprattutto la relazione fra i due personaggi e quel foglio che Foscolo tiene nella mano.
Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.
Ugo Foscolo after Campoformio: Odoardo Tabacchi’s sculpture depicting a lost homeland
A seated man, a letter in his hands, and a young woman trying to draw close to him. Odoardo Tabacchi transforms the story of Foscolo and Teresa into a scene suspended between love, literature, and history.
There is a letter in Ugo Foscolo’s hand, and perhaps that is precisely where one should begin when looking at the sculpture.
Foscolo is seated, his gaze lost in thought, seemingly unable to tear himself away from what he has just learned. Beside him, Teresa leans in and embraces him, trying to reach him in that moment of despair into which he seems to have suddenly withdrawn.
It is an intimate, quiet scene, yet behind such a simple gesture lies one of the great wounds of Italian history and literature: the handing over of Venice to Austria following the 1797 Treaty of Campoformio.
This was my first thought upon closely observing Odoardo Tabacchi’s bronze sculpture—presented by Lullo Pampoulides at the 34th International Antiques Biennale in Florence, held at Palazzo Corsini. Even before looking up the history of the piece, the gestures of the two figures tell a story of their own.
Who is the young woman beside Foscolo?
It is Teresa, the protagonist of The Last Letters of Jacopo Ortis.
Tabacchi makes an interesting choice here. The figure before us is not merely the poet Ugo Foscolo depicted at a specific moment in his life, but a fusion of the real man and his literary alter ego.
Foscolo and Jacopo Ortis merge into one, while Teresa brings the world of the novel—and everything it represents—into the scene: love, thwarted hopes, individual choices, and a tormented relationship with the history of the times. Teresa approaches Foscolo and embraces him without theatrical gestures. Her movement is restrained—almost natural—and for this very reason, it makes the scene particularly convincing.
It feels as though we have arrived upon the pair just moments after the news was received.
The Letter and the Treaty of Campo Formio
The historical reference is to the Treaty of Campo Formio of 1797, by which Napoleon Bonaparte ceded Venice to Austria.
For Foscolo, that episode represented a moment of profound political disillusionment and helped shape the persona of the restless, patriotic intellectual that would define his body of work.
We do not see the key diplomatic figures, nor do we see Venice or witness the signing of the agreement.
Instead, we see what remains in the aftermath: a room (in a conceptual sense), a seated man, a letter, and a woman trying to stand by his side. It is a highly effective narrative choice, as it allows “great history” to enter the scene through a private moment.
Politics turns into emotion, literature becomes imagery, and Foscolo’s personal story intertwines with that of Jacopo Ortis.
Teresa can also be interpreted as a symbolic figure—a representation of the lost homeland that lies at the heart of the story.
Odoardo Tabacchi and the 1866 Model
The history of the sculpture begins long before the creation of the bronze version visible in Florence today. Odoardo Tabacchi—born in Ganna in 1831 and died in Milan in 1905—developed this composition during his early years of artistic maturity in Milan.
The marble model was presented at the Brera Academy in 1866 and exhibited the following year at the Universal Exposition in Paris, contributing to the success of a composition that would later be cast in bronze.
It is interesting to consider the historical context in which Tabacchi chose to depict the figure of Foscolo. Italy had just emerged from the long process of the Risorgimento, and themes of the homeland, national identity, political hopes, and their consequences remained deeply ingrained in the culture of the era.
Foscolo was a significant figure: a poet, an intellectual, and a man who had personally experienced the clash between political aspirations and the reality of events.
From Marble to Bronze
The piece presented today at the Florence Biennale is a bronze sculpture standing 130 centimeters tall; it is identified as the 1866 model, cast around 1900. It bears the signature “A. Tabacchi” and the mark of the “Fonderia – Luigi – Carnelli – Milano” foundry.
The composition enjoyed considerable success, and several bronze versions are known to exist. One of these is currently housed at the National Gallery of Modern and Contemporary Art in Rome.
While remaining closely tied to the artist’s original model, the various casts exhibit slight differences in pose and finish. These are minor details, yet they vividly illustrate the care with which Tabacchi revisited the composition, altering certain elements as he moved from the initial model to the various versions.
A Scene to Be Viewed Up Close at the Florence Biennale
Encountering this work today at the Florence International Antiques Biennale offers an opportunity to appreciate the quality of its execution.
The bronze captures the distinction between surfaces, fabrics, hair, and bodies, while the composition maintains a precise balance between the seated figure of Foscolo and that of Teresa, who leans toward him.
What keeps drawing the eye back to the scene is, above all, the relationship between the two figures and the sheet of paper Foscolo holds in his hand.
For now, your ever-faithful Michelangelo Buonarroti bids you farewell and looks forward to seeing you in future posts and on social media.

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