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Cappella Sistina: gli ultimi giorni di Mosè del Signorelli e di Bartolomeo della Gatta

Quando si parla della Cappella Sistina, il pensiero corre immediatamente ai miei affresci. Eppure, lungo il secondo registro sono presenti capolavoro quattrocenteschi straordinari.

Tra questi spicca il “Testamento e morte di Mosè”, uno degli affreschi più affascinanti del ciclo commissionato da papa Sisto IV alla fine del Quattrocento.

Realizzato intorno al 1482 da Bartolomeo della Gatta e Luca Signorelli, l’opera racconta gli ultimi momenti della vita di Mosè attraverso una complessa narrazione visiva che unisce fede, simbolismo e straordinaria maestria pittorica.

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Testamento e morte di Mosè

L’affresco fa parte del grande programma decorativo della Cappella Sistina avviato da papa Sisto IV. I protagonisti ufficiali dell’impresa furono artisti del calibro di Botticelli, Ghirlandaio, Perugino e Cosimo Rosselli.

Tuttavia, né Bartolomeo della Gatta né Luca Signorelli figurano tra i firmatari del contratto del 1481. Gli storici ritengono che entrambi lavorassero come collaboratori all’interno della squadra guidata da Pietro Perugino, considerato il coordinatore generale dei lavori.

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Per secoli la realizzazione dell’affresco è stata attribuita soprattutto a Luca Signorelli, anche grazie alle testimonianze riportate da Giorgio Vasari. Studi più recenti hanno però rivalutato il ruolo di Bartolomeo della Gatta, riconoscendogli gran parte della stesura pittorica grazie alle sue raffinate qualità luministiche e alla vicinanza stilistica con Piero della Francesca e il primo Perugino.

Cosa rappresenta l’affresco: gli ultimi giorni di Mosè raccontati in un’unica scena

L’opera colpisce per la sua struttura narrativa. Diversi episodi della vita del profeta vengono rappresentati contemporaneamente all’interno dello stesso spazio pittorico, secondo una tecnica molto diffusa nel Rinascimento.

Mosè è sempre facilmente riconoscibile grazie alla veste dorata e al mantello verde che indossa in ogni scena.

Sul fondo dell’affresco si svolgono alcuni momenti decisivi della sua esistenza. Sul monte Nebo, un angelo consegna al profeta il bastone del comando e gli indica la Terra Promessa. Mosè può finalmente contemplarla, ma apprende anche che non gli sarà consentito entrarvi per volontà divina.

Subito dopo viene raffigurato mentre scende dal monte con il bastone ricevuto dall’angelo, simbolo della missione che ha guidato per tutta la vita.

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Le enigmatiche “corna” di Mosè: l’errore che influenzò secoli di arte

Uno dei dettagli più singolari dell’affresco si trova nella scena principale in primo piano. Mosè, ormai centoventenne, si rivolge al popolo tenendo in mano il bastone e il libro delle Sacre Scritture. Dalla sua testa partono raggi dorati che ricordano delle corna.

Questo particolare nasce da una celebre interpretazione errata del testo biblico. La traduzione latina della Bibbia trasformò infatti i raggi di luce che circondavano il volto del profeta in vere e proprie “corna”, un equivoco che influenzò l’arte occidentale per secoli, me compreso e ve ne ho parlato anche qua.

Ai piedi del profeta compare inoltre l’Arca dell’Alleanza aperta, con le Tavole della Legge e il vaso della manna, simboli fondamentali della tradizione ebraica.

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La nomina di Giosuè e il passaggio del comando

Tra gli episodi più significativi dell’opera vi è la successione di Mosè.

Al centro della composizione, Giosuè riceve il bastone del comando inginocchiato davanti al suo maestro. Il gesto sancisce il passaggio della guida del popolo d’Israele a colui che avrà il compito di condurlo nella Terra Promessa.

Si tratta di uno dei momenti più intensi dell’intero ciclo sistino, perché rappresenta il tema della continuità dell’autorità spirituale e politica.

La morte di Mosè: la scena più commovente dell’affresco

Nella parte sinistra dello sfondo viene rappresentato l’ultimo atto della vita del profeta.

Mosè giace senza vita, avvolto nel sudario, mentre i presenti assistono alla scena con evidente dolore e sgomento. La morte avviene nella terra di Moab, come raccontano le Scritture, e segna la conclusione della sua missione dopo quarant’anni di guida del popolo d’Israele.

Secondo il racconto biblico, gli Israeliti piansero la sua scomparsa per trenta giorni.

L’equilibrio compositivo, la ricchezza dei dettagli, la profondità del paesaggio e la capacità di raccontare più episodi in un’unica immagine ne fanno un’opera di straordinario valore.

Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

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Sistine Chapel: The Last Days of Moses by Signorelli and Bartolomeo della Gatta

When the Sistine Chapel is mentioned, my frescoes immediately spring to mind. Yet, the second tier features extraordinary fifteenth-century masterpieces.

Among these, the “Testament and Death of Moses” stands out, one of the most fascinating frescoes of the cycle commissioned by Pope Sixtus IV at the end of the fifteenth century.

Painted around 1482 by Bartolomeo della Gatta and Luca Signorelli, the work recounts the last moments of Moses’ life through a complex visual narrative that combines faith, symbolism, and extraordinary pictorial mastery.

Testament and Death of Moses

The fresco is part of the great decorative program of the Sistine Chapel initiated by Pope Sixtus IV. The official protagonists of the project were artists of the caliber of Botticelli, Ghirlandaio, Perugino, and Cosimo Rosselli.

However, neither Bartolomeo della Gatta nor Luca Signorelli are listed among the signatories of the 1481 contract. Historians believe that both worked as collaborators within the team led by Pietro Perugino, considered the overall coordinator of the work.

For centuries, the fresco was attributed primarily to Luca Signorelli, thanks in part to the accounts reported by Giorgio Vasari. More recent studies, however, have reevaluated the role of Bartolomeo della Gatta, acknowledging his significant responsibility for the pictorial composition thanks to his refined lighting skills and stylistic similarity to Piero della Francesca and the early Perugino.

What the fresco depicts: the last days of Moses told in a single scene

The work is striking for its narrative structure. Several episodes from the prophet’s life are depicted simultaneously within the same pictorial space, following a technique widespread during the Renaissance.

Moses is always easily recognizable thanks to the golden robe and green cloak he wears in every scene.

The background of the fresco depicts some crucial moments in his life. On Mount Nebo, an angel gives the prophet the staff of command and points him toward the Promised Land. Moses can finally contemplate it, but he also learns that by divine will he will not be allowed to enter.

Immediately afterward, he is depicted descending the mountain with the staff he received from the angel, a symbol of the mission he has guided throughout his life.

The Enigmatic “Horns” of Moses: The Error That Influenced Centuries of Art

One of the most striking details of the fresco is found in the main scene in the foreground. Moses, now 120 years old, addresses the people, holding his staff and the book of the Holy Scriptures. Golden rays emanate from his head, reminiscent of horns.

This detail stems from a famous misinterpretation of the biblical text. The Latin translation of the Bible transformed the rays of light surrounding the prophet’s face into actual “horns,” a misunderstanding that influenced Western art for centuries, including me, and I’ve discussed it here.

At the prophet’s feet is also the open Ark of the Covenant, with the Tablets of the Law and the vase of manna, fundamental symbols of Jewish tradition.

The Appointment of Joshua and the Passing of Command

Among the most significant episodes in the work is the succession of Moses.

At the center of the composition, Joshua receives the staff of command, kneeling before his master. This gesture marks the passing of leadership of the people of Israel to the one who will lead them to the Promised Land.

This is one of the most powerful moments in the entire Sistine cycle, as it represents the theme of the continuity of spiritual and political authority.

The Death of Moses: the most moving scene in the fresco

The final act of the prophet’s life is depicted in the left background.

Moses lies lifeless, wrapped in his shroud, while those present witness the scene with evident grief and dismay. His death occurs in the land of Moab, as the Scriptures recount, and marks the conclusion of his mission after forty years of leadership of the people of Israel.

According to the biblical account, the Israelites mourned his passing for thirty days.

The compositional balance, the richness of the detail, the depth of the landscape, and the ability to convey multiple episodes in a single image make it a work of extraordinary value.

For now, yours truly, Michelangelo Buonarroti bids you farewell and looks forward to seeing you in future posts and on social media.

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