Libri firmati in vendita sul blog

Michelangelo Buonarroti è tornato

Desiderate scoprire dettagli poco noti della vita e delle opere mie? In questo libro appassionante quanto un romanzo ma autentico quanto una biografia vi racconterò di me in prima persona. Vi accompagnerò per mano alla scoperta del mio personale modo di scolpire il marmo e di creare capolavori senza tempo. Dopo oltre 450 anni di silenzio ho deciso di tornare a parlare. Si dicono troppe cose in giro sul mio così poco attinenti alla verità che non ce la faccio più a tacere e, per chi mi ama, mi metto a nudo. Chi non avrebbe mai voluto sentirsi narrare proprio da me tutte le fasi di realizzazione del David o degli affreschi della Sistina? Preparatevi ad addentrarvi nell’animo mio per scoprire dettagli non così noti dei lavori che tutto il mondo continua ad ammirare a distanza di secoli dalla loro realizzazione. Acquistando direttamente da questo sito il libro avrete l’opportunità di riceverlo firmato dal mio alter ego e, se desiderate, pure con dedica. Non lasciatevi sfuggire questa occasione. Il vostro Michelangelo Buonarroti

€22,00

Michelangelo Buonarroti non se ne va più

Chi non ha mai desiderato sentirsi raccontare da me la storia che c’è dietro ogni pennellata o scalpellata? In questo volume mi metto a nudo, narrando vicende private che mi hanno coinvolto a volte in maniera drammatica e a volte con risvolti decisamente comici. Descrivo puntualmente le opere mie in una chiave originale ma autentica e del tutto attendibile. Attraverso queste pagine, io e l’alter ego che mi dà voce, vi faremo scoprire dettagli di opere celeberrime che fino al momento forse nemmeno avevate notato portandovi alla scoperta di disegni, architetture, pitture e sculture sia note che quasi sconosciute. Chi l’ha detto che l’arte sia una cosa seria e solo per addetti ai lavori? Con la sua ironia pungente, vi coinvolgerò in prima persona nei racconti, conducendovi per mano nel mondo dell’arte alla scoperta della bellezza.

€22,00

Michelangelo Buonarroti: guida alle mie opere fiorentine

Di guide in giro su Firenze ce ne sono tante, per tutti i gusti e scritte in tutte le lingue del mondo. Avete però mai immaginato, sognato o desiderato di passeggiare per le strade e per i musei più importanti di Firenze proprio in mia compagnia? In questa pratica guida vi racconterò i suoi capolavori presenti in città raccontandovi la loro storia, le loro peculiarità e qualche aneddoto che forse ancora non conoscevate. Dal celeberrimo David all'Apollo, dal Tondo Doni al Tondo Pitti, dal Genio della Vittoria al Duca di Nemours e molto altro ancora. Avventuratevi fra queste pagine alla scoperta delle opere fiorentine del genio rinascimentale che fece della malinconia la sua allegrezza ovvero io.

€14,00

 

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I lussuriosi per le parti vergognose

La Cappella Sistina è un insieme di storie e di storie nelle storie. Notare tutti i particolari in una visita sommaria, magari in mezzo a chissà quante altre persone, non è certo una cosa semplice. Fra il chiasso e la folla, lo stupore, il turbino di colori e gli atteggiamenti dei corpi non si possono cogliere dettagli che però sono fondamentali per capire il gran lavoro che c’è dietro ogni minima porzione di affresco.

No, non sto parlando del lavoro fisico bensì di quello mentale. Osservate il Giudizio Universale nella zona poco sopra Minosse: un gruppo di dannati tenta l’ascesa al cielo ma, mentre gli angeli minacciano di prenderli a pugni, i demoni li tirano verso il basso afferrando “i superbi per i capelli, i lussuriosi per le parti vergognose, e conseguentemente ogni vizioso per quella parte che peccò” come scrisse il mio amico Condivi.

Da un’anima dannata che viene tirata verso il basso, pende un sacchetto pieno di denari e un paio di chiavi. È un riferimento a uno dei tanti papi che incoraggiavano e promuovevano allegramente la compravendita delle cariche ecclesiastiche, forse un tacito omaggio a Niccolò III che Dante mise nell’ottavo girone dell’Inferno.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti

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Le ostie istoriate e i medaglioni bronzei

Sapete, sia durante il periodo medievale che rinascimentale, l’ostia che veniva adoperata da chi celebrava la messa avevano le sembianze di grandi medaglioni un po’ come adesso ma c’era una differenza importante: non avevano una superficie levigata ma stampata a caldo mediante apposite forme adoperate durante la fase della cottura.

In pratica le ostie erano istoriate e presentavano scene relative alla Crocifissione, alla Resurrezione di Cristo ma anche altri soggetti biblici comunque attinenti all’Eucarestia.

Non è un caso quindi che i medaglioni bronzei che affrescai nella Cappella Sistina sono tutti in qualche modo riconducibili al sacrificio di Cristo per la salvezza dell’uomo.

Osservate bene i due medaglioni che affiancano il riquadro centrale della Separazione della luce dalle tenebre: uno raffigura il Sacrificio di Isacco, il richiamo più antico della Crocifissione mentre l’altro sta a simboleggiare la Resurrezione con l’ascensione al cielo del profeta Elia. Insomma, nella volta della Sistina così come nel Giudizio Universale niente è stato affrescato a caso o senza un significato preciso.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti.

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Giacobbe, Giuseppe e Maria

La lunetta che vedete a seguire è quella che chiude il ciclo degli antenati di Cristo e non a caso la affrescai sopra la parete dove c’è la porta d’ingresso. Giacobbe, secondo la genealogia riportata dal Vangelo di Matteo, generò Giuseppe ovvero lo sposo della Vergine che accolse nel suo grembo Cristo.

Il vecchio che vedete avvolto nel manto giallo, con un’espressione corrucciata e con le braccia conserte è Giacobbe mentre la donna dalla ricca acconciatura è Maria. Dietro di lei si intravede Giuseppe che tiene in braccio il Figlio. Gesù Bambino in mano ha uno specchio che porge a una bambina appoggiata alle gambe di Maria.

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Sopra la lunetta di Giacobbe e Giuseppe mentre a seguire potete vedere Maria

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Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

 

Gioele

Gioele è uno dei profeti che decisi di affrescare nella volta della Cappella Sistina nel 1509. Si trova al lato del riquadro dell’Ebbrezza di Noè, proprio al di sotto del grande tino. Non è un caso che si trovi proprio in quel punto lì giacché fu proprio lui a profetizzare “Le aie saran piene di frumento e i tini traboccheranno di vino e di olio”.

Indossa una tunica morbida della stessa tonalità di colore di quella indossata da Dio nella scena della Creazione. Dalla spalla destra parte una fascia blu che taglia in due il petto mentre una stola verde gli cinge la vita. Il mantello rosso contorna la figura ricadendo sulle gambe.

E’ tutto concentrato a leggere la pergamena che sorregge con entrambe le mani mentre i due putti alle spalle pare siano intenti a discutere di chissà che cosa fra di loro. Gioele è per antonomasia il profeta delle calamità, ovvero di tutti quegli eventi disastrosi che avverranno sulla terra, dell’oscuramento della terra e del cielo.

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28 ED avverrà, dopo queste cose, che io spanderò il mio Spirito sopra ogni carne, e i vostri figliuoli e le vostre figliuole profetizzeranno; i vostri vecchi sogneranno de’ sogni, i vostri giovani vedranno delle visioni. 
29 E in quei giorni spanderò il mio Spirito eziandio sopra i servi e le serve; 
30 e farò prodigi in cielo ed in terra; sangue, e fuoco, e colonne di fumo. 
31 Il sole sarà mutato in tenebre, e la luna diventerà sanguigna; avanti che venga il grande e spaventevole giorno del Signore. 
32 Ma egli avverrà, che chiunque invocherà il Nome del Signore sarà salvato; perciocchè nel monte di Sion, e in Gerusalemme, vi sarà salvezza, come ha detto il Signore; e fra i rimasti, che il Signore avrà chiamati.
Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

A testa in su sì, sdraiato no

Fra le tante cose che si dicono di me, c’è anche quella che dipinsi parte della volta sistina sdraiato sui ponteggi. Mica vera questa cosa qua. Con la testa rivolta verso l’alto sì, affrescai grandi porzioni così ma sdraiato no.

Lavorare al centro della volta non fu facile ma a dirla tutta, durante quel lungo lavoro di semplice non ci fu proprio nulla: dai problemi iniziali relativi alle muffe fino alle liti col papa che ogni tanto si dimenticava di pagarmi, le tensioni con Bramante, Raffaello che copiava ogni nuova posa…insomma, ebbi parecchio da fare. Cascai anche giù dai ponteggi tanto per non farmi mancar nulla.

Alla fine venne un bel lavoro e il mio fisico ne pagò lo sotto. Scrisse in Condivi in merito alla questione: “Alla fine del lavoro, Michelangelo, che era stato tanto tempo in posizione malcomoda, con gli occhi alzati verso la volta. non riusciva più a vedere guardando all’ingiù, e per leggere uno scritto un po’ minuto doveva tenerlo sollevato con le braccia sopra il capo”:

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi racconti e con lo studio della mano di Aman.

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Visita virtuale nella Cappella Paolina

La Cappella Paolina è la cappella parva del Pontefice in carica, destinata all’esposizione del Santissimo Sacramento. E’ ubicata nei Palazzi Apostolici, al fianco della più celebre Sistina. Fu il San Gallo a progettarla su richiesta di Papa Paolo III e, sempre per suo volere, fui io poi realizzare i due grandi affreschi della Crocifissione di San Pietro e la Conversione di Saulo nonostante l’età avanzata e tutti gli acciacchi che avevo.

E’ una cappella preziosa e, dato che deve contenere in Corpus Christi esposto, è il punto focale di tutta la Chiesa Cattolica più di quanto non lo sia la vicina Sistina. Nel corso dei secoli, i papi che si sono susseguiti, l’hanno arricchita secondo il loro gusto, apportando talvolta delle modifiche più o meno consistenti.

A vent’anni di distanza dalla realizzazione dei miei affreschi paolini, arrivò al soglio di Pietro il papa Gregorio XIII, noto ai posteri soprattutto per aver riformato il calendario. Non solo fece realizzare la superba Galleria delle Carte Geografiche, oggi inclusa nel percorso aperto al pubblico dei Musei Vaticani, ma commissionò a Federico Zuccari e Lorenzo Sabbatini il completamento della decorazione nella Cappella Paolina. Assieme a loro lavorarono un gran numero di stuccatori, pittori e decoratori che diedero il meglio di sé nell’impresa.

La Cappella Paolina non è accessibile al pubblico. Tuttavia se volete fare una visita virtuale senza muovervi di casa, cliccate qua: spostando il cursore potrete addentrarvi in questo luogo così particolare.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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La Paolina trasfigurata nei secoli

Il 4 luglio del 2009, con la solenne celebrazione dei Vespri, Papa Benedetto XVI riaprì ufficialmente le porte della Cappella Paolina restaurata. Il restauro è durato sette anni e ha coinvolto non solo i miei due affreschi ma anche quelli realizzati da Sabbatini e Zuccari nonché gli stucchi e il resto della Cappella Parva, ovvero la cappella privata del Papa nella quale viene esposto il Santissimo Sacramento.

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Quando realizzai prima la Conversione di Saulo e poi la Crocifissione di San Pietro, ero già in là con gli anni. Ne avevo una settantina e nemmeno stavo tanto bene di salute. Settant’anni ai miei tempi non erano i settanta dei vostri e gli acciacchi del tempo che passava li sentivo uno a uno, mi pesavano sul groppone e spesso dovevo smettere di lavorare quando stavo troppo male per far qualsiasi cosa. Mentre lavoravo a questi affreschi poi vedevo morire uno dopo l’altro i miei amici: la longevità, oltre a qualche acciacco, porta con sé anche quest tipo di dolore da sopportare.

Prima del restauro la Cappella Paolina aveva assunto quasi un aspetto surreale: era stata snaturata con una serie di interventi che ancora mica riesco a capire. Il primo registro, costituito da finti marmi dipinti, era stato completamente ricoperto con dei pannelli e la volta del presbiterio nel corso dei secoli era stata completamente ridipinta. Ovviamente anche i miei affreschi erano stati ritoccati diverse volte da più mani. Per darvi un’idea di cosa sto parlando vi mostro le immagini della Paolina: prima e dopo il restauro.

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Prima e dopo 

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Sia le indagini preliminari che il restauro vero e proprio è stato finanziato mediante una raccolta privata di fondi che sfiora  i quattro milioni di dollari che è stata promossa dai Patron of the Arts in the Vatican Museum, ovvero mecenati cattolici molti dei quali americani che si sono messi in gioco per trovare i soldi necessari per portare a compimento questo importante progetto.

La Cappella Paolina ancora oggi non è accessibile al pubblico e dovrete accontentarvi di qualche foto ma questo ultimo restauro le ha restituito il massimo della godibilità e della leggibilità oggi possibile.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Risurrezione di Cristo o Giudizio Universale?

Papa Clemente VII pensò di far affrescare la parete dietro l’altare della Cappella Sistina con una superba Resurrezione di Cristo. Discussi con lui della faccenda presumibilmente durante un viaggio romano che effettuai nel 1533. Tuttavia il pontefice cambiò idea in merito e preferì scegliere come soggetto il Giudizio Universale.

Fin da subito la collocazione dell’opera sembrò strana, azzardata e assai anomala. Solitamente, fino a quel momento, si preferiva raffigurare le scene apocalittiche non in posizione frontale rispetto ai fedeli. Papa Clemente VII però vide solo qualche schizzo iniziale e niente di più perché poco dopo passò a miglior vita.

Papa Paolo III, il successore, mi rinnovò la commissione dopo avermi nominato Sommo Architetto, Scultore e Pittore del Palazzo Apostolico.

Era un momento assai delicato della mia vita o meglio, desideravo ardentemente portare a termine il complesso scultoreo per l’oramai defunto Giulio II ma, per ovvie ragioni, dovetti riporre ancora una volta martello e scalpello per riprendere in mano pennelli e colori.

“C’è forse un’arte più sconvolta dalla disperata speranza di quella di Michelangelo? Era entrato un dramma nella vita: il mondo s’era accorto di non sapere più cosa fosse: se cristiano, se antico, se campato nel malessere, se abbandonato da Dio…Michelangelo soffrirà per tutti. Sarà l’atleta del tormento di tre secoli” scrisse Giuseppe Ungaretti facendo riferimento al Giudizio Universale.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Il cielo in terra

“…non potevano staccare gli occhi dall’opera che si presentò loro innanzi. Michelangelo aveva dipinto il Cielo sulla Terra” così venne riportato nella Cronaca del giorno 15 di ottobre dell’Anno del Signore 1541 facendo riferimento al Giudizio Universale.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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