Il pugnale della Sibilla Cumana

La Sibilla Cumana è una delle più anziane che affrescai nella Volta della Sistina. Sfodera una muscolatura potente nonostante la sua età avanzata e un volto tutto concentrato a interpretare le profezie scritte sul grande libro con la copertina verde-azzurrognola.

In secondo piano compare un putto in piedi sopra il trono della veggente, con un libro rilegato in rosso sotto il braccio. Qualcuno come per esempio Pfeiffer, sostiene che i due giovani alle spalle della Cumana siano la personificazione della Memoria e dell’Intelletto che si abbandonano alla forza della volontà rappresentata dalla Sibilla.

Guardate bene nella parte bassa del riquadro e noterete la presenza di una borsa contenente cartigli e un pugnale nel suo fodero. La sibilla Cumana predice eventi sanguinosi e con il pugnale volli sottolineare questa sua peculiarità.

Il sempre vostra Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti.

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Cumaean Sibyl is one of the oldest sibyls that I frescoed on the Sistine Chapel ceiling. She is depicted physically  very strong for her age and extremely concentrated ready to preach the prophecies written in the big book with bluish-green cover.

In the background there’s a child standing by the sybyl’s throne, with a book bound in red under his arm. Pfeiffer as well as other writers argue that the two young figures behind the sibyl are the representations of Memory and Intellect who give up their strength while next to her.

Take a good look at the lower part of fresco & you’ll notice a bag containing papers as well as a dagger in its sheath. The Cumaean Sibyl  is known for having predicted bloody events, so I included this detail in order to point this out.

Yours truly, Michelangelo Buonarroti and my stories

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Visita la Cappella Sistina online

Se non siete mai entrati dentro quel gioiello che è la Cappella Sistina, se ci siete già stati e volete tornarci subito ma non avete la possibilità di farlo fisicamente perché magari abitate dall’altra parte del globo o per qualsiasi altra ragione, cliccate qui.

Avete infatti la possibilità di guardarvi con tutta calma gli affreschi della Cappella Sistina ma anche il prezioso pavimento cosmatesco.

Certo non è la stessa cosa vedere la cappella dal vivo con i propri occhi che guardarla attraverso un tour virtuale a 360° ma è altrettanto vero che in una sola visita non si possono apprezzare tutti i dettagli un po’ per il tempo a disposizione, un po’ per l’emozione e in parte perché la gran folla che abitualmente la riempie impedisce di apprezzarne a pieno tutto il suo splendore.

Mettetevi comodi e, adoperando il mouse, muovete l’immagine per godervi tutte le bellezze della Cappella Sistina: dalla volta al Giudizio Universale, dagli affreschi quattrocenteschi del Botticelli a quelli del Perugino, dalla serie dei papi a quella dei tendaggi affrescati nel primo registro.

Cliccando sui simboli +/- posizionati in basso a sinistra, potrete ingrandire i particolari per vederli meglio.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Anche a bastonate mi prese il papa

Giulio II non è uno di quei papi passati alla storia per essere un’illuminato e un grande devoto. Assieme facevamo scintille: immaginatevi due testardi che si fronteggiano, entrambi consapevoli delle proprie potenzialità.

Spesso si litigava assai animatamente come quella volta che mi sferrò pure una bastonata sulla schiena. Era un gran mecenate e sapeva bene che potevo trasformare i suoi sogni di megalomania in qualcosa di tangibile, che lo facesse passare per sempre alla storia.

Fu lui che mi affidò gli affreschi della volta della Cappella Magna, più nota come Cappella Sistina. Durante i lavori mi venne in mente di fare una scappata a Firenze per la festa di San Giovanni. San Giovanni è il patrono della città ed essere lontano da casa per un’occasione così importante mi pesava parecchio.

Domandai allora dei denari al papa visto che spesso tardava nel pagare il mio lavoro e lui per tutta risposta mi chiese quando avrei finito la cappella. “Quando potrò” risposi scocciato con la mia mancante diplomazia. Giulio II s’arrabbiò come al solito e m’assestò una bastonata sul groppone.

Mi defilai e, quando sparii dalla sua vista, mi raggiunse di corsa un suo messo, Accursio per la precisione, con cinquecento scudi e le scuse del papa. Secondo me Giulio II per un attimo temette che gli lasciassi a metà la volta della Sistina. Deve aver sudato freddo.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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Tu ‘l sai quant’io son poco

Stamani voglio augurarvi una lieta giornata iniziando in versi antichi che scrissi per Tommaso de’ Cavalieri.

Di te me veggo e di lontan mi chiamo
per appressarm’al ciel dond’io derivo,
e per le spezie all’esca a te arrivo,
come pesce per fil tirato all’amo.
    E perc’un cor fra dua fa picciol segno
di vita, a te s’è dato ambo le parti;
ond’io resto, tu ‘l sai, quant’io son, poco.
    E perc’un’alma infra duo va ‘l più degno,
m’è forza, s’i’ voglio esser, sempre amarti;
ch’i’ son sol legno, e tu se’ legno e foco.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con le sue rime e i suoi affreschi

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Biblioteca Apostolica Vaticana: la digitalizzazione

La Biblioteca Apostolica Vaticana è una delle più importanti al mondo. E’ stata creata a partire dal Quattrocento e attualmente conserva vaste raccolte di testi antichi e libri rarissimi.

Gli 82mila manoscritti vengono conservati in un’apposito ambiente climatizzato chiamato dagli addetti ai lavori il bunker con il 50% di umidità e a una temperatura costante di 20 gradi. Fra questi volumi preziosi ce ne sono alcuni molto significativi come la Divina Commedia illustrata interamente dal Botticelli e la Bibbia Urbinate. Questa pregiata Bibbia venne  commissionata dal duca di Urbino nel 1476 e gli costò una vera fortuna. Pensate che con il denaro speso per avere questa Bibbia, al tempo sarebbe stato possibile edificare addirittura cattedrale riccamente decorata.

Perché oggi vi racconto ciò? Ebbene, è iniziato da qualche tempo un lavoro certosino di digitalizzazione di questi rari testi. Se fino al momento solo gli studiosi potevano accedervi, grazie alla digitalizzazione tutti potranno sfogliare perlomeno virtualmente i tomi.

Questo progetto grandioso è curato dalla onlus Digita Vaticano  che si occupa anche di raccogliere i fondi necessari per far proseguire l’importante opera. Fino a questo momento è stato digitalizzati il 10% ovvero 9mila manoscritti e 7mila sono già fruibili online. Per digitalizzare tutti i volumi si prevede un arco di tempo che oltrepassa abbondantemente i cinquant’anni e continui investimenti.

Qui potete vedere un interessante servizio in merito realizzato da Repubblica TV.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti. Per darvi  un’idea di quale aspetto possa avere un manoscritto tanto pregiato quanto la Bibbia Urbinate, date un’occhiata a questa singola pagina estrapolata dall’Esodo…e questa è solo una pagina dell’intera Bibbia.

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Popolo ingrato che solo a’ iusti manca di salute

Dal ciel discese, e col mortal suo, poi
che visto ebbe l’inferno giusto e ‘l pio
ritornò vivo a contemplare Dio,
per dar di tutto il vero lume a noi.
    Lucente stella, che co’ raggi suoi
fe’ chiaro a torto el nido ove nacq’io,
né sare’ ‘l premio tutto ‘l mondo rio;
tu sol, che la creasti, esser quel puoi.
    Di Dante dico, che mal conosciute
fur l’opre suo da quel popolo ingrato
che solo a’ iusti manca di salute.
    Fuss’io pur lui! c’a tal fortuna nato,
per l’aspro esilio suo, co’ la virtute,
dare’ del mondo il più felice stato.

Il vostro Michelangelo Buonarroti che oggi comincia la giornata ricordando Dante.

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La caduta degli angeli ribelli: affresco mancato in Sistina e tracce riconoscibili

La Cappella Paolina è collegata alla più nota Sistina mediante la sontuosa Sala Regia ma è anche collegata mediante uno stretto rapporto liturgico con la stessa. Infatti la Sistina, detta anche Cappella Magna, non ha un tabernacolo e a questa mancanza sopperisce appunto la Cappella Parva o Paolina che accoglie tutte le funzioni legate al Santissimo Sacramento. Proprio nella Paolina venivano celebrate le Quarantore durante le quali veniva montata un grande apparato scenografico costellato di torce e centinaia di candele. Nel cuore di questo impianto veniva posizionato l’ostensorio d’oro con l’Ostia che scintillava per il riverbero delle fiammelle. Sempre all’interno della Paolina si allestiva il Giovedì  il venerdì Santo il Santo Sepolcro realizzato con fiori di ogni tipo.

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Questa cappella privata papale nel corso dei secoli, o perlomeno fino al 1670 ha avuto anche un’altra funzione fondamentale nella storia della Chiesa e della cristianità. Infatti era questo il luogo adoperato dai cardinali per raccogliere voti prima di entrare nel vero e proprio conclave che si svolgeva nella adiacente Cappella Sistina.

Come probabilmente già sapete, a me fu affidato l’incarico di realizzare i due affreschi sulle pareti laterali che in pratica raccontavano la nascita della Chiesa ovvero la Crocifissione di San Pietro e la Conversione di Saulo. Nella Conversione di Saulo l’immagine che ha un più forte impatto sullo spettatore è il Cristo a testa in giù che si precipita verso il persecutore dei cristiani. Le persone che si trovano sotto di Lui sembrano schiacciate verso il basso dalla Sua presenza. Il cavallo di Saulo scappa imbizzarrito mentre il palafreniere cerca di trattenerlo con non poca fatica.

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Cristo non è da solo ma circondato da una nutrita schiera di angeli che in qualche modo rievocano la composizione del Giudizio Universale.C’è anche chi, a ragione, sostiene che per affrescare Cristo abbia adoperato i modelli che già avevo elaborato per la controfacciata della Cappella Sistina. Proprio così, avete letto bene. La controfacciata della Cappella Sistina, dopo un grave incidente risalente al Natale del 1522 era in rovina e doveva in qualche modo essere sistemata. Papa Clemente VII mi commissionò la realizzazione della Caduta degli Angeli Ribelli: un affresco che avrebbe dovuto appunto decorare quella parete. Al pontefice in questione però succedette papa Paolo III che non rinnovò la commissione con mio grande disappunto.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti per il momento vi saluta, sperando di avervi fatto conoscere qualche dettaglio in più sulle sue opere.

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La storia della cupola della basilica di San Pietro in Vaticano

 

Nonostante avessi parecchi anni a pesarmi sulla schiena e sulle gambe, continuamente ricevevo nuove e importanti commissioni. Alternavo lunghi periodi di malattia a intense giornate di lavoro. Mi trovavo costretto dagli eventi a lavorare a più progetti nel medesimo momento e non avevo un attimo di tregua ma forse quell’attimo di riposo nemmeno lo desideravo.

La Biblioteca Medicea Laurenziana, Piazza del Campidoglio a Roma e la cupola della nuova Basilica di San Pietro in costruzione: tutti lavori realizzati in tarda età.

Dopo la morte del’architetto Antonio da Sangallo avvenuta nel 1546, papa Farnese in pratica mi impose di sovrintendere alla costruzione dell’intera basilica di San Pietro. Avevo già compiuto da un po’ i settantun anni e per quei tempi era un’età veneranda e non da tutti facilmente raggiungibile. Non mi potei sottrarre da quell’incarico e per di più lavorai a titolo gratuito a quella grandiosa impresa. Il primo gennaio del 1547 venni ufficialmente nominato sovrintendete alla costruzione della Basilica di San Pietro.

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Fino a quel momento erano stati tanti gli artisti che si erano avvicendati: iniziò il Bramante su commissione di Giulio II poi Raffaello, Fra Giocondo e prima di me Giuliano da Sangallo. Presi visione dei progetti precedenti, compreso il modello ligneo realizzato da Antonio da Sangallo il giovane che gli costò ben sette anni di lavoro. Nessuno di quei progetti mi piaceva e li criticai aspramente. Non sopportavo l’idea di vedere all’interno della basilica così tanti ambulacri che potevano dare accogliere e celare dalla vista un gran numero di crimini perpetrati sia dai prelati che da criminali senza voti.

La mia intenzione era quella di stravolgere la pianta ideando una basilica assai più compatta e senza eccessive frammentazioni dello spazio che avesse una forma non troppo dissimile da una croce greca.

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Tracciai un progetto e, dopo aver avuto l’approvazione papale, diedi il via ai lavori veri e propri. Circondato da una schiera di aiuti e in cattiva salute, feci demolire la basilica precedente e alcune parti fatte innalzare dai miei predecessori. Nel 1549 poi mi dedicai a disegnare il tamburo destinato a sorreggere il peso della grande cupola. La cupola disegnata da me aveva una forma emisferica come già il Bramante aveva deciso di realizzare ma non ogivale come invece avrebbe voluto il Sangallo.

La mia cupola si realizzò ma, in un secondo momento (1588-1590) quando oramai ero già passato da questa parte dell’esistenza non terrena, venne realizzata una seconda cupola esterna da Gian Domenico della Porta assieme all’ingegnere Domenico Fontana per risolvere al meglio alcuni problemi di stabilità che erano sorti.

La costruzione vera e propria della cupola ideata da me venne iniziata nel 1557, quando fu terminata la facciata. Ne realizzai un modello in creta e pochi anni dopo i miei aiuti, seguendo mie precise indicazioni, ne realizzarono un modello molto più dettagliato.

Per quanto riguarda la lanterna, per progettarla mi ispirai a quella fiorentina del Brunelleschi. Si ha traccia di questo spunto artistico in una lettera che scrissi al mio nipote Lionardo nella quale gli chiedevo esplicitamente di misurare la lanterna del Brunelleschi.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i sui racconti quasi quotidiani.

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L’illusione ottica della volta a botte

“Tutte le maniere, tutte le carnagioni, tutti ‘e movimenti, tutte le posature, tutti li stati possibili d’un corpo umano e tutti li affetti dell’animo si veggono ispressi” scrisse Flavio Biondo nella sua opera “Roma trionfante nel 1544. La volta della Cappella Sistina fin da subito ha destato meraviglia e non sono pochi quelli che ne hanno tessuto le lodi.

Pensate un po’: chi si trova lì sotto ha la sensazione di trovarsi dinnanzi una volta molto curva ma in realtà non è così. L’illusione prospettica molto deve alle decorazioni delle cornici delle vele che rendono all’occhio umano la volta molto più concava di quanto  in realtà sia.

Le cornici composte da fasce piane le decorai poi con perle, fusarole, valve di conchiglie pecten alternate a ghiande allusive al cognome del papa committente Giulio II della Rovere.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti infreddolito e pure affamato

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Affreschi da bagno, o da bordello che dir si voglia

Sessantasei mesi di tribolazioni, freddo, caldo, umidità, disagi e critiche ma alla fine il Giudizio Universale vide la luce. Era la vigilia di Ognissanti del 1541 quando fu svelato al mondo. Chi ebbe la fortuna di vederlo con i propri occhi rimase affascinato e sconvolto da quel grandioso complesso. Anche le critiche dei bigotti non tardarono ad arrivare: tutte quelle nudità in un luogo sacro!

Sernini, in  una lettera al cardinale Gonzaga, scrisse “opera grande e difficile, essendovi più di cinquecento (sbagliando sul numero poiché le figure non arrivano a quattrocento) figure e di sorte che a ritrarne solamente una credo metta a pensiero agli dipintori. Ancor che l’opera sia di quella bellezza che po’ pensare V.Ill.S., non manca in ogni modo chi la danna, gli R.mi Chietini sono gli primi che dicono non star bene gli ignudi in simil luogo, che mostrano le cose loro..altri dicono che ha fatto Cristo senza barba e troppo giovane”

Anche Pietro Aretino ci mise del suo. Era furbo quello ma con me, se la passava male: che ci volete fare, a me i furbi non sono mai andati a genio. Risentito del fatto che mai gli avessi inviato nemmeno uno schizzo che mi aveva chiesto innumerevoli volte, non perse l’occasione di inviarmi una lettera pepata: “in un bagno delizioso, non in un coro supremo si conveniva il far vostro” scrisse. Il termine bagno ai miei tempi stava a indicare le case chiuse, i bordelli insomma.

L’Aretino, flagello dei principi come amava autodefinirsi, stravedeva per le mie opere ma, irato per avermi scritto un mare di lettere di richiesta che lasciai senza risposta, volle vendicarsi criticando il Giudizio. La solita storia della volpe e l’uva, sempre quella.

Addirittura anni prima s’era preso la briga di scrivermi consigliandomi l’intero impianto dell’affresco che ovviamente rifiutai in maniera garbata ma senza perdere la mia vena d’ironia.

Roma 20 novembre 1537

Magnifico messer Pietro Aretino mio signore e fratello,

io, nel ricevere de la vostra lettra, ho havuto allegrezza e dolore insieme. Sommi molto rallegrato per venire da voi, che sete unico di virtù al mondo, et anche mi sono assai doluto, però che, havendo compìto gran parte de l’historia, non posso mettere in opra la vostra imaginatione, la quale è sì fatta, che se il dì del giudicio fusse stato, et voi l’haveste veduto in presentia, le parole vostre non lo figurarebbono meglio.

Hor, per rispondere a lo scrivere di me, dicovi che non solo l’ho caro, ma vi supplico a farlo, da che i re e gli imperadori hanno per somma gratia che la vostra penna gli nomini. In questo mezzo, se io ho cosa alcuna che vi sia a grado, ve la offerisco con tutto il core. E per ultimo, il vostro non voler più capitare a Roma non rompa, per conto del vedere la pittura che io faccio, la sua deliberatione, perché sarebbe pur troppo. E mi vi raccomando. Di Roma, il XX di novembre MDXXXVII. Michelagnolo Buonarroti.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi ricordi

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