Il volto della vecchiaia

Gli affreschi della Cappella Paolina a lungo sono stati sottovalutati, o meglio, si era portati a pensare che la mia stanchezza avesse influito pesantemente sulla loro qualità. Le cose però non stavano proprio esattamente così. L’impegno che mi ero assunto era notevole: lavorare ai due affreschi in età avanzata non era certo cosa da poco. Già anziano e acciaccato soprattutto dal mal della pietra che non mi dava tregua, salivo e scendevo continuamente dai ponteggi, stendevo gli intonaci e sopportavo l’avvicendarsi delle stagioni.

L’affresco che maggiormente pareva avesse più risentito del peso dei miei anni era la Conversione di Saulo. Dopo il recente restauro però si è compreso che i difetti di primo acchito riconducibili alla pittura, erano da attribuire esclusivamente a un cattivo stato di conservazione. Le pennellate vigorose e i disegni riportati da cartoni che eseguiti direttamente sull’intonaco fresco, hanno fatto rivalutare la qualità di quell’ultimo mio lavoro d’affresco. Non mancano particolari aggiunti a secco come per esempio la città di Damasco e quelli di raccordo fra le varie giornate.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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The face of old age

The frescoes in the Pauline Chapel have long been underestimated, or rather, it was led to believe that my old age had severely affected their quality. In reality that is not the case. The work I accepted to do was quite a lot.  Working on two frescoes at my old age was not a small challange. As I was already old and full of aches from the marble work I’d done for the past 5 decades, I now had to go up and down the scaffolding all the time.  I also had to apply the plaster and had to deal with temperature differences due to the changing seasons.

The fresco that seems to have suffered the most due to my old age was the Conversion of Saul. After a recent restoration it seems as though the erors that were first attributed to my painting skills were entirely to be blamed on the poor preservation of the fresco. The strong brush strokes and cartoons that I put directly on the fresh plaster made many people re-evaluate the quality of my last fresco. There are obviously ertain parts of the fresco that I applied “a secco” such as the city of Damascus and between the various days of work in order to make it more fluid.

Always yours, Michelangelo Buonarroti

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Le divise della Guardia Svizzera

La Guardia Svizzera pontificia è l’unico corpo armato svizzero ancora operativo ed è a servizio del Papa dal lontano 22 gennaio del 1506. Sono in molti quelli che scrivono e sostengono che le divise della Guardia siano il frutto di una mia idea ma, in realtà, le cose non stanno proprio così.

Quando le prime guardie iniziarono ad affiancare il pontefice nel lontano 1506, avevano un abbigliamento assai diverso da quello che sfoggiano oggi. Non è dato sapere come fossero vestiti esattamente ma è ipotizzabile pensare che indossassero capi simili agli altri soldati dell’epoca. Alle origini, la Guardia Svizzera non sfoggiava un’uniforme ben definita. In un documento redatto all’epoca di Giulio II della Rovere, venne annotato che, le spese dei loro vestiti, venivano regolarmente sostenute dal papato. Difendevano il loro protetto con spade e alabarde proteggendo la parte alta del busto con una corazza metallica.

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Le Guardie Svizzere durante il giuramento

Nell’affresco della Cacciata di Eliodoro, Raffaello raffigurò alcuni soldati della Guardia Svizzera al seguito di papa Giulio II della Rovere. Si vedono bene le braghe larghe fino al ginocchio e il farsetto che lambisce i fianchi. Per realizzare questi capi si adoperava la lana e papa Clemente IX, nella seconda metà del Seicento, stabilì che quei tessuti venissero acquistati esclusivamente solo presso il conservatorio delle Ragazze Mendicanti, dove si lavorava proprio la lana.

I colori attuali delle divise vennero scelti da papa Leone X de’ Medici: rosso, giallo e blu ovvero i tre colori della sua casata. Le uniformi nel corso dei secoli hanno subito numerose variazioni fino ad arrivare a quelle che oggi tutti conoscono.

La paternità delle divise viene sovente affibbiata a me ma probabilmente mai mi feci carico di disegnare quei capi. Le divise attuali sono quasi più riconducibili a Raffaello che con i suoi affreschi riuscì a influenzare fortemente la moda del tempo.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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L’opera della fama mai vista dal committente

La prima opera che per prima mi portò alla ribalta fu la Pietà Vaticana, commissionatami dal cardinale francese di Santa Sabina Jean Bilhéres de Lagraulas per la decorazione della cappella di Santa Petronilla.

Oggi quella cappella non esiste più. Si trovava nella vecchia basilica costantiniana di San Pietro, ovvero quella che venne demolita per realizzare la nuova Basilica per volere di papa Giulio II della Rovere.

Il cardinale versò sul mio conto un anticipo di 133 e 1/3 di fiorini di Reno affinché andassi a cercarmi a Carrara il migliore marmo anche se il contratto vero e proprio lo stipulai il 27 agosto del 1498.

Sovrintesi direttamente all’estrazione del blocco di marmo e, benché non fosse statuario, era di qualità eccellente. Per evitare di far trasportare del peso inutile fino a Roma, molto probabilmente lo sbozzai sul posto prima di imbarcarlo su un bastimento alla volta della città eterna.

Sapete che il committente mai vide l’opera finita? Morì prima che ultimassi il lavoro. chissà se da lassù, dando uno sguardo verso il basso, rimase soddisfatto di ciò che avevo creato.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

Prima di salutarvi voglio aggiungere una nota. Per evitare di cercare fra i miei volumi come si scriveva esattamente il cognome del cardinale francese per inserirlo in questo post, ho cercato su Wikipedia nella pagina dedicata alla Pietà Vaticana. Era meglio se non c’andavo però: ho letto qualche inesattezza e quelle pazienza, ci possono anche stare. La cosa che mi fa un po’ girar le scatole è che qualcuno ha corretto il testo esatto che c’era prima per inserire un dato totalmente falsato. Ebbene, i marmi per la Pietà li cercai sulle cave di Carrara e non certo sul Monte Altissimo che sta dalla parte di Seravezza. Nelle cave di Seravezza mi obbligò ad andarci un altro papa, in un altro anno e addirittura in un altro secolo. Quelle cave mi portarono solo patimenti, fatiche inenarrabili ed ebbi a che fare molto da vicino con la morte. Riuscii a far estrarre integre solo cinque colonne destinate alla facciata del San Lorenzo a Firenze ma di quelle solo una arrivò sana a Firenze quando oramai il progetto era saltato.

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Il pugnale della Sibilla Cumana

La Sibilla Cumana è una delle più anziane che affrescai nella Volta della Sistina. Sfodera una muscolatura potente nonostante la sua età avanzata e un volto tutto concentrato a interpretare le profezie scritte sul grande libro con la copertina verde-azzurrognola.

In secondo piano compare un putto in piedi sopra il trono della veggente, con un libro rilegato in rosso sotto il braccio. Qualcuno come per esempio Pfeiffer, sostiene che i due giovani alle spalle della Cumana siano la personificazione della Memoria e dell’Intelletto che si abbandonano alla forza della volontà rappresentata dalla Sibilla.

Guardate bene nella parte bassa del riquadro e noterete la presenza di una borsa contenente cartigli e un pugnale nel suo fodero. La sibilla Cumana predice eventi sanguinosi e con il pugnale volli sottolineare questa sua peculiarità.

Il sempre vostra Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti.

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Cumaean Sibyl is one of the oldest sibyls that I frescoed on the Sistine Chapel ceiling. She is depicted physically  very strong for her age and extremely concentrated ready to preach the prophecies written in the big book with bluish-green cover.

In the background there’s a child standing by the sybyl’s throne, with a book bound in red under his arm. Pfeiffer as well as other writers argue that the two young figures behind the sibyl are the representations of Memory and Intellect who give up their strength while next to her.

Take a good look at the lower part of fresco & you’ll notice a bag containing papers as well as a dagger in its sheath. The Cumaean Sibyl  is known for having predicted bloody events, so I included this detail in order to point this out.

Yours truly, Michelangelo Buonarroti and my stories

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Visita la Cappella Sistina online

Se non siete mai entrati dentro quel gioiello che è la Cappella Sistina, se ci siete già stati e volete tornarci subito ma non avete la possibilità di farlo fisicamente perché magari abitate dall’altra parte del globo o per qualsiasi altra ragione, cliccate qui.

Avete infatti la possibilità di guardarvi con tutta calma gli affreschi della Cappella Sistina ma anche il prezioso pavimento cosmatesco.

Certo non è la stessa cosa vedere la cappella dal vivo con i propri occhi che guardarla attraverso un tour virtuale a 360° ma è altrettanto vero che in una sola visita non si possono apprezzare tutti i dettagli un po’ per il tempo a disposizione, un po’ per l’emozione e in parte perché la gran folla che abitualmente la riempie impedisce di apprezzarne a pieno tutto il suo splendore.

Mettetevi comodi e, adoperando il mouse, muovete l’immagine per godervi tutte le bellezze della Cappella Sistina: dalla volta al Giudizio Universale, dagli affreschi quattrocenteschi del Botticelli a quelli del Perugino, dalla serie dei papi a quella dei tendaggi affrescati nel primo registro.

Cliccando sui simboli +/- posizionati in basso a sinistra, potrete ingrandire i particolari per vederli meglio.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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Anche a bastonate mi prese il papa

Giulio II non è uno di quei papi passati alla storia per essere un’illuminato e un grande devoto. Assieme facevamo scintille: immaginatevi due testardi che si fronteggiano, entrambi consapevoli delle proprie potenzialità.

Spesso si litigava assai animatamente come quella volta che mi sferrò pure una bastonata sulla schiena. Era un gran mecenate e sapeva bene che potevo trasformare i suoi sogni di megalomania in qualcosa di tangibile, che lo facesse passare per sempre alla storia.

Fu lui che mi affidò gli affreschi della volta della Cappella Magna, più nota come Cappella Sistina. Durante i lavori mi venne in mente di fare una scappata a Firenze per la festa di San Giovanni. San Giovanni è il patrono della città ed essere lontano da casa per un’occasione così importante mi pesava parecchio.

Domandai allora dei denari al papa visto che spesso tardava nel pagare il mio lavoro e lui per tutta risposta mi chiese quando avrei finito la cappella. “Quando potrò” risposi scocciato con la mia mancante diplomazia. Giulio II s’arrabbiò come al solito e m’assestò una bastonata sul groppone.

Mi defilai e, quando sparii dalla sua vista, mi raggiunse di corsa un suo messo, Accursio per la precisione, con cinquecento scudi e le scuse del papa. Secondo me Giulio II per un attimo temette che gli lasciassi a metà la volta della Sistina. Deve aver sudato freddo.

Il vostro Michelangelo Buonarroti

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Tu ‘l sai quant’io son poco

Stamani voglio augurarvi una lieta giornata iniziando in versi antichi che scrissi per Tommaso de’ Cavalieri.

Di te me veggo e di lontan mi chiamo
per appressarm’al ciel dond’io derivo,
e per le spezie all’esca a te arrivo,
come pesce per fil tirato all’amo.
    E perc’un cor fra dua fa picciol segno
di vita, a te s’è dato ambo le parti;
ond’io resto, tu ‘l sai, quant’io son, poco.
    E perc’un’alma infra duo va ‘l più degno,
m’è forza, s’i’ voglio esser, sempre amarti;
ch’i’ son sol legno, e tu se’ legno e foco.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con le sue rime e i suoi affreschi

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Biblioteca Apostolica Vaticana: la digitalizzazione

La Biblioteca Apostolica Vaticana è una delle più importanti al mondo. E’ stata creata a partire dal Quattrocento e attualmente conserva vaste raccolte di testi antichi e libri rarissimi.

Gli 82mila manoscritti vengono conservati in un’apposito ambiente climatizzato chiamato dagli addetti ai lavori il bunker con il 50% di umidità e a una temperatura costante di 20 gradi. Fra questi volumi preziosi ce ne sono alcuni molto significativi come la Divina Commedia illustrata interamente dal Botticelli e la Bibbia Urbinate. Questa pregiata Bibbia venne  commissionata dal duca di Urbino nel 1476 e gli costò una vera fortuna. Pensate che con il denaro speso per avere questa Bibbia, al tempo sarebbe stato possibile edificare addirittura cattedrale riccamente decorata.

Perché oggi vi racconto ciò? Ebbene, è iniziato da qualche tempo un lavoro certosino di digitalizzazione di questi rari testi. Se fino al momento solo gli studiosi potevano accedervi, grazie alla digitalizzazione tutti potranno sfogliare perlomeno virtualmente i tomi.

Questo progetto grandioso è curato dalla onlus Digita Vaticano  che si occupa anche di raccogliere i fondi necessari per far proseguire l’importante opera. Fino a questo momento è stato digitalizzati il 10% ovvero 9mila manoscritti e 7mila sono già fruibili online. Per digitalizzare tutti i volumi si prevede un arco di tempo che oltrepassa abbondantemente i cinquant’anni e continui investimenti.

Qui potete vedere un interessante servizio in merito realizzato da Repubblica TV.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti. Per darvi  un’idea di quale aspetto possa avere un manoscritto tanto pregiato quanto la Bibbia Urbinate, date un’occhiata a questa singola pagina estrapolata dall’Esodo…e questa è solo una pagina dell’intera Bibbia.

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Popolo ingrato che solo a’ iusti manca di salute

Dal ciel discese, e col mortal suo, poi
che visto ebbe l’inferno giusto e ‘l pio
ritornò vivo a contemplare Dio,
per dar di tutto il vero lume a noi.
    Lucente stella, che co’ raggi suoi
fe’ chiaro a torto el nido ove nacq’io,
né sare’ ‘l premio tutto ‘l mondo rio;
tu sol, che la creasti, esser quel puoi.
    Di Dante dico, che mal conosciute
fur l’opre suo da quel popolo ingrato
che solo a’ iusti manca di salute.
    Fuss’io pur lui! c’a tal fortuna nato,
per l’aspro esilio suo, co’ la virtute,
dare’ del mondo il più felice stato.

Il vostro Michelangelo Buonarroti che oggi comincia la giornata ricordando Dante.

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La caduta degli angeli ribelli: affresco mancato in Sistina e tracce riconoscibili

La Cappella Paolina è collegata alla più nota Sistina mediante la sontuosa Sala Regia ma è anche collegata mediante uno stretto rapporto liturgico con la stessa. Infatti la Sistina, detta anche Cappella Magna, non ha un tabernacolo e a questa mancanza sopperisce appunto la Cappella Parva o Paolina che accoglie tutte le funzioni legate al Santissimo Sacramento. Proprio nella Paolina venivano celebrate le Quarantore durante le quali veniva montata un grande apparato scenografico costellato di torce e centinaia di candele. Nel cuore di questo impianto veniva posizionato l’ostensorio d’oro con l’Ostia che scintillava per il riverbero delle fiammelle. Sempre all’interno della Paolina si allestiva il Giovedì  il venerdì Santo il Santo Sepolcro realizzato con fiori di ogni tipo.

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Questa cappella privata papale nel corso dei secoli, o perlomeno fino al 1670 ha avuto anche un’altra funzione fondamentale nella storia della Chiesa e della cristianità. Infatti era questo il luogo adoperato dai cardinali per raccogliere voti prima di entrare nel vero e proprio conclave che si svolgeva nella adiacente Cappella Sistina.

Come probabilmente già sapete, a me fu affidato l’incarico di realizzare i due affreschi sulle pareti laterali che in pratica raccontavano la nascita della Chiesa ovvero la Crocifissione di San Pietro e la Conversione di Saulo. Nella Conversione di Saulo l’immagine che ha un più forte impatto sullo spettatore è il Cristo a testa in giù che si precipita verso il persecutore dei cristiani. Le persone che si trovano sotto di Lui sembrano schiacciate verso il basso dalla Sua presenza. Il cavallo di Saulo scappa imbizzarrito mentre il palafreniere cerca di trattenerlo con non poca fatica.

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Cristo non è da solo ma circondato da una nutrita schiera di angeli che in qualche modo rievocano la composizione del Giudizio Universale.C’è anche chi, a ragione, sostiene che per affrescare Cristo abbia adoperato i modelli che già avevo elaborato per la controfacciata della Cappella Sistina. Proprio così, avete letto bene. La controfacciata della Cappella Sistina, dopo un grave incidente risalente al Natale del 1522 era in rovina e doveva in qualche modo essere sistemata. Papa Clemente VII mi commissionò la realizzazione della Caduta degli Angeli Ribelli: un affresco che avrebbe dovuto appunto decorare quella parete. Al pontefice in questione però succedette papa Paolo III che non rinnovò la commissione con mio grande disappunto.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti per il momento vi saluta, sperando di avervi fatto conoscere qualche dettaglio in più sulle sue opere.

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