Un sonetto lasciato a metà
“Del fiero colpo e del pungente strale…“, comincia così uno dei miei sonetti rimasti a metà, non finito come non finite lasciai diverse opere mie, non sempre volutamente o forse chissà, mai.
Scrissi rapidamente questi versi attorno al 1525, annotandoli a matita rossa su un foglio su cui già era tracciato un disegno di un mio allievo. Chissà poi perchè non composi la terzina finale per ultimare il sonetto.
Le prime parole citate ricordano un sonetto di Lorenzo de’ Medici scritto nel proprio canzoniere che evoca l’idea che solo la morte possa guarire dalle ferite d’amore. Stesso concetto veniva espresso dal Petrarca più di un centinaio di anni prima.
Adentrandovi più a fondo in questi versi ritroverete una concezione neoplatonica dell’amore in cui gli uomini, esseri mortali, hanno come mezzo per ascendere al cielo solo l’amore. L’amore verso una creatura terrena veniva infatti considerato strumento di elevazione spirituale: Ama, anz’ardi; ché chi muore non ha da gire al ciel nel mondo altr’ale.
Del fiero colpo e del pungente strale
la medicina era passarmi ’l core;
ma questo è propio sol del mie signore,
crescer la vita dove cresce ’l male.
E se ’l primo suo colpo fu mortale,
seco un messo di par venne d’Amore
che mi disse: – Ama, anz’ardi; ché chi muore
non ha da gire al ciel nel mondo altr’ale.
I’ son colui che ne’ prim’anni tuoi
gli occhi tuo infermi volsi alla beltate
che dalla terra al ciel vivo conduce.
Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

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