Gli uomini illustri nel loggiato degli Uffizi

Spesso stando in coda per entrare nella Galleria degli Uffizi, fra un piede calpestato e uno strattone, vien fatto di guardarsi attorno per ingannare l’attesa. Dopotutto è un bel guardare: le nicchie del loggiato sono arricchite con le sculture degli uomini illustri che hanno reso Firenze quello che tutt’oggi il mondo ammira.

Sapete, già ai tempi della costruzione degli Uffizi c’era già un progetto per la decorazione del loggiato per renderlo una sorta di nuovo Foro di Augusto. Per il volere di Cosimo I, le 28 nicchie avrebbero dovuto essere decorate con altrettanti “fiorentini che fussero stati chiari e illustri nelle armi, nelle lettere e nei governi civili”.

 

Con il passare del tempo l’intenzione iniziale venne meno fino all’Ottocento. L’editore Vincenzo Batelli riprese quell’antica idea per trasformarla in realtà. Il suo intento era quello di celebrare il genio italico omaggiando personaggi illustri del passato con i loro ritratti scultorei a figura intera. C’era però bisogno di palanche e nemmeno poche così l’editore iniziò a finanziare il progetto con una sottoscrizione pubblica. Vennero racimolati denari con numerose iniziative fra le quali anche tombolate aperte a tutti. La realizzazione delle sculture venne affidata nelle mani di scultori già affermati. Una volta terminata la serie nel 1856, fu donata al Granducato.

La mia scultura la realizzò Emilio Santarelli nel 1842. M’abbligliò con una ricca veste damascata e, siccome pensava potessi aver freddo lì fuori all’addiaccio durante l’inverno, mi mise anche un bel pastrano lungo fino alle caviglie. La barba biforcuta, lo sguardo pensieroso rivolto verso il basso con la mano destra in vita e l’altra al centro del petto: si, quello son proprio io. Ecco, magari me vestivo più modestamente ma comunque così faccio proprio figura.

Degna di nota è anche la molto fotografata scultura di Leonardo da Vinci del Pampaloni perché fu la prima scultura celebrativa di Leonardo esposta in città. Guardando verso le nicchie scoprirete di camminare al di sotto di Lorenzo il Magnifico, Donatello, Giotto, Galileo, Vespucci e molti altri ancora. Vale la pena guardare con attenzione Machiavelli scolpito dal Bartolini, già molto noto e apprezzato a metà Ottocento.

Per il momento vi saluto lasciandovi questa bella foto della scultura mia. Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

Foto di Juncha

temp_regrann_1505389855421.jpg

 

Annunci

Il diacono eletto Papa

Giovanni di Lorenzo de’ Medici, passato alla storia come papa Leone X, salì al soglio pontificio non da cardinale ma da semplice diacono. Nacque nell’anno in cui venni alla luce anch’io ma qualche mese più tardi, nel dicembre del 1475. Crescemmo assieme e tante furono le volte che condividemmo la stessa mensa di suo padre, Lorenzo il Magnifico.

Era il quartogenito di Lorenzo de’ Medici e Clarice Orsini e fu il primo papa della casata fiorentina. Lo conoscevo a menadito e vi posso assicurare che non venne eletto papa per rappresentare Cristo in terra. Ero assai più credente io che lui.

Tutte le famiglie facoltose del tempo aspiravano ad avere un papa fra i propri membri sia per far aumentare di prestigio la casata che per fare un po’ quel che gli pare. Con un papa in famiglia si potevano ottenere favori che prima nemmeno potevano essere immaginati e le casse venivano rimpinguate perbenino.

Pensate un po’: già da bimbetto Giovanni venne avviato alla carriera ecclesiastica. A sette anni venne tonsurato cioè gli venne rasata la sommità del capo a simboleggiare la rinuncia al mondo terreno a favore di una vita clericale. A otto anni venne nominato abate di Montecassino e di Morimondo…insomma, capite bene che la vocazione religiosa poco aveva a che fare con quelle precoci nomine.

Di favori alla famiglia d’origine ne concesse parecchi senza starci a pensare nemmeno tanto. Con la nomina pontificia non esitò nemmeno un istante a fare cardinale il nipote Innocenzo il cugino Giulio che, qualche decennio dopo guarda caso, divenne papa Clemente VII

Nel settembre del 1513 decise di risolvere la questione di Pietrasanta contesa fra Lucca e Firenze, assegnandola niente popo’ di meno che a Firenze. Insomma, pare che Leone X abbi anticipato di secoli la politica nostrana di oggi. Ce lo avrei visto bene a sedersi su quegli scranni di Montecitorio a cercare e a prestare favori a parenti e amici.

Ah, per inciso, Leone X fu il papa che mi obbligò a cercar marmi nelle cave di Seravezza, che mi commissionò la facciata di San Lorenzo e la Sagrestia Nuova ma anche altri lavori come le finestre inginocchiate di quello che oggi conoscete con il nome di Palazzo Medici Riccardi.

Per oggi vi saluto, il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che vi lascia con un ritratto fatto al papa da Raffaello

02_papa_leone_x.jpg

 

 

 

Io lo campai dalla morte

Nel settembre del 1975, durante la realizzazione di alcuni lavori nelle Cappelle Medicee, vennero scoperte delle tracce di disegni sulle pareti di una stanza lunga e stretta, ubicata proprio al di sotto della Sagrestia Nuova. L’allora direttore Paolo dal Poggetto, avviò un’indagine per scoprire cosa si nascondesse sotto lo spesso strato di intonaco e i risultati furono entusiasmanti. Le pareti erano state disegnate a carboncino da me secoli prima con vari soggetti. L’ambiente non è accessibile al pubblico e probabilmente non lo sarà mai per diverse questioni sia relative alla logistica che alla conservazione dei disegni.

Per spiegarvi il perché di quei disegni devo necessariamente andare a ritroso nel tempo. Ebbene, nel 1530 a Firenze la situazione non era certo delle migliori. Le truppe inviate dal Papa padroneggiavano e ne combinavano di tutti i colori pur di abbattere la repubblica e riconsegnare la città dritta dritta nelle mani della ricca e potente famiglia Medici. I parteggianti per i Medici volevano uccidermi perché oramai era chiaro a tutti che stessi a spada tratta dalla parte dei repubblicani.

160448804-4642d696-605d-47c6-856c-61aa2bfa0a49.jpg

Giovanni Battista Figiovanni, il priore di San Lorenzo da sempre sostenitore della famiglia Medici, all’oscuro dei suoi protettori mi offerse aiuto nascondendomi nella chiesa di famiglia dei tiranni. Chi avrebbe mai sospettato che fossi proprio lì a due passi da casa Medici, nel cuore di Firenze? “Io lo campai dalla morte et salva’li la roba” scrisse il priore nelle sue Ricordanze.

La luce lì dentro era poca ma con le candele di sego riuscivo a rischiarare l’aria e a vederci meglio. Con le mani in mano non sono mai stato capace di starci e, anche in quella drammatica circostanza, non smisi di disegnare e studiare. Sulle pareti tracciai a carboncino diverse figure fra le quali anche il volto del Laooconte che conoscevo molto bene, alcuni studi relativi alle sculture che oggi si trovano al piano superiore e tanti altre figure fra le quali il capo di un cavallo. Ogni tanto veniva a farmi visita Antonio Mini, uno dei pochi amici che sapesse dov’ero, per portarmi qualcosa da mangiare.

 

160448625-8c40cb7e-1080-44dc-afa3-184e29fc1414.jpg

Le cose ritornarono alla normalità quando Papa Clemente VII Medici si rese conto di avere ancora bisogno della mia arte. Così riporta il Vasari quell’episodio nelle sue Vite: “Papa Clemente fe’ fare diligenza di trovarlo, con ordine che non se li dicesse niente, anzi, che se gli tornassi le solite provisioni, purchè egli attendessi all’opera di San Lorenzo”. Prima di uscire dal nascondiglio mi occupai di far stendere sopra i disegni uno strato di biacca per evitare che il priore di San Lorenzo finisse nei guai per avermi offerto un posto sicuro dove stare.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi racconti

Disegni_Michelangelo_stanza_segreta-e1376038349565.jpg

 I made him survive death

In September of 1975, during some restoration work in the Medici Chapels, the workers discovered traces of drawings on the walls of a long, narrow room, which is located directly below the New Sacristy. At the time director Paolo dal Poggetto, started an investigation to find out what was hidden under the thick layer of plaster, and the results were exciting.  I drew various figures on the walls with charcoal centuries before this discovery. This room is not accessible to the public and probably never will be for various issues due to the preservation of the drawings.

In order to explain those drawings, I need to go back in time. Well, the political situation in Florence was not the best in 1530 in Florence. The military troops sent by the Pope took complete control of the city and tried in every way to bring down the Republic and re-establish all political control to the rich and powerful Medici family. The Medici army wanted me dead because it was prettyu clear by now that I supported the Republic.

Giovanni Battista Figiovanni, the prior of San Lorenzo always supported the Medici family. But having seen me in need, he helped me by giving me access to hide in the Medici Church.  Who would have guessed that that I was right there around the corner from the house of Medici, in the heart of Florence hidding from them?  The Prior wrote in his diary that “I saved him from death”.

There was very little light down there but I made due with tallow candles. I have never been the type of person to stay still and even in this case I could not stop drawing and study. I drew farious figures on the walls with charcoal including the face of the Laocoön which I knew very well. I also drew schetches that relate relating to the sculptures that today are located above the room, as well as other figures including the head of a horse.  Every so often Antonio Mini, one of my very good friends who knew I was there to bring me something to eat.

Things returned to normal for me when Pope Clement VII, a Medici, realized he still needed my art. This is what Vasari wrote in his book The Lives of the Artists: “Pope Clement made sure to find him, with strict orders to make him return to work in their chapel in San Lorenzo to complete the statues and keep the same pay as previously agreed”.  Before I came out of hiding made sure to cover all my charcoal drawings with layer of white paint not to have the prior of San Lorenzo end up in trouble for giving me a safe place to hide.

Yours truly, Michelangelo Buonarroti & my stories

ttg-logo-final-white-background Book a Michelangelo tour and receive 5% off with Promo Code MB05AB

 

Quello che trovo scritto sui libri

Prima o poi forse mi deciderò a scrivere un libro sui libri sbagliati o qualcosa del genere. Come sapete sono alla continua ricerca di libri che parlino di me e delle mie opere. Ne ho letti di meravigliosi, belli, mediocri e osceni. Mi è capitato di leggere libri romanzati, altri bizzarri e fantasiosi molto poco attinenti alla realtà ma anche volumi capaci di appassionare il lettore raccontando al contempo la mia storia in maniera ineccepibile.

In questo pomeriggio soleggiato che inizia ad avere tutti i colori e i profumi della primavera, mi son seduto sul soglio dell’entrata di Santa Croce per mettermi a leggere in santa pace un volume assai prestigioso. Cosa ci trovo dentro? Ebbene, l’autore per dare validità a una sua tesi è partito da una considerazione del tutto sbagliata. Secondo questo tale di cui non dirò il nome, io sarei stato un sostenitore dei Medici. Ma quando mai? Se è vero che vissi alla corte di Lorenzo dei Medici è altrettanto vero che dopo la sua morte dovetti lasciare la sua dimora. I suoi figli non avevano certo la prontezza mentale del padre ed erano dei sanguinari despoti con i quali ben poco avevo da spartire.

Son sempre stato repubblicano ed era la Repubblica che volevo, non la dittatura. E quando mi dovetti nascondere dai parteggianti per i Medici che mi volevano uccidere proprio perché difendevo a spada tratta la Repubblica? Quando progettai le fortificazioni per la città di Firenze e per il campanile di San Miniato? Bah…certe affermazioni del tutto arbitrarie che mi capita di trovare nei libri mi lasciano assai perplesso. Capirei avessi trovato un discorso del genere in un libretto di poco conto, ma su questo che ho fra le mani adesso proprio no. E’ una nota stonata in un libro che propone anche cose interessanti. Un vero peccato.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che vi racconta il peccato ma che non vuole svelarvi il peccatore. Il volume presenta considerazioni a volte valide, altre parecchio azzardate ma se potessi tornare in dietro dubito lo comprerei di nuovo.

IMG_20170312_153650.jpg

ttg-logo-final-white-backgroundBook a Michelangelo tour and receive 5% off with Promo Code MB05AB

Una facciata d’occasione per la Basilica di San Lorenzo

Sapete che per una volta la Basilica di San Lorenzo ha avuto una facciata temporanea? Ebbene si…tra il novembre e il dicembre del 1515 Leone X, papa oramai da un paio d’anni, decise di tornare in visita ufficiale a Firenze, omaggiando così a città che lo aveva visto nascere e diventare adulto.

Con la salita al soglio pontificio di Leone X, i Medici iniziarono ad ottenere i primi prestigiosi titoli nobiliari. Fino ad allora erano stati solamente una famiglia borghese ma, con uno di casa in veste di erede di Pietro, le cose presumibilmente sarebbero cambiate in meglio.

Giuliano, fratello del pontefice, venne nominato duca per i servigi resi al Re di Francia e, da quel momento in poi, verrà ricordato come duca di Nemours. Il nipote Lorenzo si assicurò il titolo nobiliare di duca d’Urbino per aver vinto la guerra contro Montefeltro. Entrambii rampolli però morirono molto giovani: entrambi avevano una trentina d’anni quando passarono a miglior vita.

La famiglia Medici da decenni sponsorizzava la basica fiorentina di San Lorenzo perché era stata pensata proprio come mausoleo della casata. Al tempo della visita di Leone X la basilica ancora era incompleta e mancava ancora parecchio lavoro da fare. Il geniale Brunelleschi aveva lasciato l’opera a metà.

Jacopo Sansovino e Andrea del Sarto, per l’occasione della visita papale, lavorarono alacremente per ricoprire l’intera basilica con una struttura effimera quanto suggestiva, affinché risultasse assai più bella agli occhi del Papa.

Leone X, vedendo la basilica così tutta infiorettata, decise di aprire un concorso pubblico per la realizzazione della sua facciata. Le cose però a volte se ne vanno un po’ per conto proprio e quella facciata, nonostante fatiche, ricerche di marmi e arrabbiature varie soprattutto mie, non venne mai portata a termine.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti e i suoi racconti

maxresdefault

L’Ercole di neve

Lo ricordo ancora come se fosse oggi quel 20 Gennaio del 1494, giornata dedicata a San Sebastiano martire. Lorenzo de’ Medici era morto da un paio d’anni e pareva non volesse smettere più di nevicare. Tanta neve così a Firenze non mi capitò più di vederne anche se non mancarono inverni assai rigidi.

Piero de’ Medici, il diretto successore del Magnifico, mi richiamò a palazzo. Era capriccioso come pochi e voleva a tutti i costi un Ercole di neve. Un’opera effimera che si sarebbe squagliata appena il sole avrebbe intiepidito l’aria.

Mi misi al lavoro e quell’Ercole divenne l’attrazione principale della città in quei giorni gelati. Inevitabilmente di quel colosso niente rimase se non qualche scritto in cronache dell’epoca.

Volendo, come giovane, far fare nel mezzo della sua corte una statua di neve, si ricordò di Michelangelo e, fattolo cercare, gli fece far la sua statua e volse che in casa restasse come al tempo del padre” scrisse Luca Landucci.

Non avendo un Ercole mio scolpito da proporvi come immagine finale, vi propongo l’opera del Canova assieme a Lica..tanto lo so che qualcuno non leggerà e si limiterà a commentare con un secco “ma questa non è tua!” pure con il punto esclamativo. C’è anche chi invece penserà che sia mia e la farà girare assieme al mio nome sui vari social…che ci volete fare, ciascuno si diverte a modo suo e ogni tanto due risate me le voglio fare anch’io.

antonio-canova-ercole-e-lica-06-665x500.jpg

Ercole e Lica di Antonio Canova

Trofei d’armi all’eroica

L’impianto originale che avevo ideato per la Sagrestia Nuova era assai più complesso di quello che potete vedere oggi con i vostri occhi. In particolare, le tombe dei due duchi, avrebbero dovuto essere arricchite con un gran numero di sculture. Le nicchie che fiancheggiano i due capitani oggi vuote, avrebbero dovuto accogliere altrettante sculture stanti mentre, nel registro superiore, quattro figure accovacciate avrebbero fatto un po’ da cornice a un trofeo d’arme. Le personificazioni dei due fiumi semi sdraiati a terra non vennero mai scolpite anche se è rimasto un modello a futura memoria di uno dei fiumi, esposto presso Casa Buonarroti, a Firenze. Festoni, ghirlande e dettagli vari avrebbero arricchito e reso  più armonico tutto l’insieme per renderlo facilmente interpretabile agli avventori.

I trofei d’armi all’eroica vennero realizzati ma mai terminati. In un disegno di Federico Zuccari, eseguito fra il 1575 e il 1580, uno dei due trofei fa la sua comparsa al di sopra della tomba di Lorenzo de’ Medici, proprio in corrispondenza dell’Aurora, mentre l’altro giaceva  abbandonato a terra.

Affidai la realizzazione dei trofei a Silvio Cosini che aveva una particolare abilità proprio nell’ideare questa tipologia di soggetti. Era uno sculture pisano che ebbe modo anche di metter mano ai fregi e ai capitelli della Sagrestia Nuova. Il Vasari fa cenno di questo suo lavoro addirittura nel raccontare la vita di Andrea Fattucci: “eseguì alcun trofei per fine di quella sepoltura, ma rimasero imperfetti per l’assedio di Firenze“. Se non mi ricordo male lavorò pure ai candelabri dell’altare e ai bassorilievi delle anfore.

Il Cosini non mancò di mostrare la sua abilità elaborando due soggetti mirabili e fuori dall’ordinario. Li arricchì con festoni, velami, maschere, satiri e teste di ariete evitando simmetrie fra le due composizioni. Questi due trofei, chiamati anche panoplie, sono ancora visibili: li potete ammirare nel passaggio che separa la Cappella dei Principi alla Sagrestia Nuova.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

temp_regrann_1480688641913

IMG_20161202_143716.jpg

Le fortificazioni di Firenze

Nel 1527 Firenze divenne una tomba a cielo aperto. Ogni giorno morivano un gran numero di vecchi, giovani, uomini, donne e bambini: lo spettro della peste aveva steso un funereo velo su tutta la città e si stava mangiando vive intere generazioni.

Anche il mi fratello Bonarroto bonanima morì proprio a causa della peste l’anno successivo. Lasciò due figi: Francesca e Lionardo, il mio nipote prediletto.

Nel 1529 entrai a far parte dei Nove di Milizia e venni nominato generale governatore et procuratore costituito sopra alla detta fabbrica et fortificazione delle mura. Non mi tirai  indietro e partecipa attivamente anch’io all’insurrezione dei repubblicani contro la tirannica famiglia de’ Medici e mi feci carico della realizzazione delle fortificazioni di Firenze.

Le truppe papali, sotto il bastone del comando impugnato da papa Leone X, volevano riappropriarsi della città. Mi impegnai a progettare una nuovissima cinta muraria inclinata su ogni versante per sottrarre potenza ai colpi da arma da fuoco. Di questa mia ingegnosità sono giunti fino a voi sia dettagliati disegni che schizzi sommari. La cerchia muraria da me ideata era ricca di incavi e forme convesse particolarmente resistenti.

Per realizzare quelle mura mi ispirai a quelle di Ferrara: al tempo considerata una città inespugnabile, la più protetta di tutta Europa. L’ammodernamento della vecchia cinta iniziò ma non vene mai portato a termine.

Il disegno che vedete a seguire è quello relativo a una delle due porte poste a sud della città ed è conservato presso casa Buonarroti.

IMG_20161201_135359.jpg

Un rilievo per la facciata della Basilica di San Lorenzo

La basilica di San Lorenzo a Firenze si riconosce subito per la sua facciata rustica rimasta incompiuta. Papa Leone X indisse un concorso per la sua realizzazione alla quale parteciparono artisti noti come Giuliano da Sangallo, Raffaello e anch’io. Il lavoro venne affidato a me definitivamente nel 1518. Mi misi al lavoro prima per affinare il progetto e poi per cercare i marmi nelle cave dell’Altissimo. Le difficoltà incontrate a estrarre colonne furono insormontabili per mille e più una ragione. Si agiunsero problemi di tipo finanziario e,alla fine, fui sollevato da questo incarico e mi venne affidata sia la completa realizzazione della Sagrestia Nuova.

Oltre al modello ligneo della facciata conservato presso Casa Buonarroti, del progetto della facciata rimangono numerosi disegni e idee messe nero su bianco.

Quello che vedete a seguire è un disegno riconducibile proprio ai rilievi che avrebbero dovuto decorare la facciata della basilica di San Lorenzo. Si trova presso la collezione privata londinese del Conte Anthony Seilern e la tracciai adoperando una penna d’oca intinta nell’inchiostro bruno. Il tema è quello di San Lorenzo dinnanzi al prefetto prima del suo tremendo martirio. Provate a immaginare solo per un momento la grandiosità di quella facciata finita: altro che Santa Maria del Fiore realizzata in tempi recenti!

Dopotutto a me non dispiace nemmeno così. E’ straordinario l’effetto sorpresa che crea per chi non la conosce. Chi la guarda da fuori non si aspetta certo di vedere il suo interno così ricco di opere d’arte. I Medici sono stati feroci tiranni, hanno insanguinato Firenze tutta ma per grazia mia e vostra avevano uno smisurato senso del bello.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

San Lorenzo.jpg

L’Arte della Lana e i dodici apostoli

“Così abbozzata mostra la sua perfezione, ed insegna agli scultori in che maniera si cavano le figure de’ marmi, che senza venghino storpiate, per poter sempre guadagnare col giudizio, levando del marmo, ed avervi da potersi ritrarre e mutare qualcosa, come accade, se bisognassi”

Scrisse il Vasari del mio San Matteo che lasciai non finito. Della sua committenza già ve ne ho parlato qui tempo fa. E’ l’unico apostolo che iniziai a scolpire dei dodici che mi erano stati commissionati dall’Arte della Lana assieme agli Operai del Duomo di Firenze.

L’Arte della Lana era il nome di una delle più prestigiose e potenti corporazioni fiorentine. Si prendeva  cura di tutte le fasi della lavorazione della lana: dalla cardatura fino alla tessitura. Nel Cinquecento vantava il maggior numero di operai rispetto alle altre corporazioni. Anche Machiavelli ne scrisse nelle sue Istorie Fiorentine: “era quella di tutte le Ati che aveva ed ha più sottoposti, la quale per essere pontentissima è la prima per autorità di tutte”. Erano tante le famiglie illustri ad essere iscritte alla corporazione fra i quali ricordo ad esempio gli Alberti, i Capponi, Acciaioli, Ridolfi e Corsini. I Corsini a dire il vero non mi andavano tanto a genio, soprattutto dopo che avevano deciso di farmi fuori solo perchè avevo studiato le anatomie di un giovane della casata oramai deceduto.

L’Arte della Lana venne sciolta poi, per un decreto emanato nel 1770 dal Granduca Pietro Leopoldo di Lorena assieme a tutte le altre corporazioni fiorentine.

Il sempre vostro Michelangelo vi saluta lasciandovi questa ceramica invetriata di Della Robbia con l’effigie dell’Arte della Lana.

800px-arte_lana_della_robbia_opa_florence