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Il David e gli interventi che l’hanno rovinato

Il primo moderno intervento di restauro sul mio David fu eseguito da Stefano Ricci nel 1813. In un documento dell’epoca viene riportata una nota abbastanza eloquente in merito ” di quel David in piazza che rinettato nei giorni scorsi (…) dal valente scultore Stefano Ricci. Fu incaricato di rifare il dito medio della mano destra rotto per ignoto incidente; egli stimò pur necessario di dare a tutta la statua l’encausto ma poiché da lui praticato venne poscia proscritto”.

Non è dato sapere se prima dell’intervento alquanto discutibile date le moderne tecniche di restauro, il mio David abbia avuto o meno un’altra finitura a encausto.

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Successivamente, prima di effettuare lo spostamento definitivo del David all’interno della Galleria dell’Accademia, Aristodemo Costoli si fece carico di una pulitura complessiva dell’opera che ha rovinato in maniera definitiva alcuni dettagli del mio gigante di pietra. Lorenzo Bartolini, l’allora consultore della direzione delle regie fabbriche, scrisse nel 1843 che “la pulitura del Davidde di Michelangelo viene assai bene” mentre ancora erano in corso i lavori. in realtà fu un disastro totale e io mi mangiavo le mani nel veder compiere quello scempio infinito senza poter intervenire direttamente.

Più guardavo il Costoli metter mano al mio capolavoro e più avevo il desiderio di farlo cadere dai ponteggi non per fargli male, s’indende, ma per farlo desistere da quegli atti a dir poco osceni mirati solo a rovinare il mio David in maniera irreversibile.

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Il Costoli ebbe l’ardire di intervenire su quel corpo di marmo così delicato una soluzione al cinquanta percento di acido cloridrico e ferri taglienti per graffiar via le croste più resistenti. Gli effetti di questa pulitura andarono a gravare ancor più sulla situazione conservativa generale del David già di per sé assai preoccupante. Non era forse bastata la pioggia che per secoli aveva eroso le parti pi esposte come la sommità delle spalle e i riccioli dei giovanotto?

Evidentemente no: ci mancava pure il Costoli!

Vennero fatte tre relazioni negli anni compresi fra questo restauro azzardato e il momento in cui il David venne portato al riparo nella Tribuna della Galleria dell’Accademia. In tutti e tre i testi si evidenziava come il processo di deterioramento del marmo avesse subito un’accelerazione affatto trascurabile proprio a seguito del lavorone del fantomatico restauratore.

I guai per il mio meraviglioso David ancora non erano finiti. Il  26 agosto del 1846 il granduca di Toscana ebbe la geniale idea di commissionare a Clemente Papi la realizzazione della forma in gesso dell’opera.

Papi si mise subito all’opera ricoprendo l’eroe biblico con un getto in cera nell’ottica di realizzare successivamente pure un getto in bronzo. In quel frangente al Papi vennero commissionate diverse copie in gesso già che oramai aveva creato lo stampo originale.

La copia originale del mio David eseguita dal Papi esiste tutt’oggi ed è conservata presso la gipsoteca dell’Istituto statale d’arte di Firenze.

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La colata di cera rovinò ulteriormente il mio amato David e mise ancor più a rischio la sua stabilità precaria. Il Papi volle farsi carico di un impegno ricco di incognite e non ci pensò due volte nell’accettare una cosa del genere. Non si fece scrupoli nel mettere in pericolo, ancora una volta, lo stato conservativo del gigante di marmo.

Ah, vita dura ha avuto il mio povero David nel corso dei secoli!

Il vostro Michelangelo Buonarroti per il momento vi saluta con un nodo alla gola per non aver avuto il potere d’intervenire su chi ha fatto scempio delle sue amate opere.

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