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Podcast Episode: 31 luglio 1873: il trasporto del David verso la Galleria dell’Accademia

Pip: Michelangelo Buonarroti è tornato, e questa settimana porta con sé una storia che vale quanto una statua da cinque tonnellate: come si sposta il David senza romperlo.

Mara: Esatto. Il post di Michelangelo Buonarroti ricostruisce nei dettagli il trasporto del David dalla Piazza della Signoria alla Galleria dell’Accademia nel 1873 — ingegneria ferroviaria, molle in acciaio, e una città intera che restava sveglia per guardare.

Pip: Cominciamo da lì.

31 luglio 1873: cinque giorni per spostare un gigante

Mara: Il punto di partenza è una doppia urgenza: il David era esposto alle intemperie e il suo baricentro si era spostato in avanti nel corso dei secoli, mettendo sotto pressione le caviglie già crepate. Portarlo al chiuso non era un capriccio culturale, era una necessità strutturale.

Pip: E a peggiorare le cose, un restauro precedente aveva reso il marmo ancora più vulnerabile. Artistodemo Costoli aveva usato una soluzione al cinquanta percento di acido cloridrico e ferri taglienti per grattare via le croste — un metodo che oggi farebbe venire un colpo a qualsiasi restauratore.

Mara: Il post cita direttamente il diario tenuto dagli ingegneri: “L’operazione si concluse senza veruno incidente”, annotarono Poggi e Porra al termine dei cinque giorni di lavoro.

Pip: Cinque giorni, dal 31 luglio al 4 agosto, lavorando solo di notte e al mattino presto — dalle quattro alle undici — perché il caldo estivo fiorentino rendeva impossibile continuare.

Mara: La soluzione tecnica era sofisticata. Il David venne sospeso all’interno di un carro di assi di legno tramite un apparato con molle a spirale in acciaio, e il carro si muoveva su binari veri e propri. L’idea dei binari venne da Porra, che era ingegnere ferroviario, e tutti i dispositivi meccanici furono costruiti nelle officine delle Strade Ferrate Romane.

Pip: Quindi il David arrivò all’Accademia grazie alla stessa tecnologia che muoveva i treni. C’è qualcosa di magnificamente pratico in questo.

Mara: Le curve obbligatorie lungo il percorso vennero risolte con un piano girante. E l’ingresso nella Galleria avvenne attraverso un varco aperto appositamente in una delle pareti. Prima di essere esposto al pubblico, il David dovette attendere ancora qualche anno, fino al completamento della tribuna progettata da Emilio de Fabris.

Pip: E i fiorentini seguirono tutto. Il post ricorda che le strade erano costantemente affollate di persone che non volevano perdere nemmeno un momento di quello spostamento.

Mara: Cronache e fotografie dell’epoca lo confermano — fu vissuto come un evento cittadino straordinario. Una foto storica del 1873, scattata da Vincenzo Paganori e poi confluita negli archivi Alinari, è tra i documenti visivi che accompagnano il racconto.

Pip: Dalla piazza al museo, su rotaie, di notte. Prossima volta parliamo di come si conserva ciò che si è salvato.


Mara: Quello che resta è l’immagine di una città che si fermava di notte per guardare il suo gigante scivolare lentamente su dei binari.

Pip: Ingegneria al servizio della bellezza. La prossima puntata vedrà cosa succede dopo che il gigante è al sicuro.

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