Dopo 4.500 anni riemerge una tomba egizia: sulle pareti ci sono ancora colori incredibilmente vividi
Una nuova scoperta archeologica a Saqqara riporta alla luce una mastaba della tarda V dinastia, risalente al regno del faraone Djedkare Isesi.
Due cappelle funerarie, rilievi, iscrizioni e colori ancora sorprendentemente vivi raccontano la storia di Yunmin, alto funzionario e giudice, e di suo padre Iti.
Sotto la sabbia e la pietra di questa immensa necropoli, a circa 30 chilometri dal Cairo, continuano a riemergere testimonianze capaci di modificare ciò che sappiamo dell’antico Egitto.
Questa volta gli archeologi hanno riportato alla luce una tomba risalente alla tarda V dinastia, databile intorno al 2500 a.C., nel periodo del regno di Djedkare Isesi. La scoperta è avvenuta durante la campagna di scavi del 2026 condotta da una missione archeologica congiunta egiziano-spagnola nella cosiddetta Necropoli di Mariette, a nord di Saqqara.
Questa tomba non è rimasta completamente sconosciuta per 4.500 anni. Il luogo era già stato individuato durante le esplorazioni ottocentesche di Auguste Mariette. Ma solo oggi, grazie a nuove indagini condotte con metodologie archeologiche e scientifiche moderne, è stato possibile scavarlo, documentarlo e studiarlo in maniera sistematica.
Una tomba conosciuta da oltre un secolo, ma ancora tutta da raccontare
La nuova scoperta si trova nella zona denominata Necropoli di Mariette, così chiamata in memoria dell’archeologo francese Auguste Mariette, protagonista delle grandi esplorazioni dell’Egitto ottocentesco e fondatore del Museo di Bulaq, nucleo originario di quello che sarebbe diventato il Museo Egizio del Cairo.
Gli archeologi sono tornati su un’area esplorata più di un secolo fa e hanno potuto finalmente affrontarla con un progetto di scavo, documentazione, conservazione e restauro organico.
Non tutto ciò che è stato visto dagli archeologi del passato è stato necessariamente compreso fino in fondo.
Una struttura può essere riconosciuta, segnalata e persino parzialmente esplorata, ma soltanto nuove campagne scientifiche possono permettere di ricostruirne la storia, analizzarne le decorazioni, comprendere la funzione degli ambienti e collegare le informazioni architettoniche alle iscrizioni e alle immagini.
Una mastaba con due cappelle funerarie
La struttura scoperta è una mastaba di medie dimensioni, caratteristica dell’architettura funeraria dell’Antico Regno.
Al suo interno gli archeologi hanno individuato due cappelle funerarie, aperte sul lato orientale della mastaba. La cappella principale, collocata nella parte settentrionale, apparteneva a un uomo chiamato Yunmin. Quella meridionale era invece dedicata a suo padre, Iti.
La tomba documenta il rapporto tra padre e figlio e tra diverse generazioni di funzionari, permettendo di osservare come determinate competenze amministrative potessero essere inserite all’interno delle élite dello Stato
Yunmin, il giudice che ascoltava petizioni e lamentele
Il protagonista della cappella settentrionale è Yunmin, un personaggio che occupò diverse importanti cariche amministrative. Fu giudice, direttore della corte e capo degli scribi incaricati di esaminare petizioni e reclami.
Sono titoli che potrebbero apparire lontanissimi dalla nostra società, ma che restituiscono un’immagine estremamente concreta della macchina amministrativa dell’antico Egitto.
Dietro le grandi piramidi, i templi e le monumentali statue dei faraoni esisteva infatti un’enorme struttura burocratica fatta di funzionari, scribi, amministratori, giudici e responsabili della gestione delle risorse.
La tomba di Yunmin permette dunque di osservare l’altra faccia dell’Egitto dei faraoni: non soltanto quella dei sovrani e dei monumenti, ma quella degli uomini che contribuivano quotidianamente al funzionamento dello Stato.
Sulle pareti tornano agricoltura, offerte e vita quotidiana
La cappella funeraria di Yunmin presenta una facciata architettonica decorata con testi funerari e formule per le offerte, insieme alla rappresentazione ufficiale del proprietario della tomba.
Gli archeologi hanno individuato rilievi di alta qualità raffiguranti attività agricole e processioni durante le quali vengono trasportate offerte verso la tomba. Molte di queste scene hanno conservato una parte significativa dei loro colori originali.
Dopo circa quattro millenni e mezzo, possiamo quindi ancora immaginare quelle pareti nel loro aspetto originario: figure, gesti, animali, prodotti agricoli e offerte componevano una sorta di racconto destinato ad accompagnare il defunto nell’eternità.
Nell’antico Egitto l’immagine aveva un potere profondo. Le scene rappresentate nella tomba contribuivano idealmente a garantire al defunto tutto ciò di cui avrebbe avuto bisogno nell’aldilà.
Il lavoro nei campi, la produzione agricola, il trasporto delle offerte e i rituali funerari diventavano così immagini capaci di trasformare la memoria in una forma di eternità.
Anche il padre Iti aveva una propria cappella
Accanto a quella di Yunmin si trova la cappella funeraria di Iti, suo padre. Anche la sua carriera era legata all’amministrazione. Iti ricoprì infatti incarichi di scriba connessi alla gestione delle terre agricole e delle offerte.
La sua cappella conserva una falsa porta, elemento fondamentale dell’architettura funeraria egizia. Costituiva simbolicamente il punto di passaggio attraverso il quale il defunto poteva entrare e uscire dal mondo dei morti e ricevere le offerte lasciate dai vivi.
Le pareti erano inoltre decorate con scene colorate di offerta, anche se in questo ambiente una parte consistente delle decorazioni è andata perduta.
Il confronto tra le due cappelle permette agli archeologi di osservare contemporaneamente due generazioni della stessa famiglia, ricostruendo le rispettive funzioni amministrative e il modo in cui queste vennero tradotte nell’apparato funerario.
Djedkare Isesi e la tarda V dinastia
La mastaba appartiene alla fase finale della V dinastia, durante il regno di Djedkare Isesi, un sovrano che regnò nell’Antico Regno.
È un periodo particolarmente importante per comprendere l’evoluzione dello Stato egizio e della sua élite amministrativa.
Secondo Hisham El-Leithy, segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità egiziano, il ritrovamento contribuisce proprio a far luce sulla natura delle tombe, sui loro caratteri architettonici e artistici e sulle cariche amministrative ricoperte dagli alti funzionari dello Stato durante questa fase della storia egiziana.
Saqqara continua a sorprendere dopo migliaia di anni
La nuova tomba conferma ancora una volta quanto sia straordinaria Saqqara, l’antica necropoli di Menfi, utilizzata per millenni e caratterizzata da monumenti appartenenti a periodi differenti della storia egizia. Il sito continua infatti a restituire nuove testimonianze anche attraverso campagne archeologiche contemporanee.
Soltanto nelle ultime settimane, altre indagini archeologiche nella necropoli hanno portato alla luce ulteriori testimonianze funerarie, confermando quanto il sottosuolo dell’area sia ancora lontano dall’essere completamente conosciuto.
Ma la scoperta della mastaba di Yunmin e Iti possiede una caratteristica particolare: ci permette di entrare nella vita di una famiglia dell’élite egiziana vissuta circa 4.500 anni fa.
Possiamo leggere i titoli di un giudice, comprendere il lavoro degli scribi, osservare le attività agricole raffigurate sulle pareti e seguire le processioni delle offerte. Possiamo ancora vedere i colori.
La missione ispano-egiziana ha completato gli scavi e la documentazione scientifica delle due cappelle e ha inoltre avviato interventi di conservazione, restauro e protezione degli elementi architettonici e decorativi rinvenuti.
Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.
After 4,500 years, an Egyptian tomb resurfaces: its walls still display incredibly vivid colors
A new archaeological discovery in Saqqara has brought to light a mastaba from the late Fifth Dynasty, dating back to the reign of Pharaoh Djedkare Isesi.
Two funerary chapels, reliefs, inscriptions, and colors that are still surprisingly vivid tell the story of Yunmin, a high official and judge, and his father Iti.
Beneath the sand and stone of this immense necropolis, about 30 kilometers from Cairo, evidence continues to resurface, reshaping what we know about ancient Egypt.
This time, archaeologists have unearthed a tomb dating back to the late Fifth Dynasty, dating back to around 2500 BC, during the reign of Djedkare Isesi. The discovery was made during the 2026 excavation campaign conducted by a joint Egyptian-Spanish archaeological mission in the so-called Mariette Necropolis, north of Saqqara.
This tomb has not remained completely unknown for 4,500 years. The site had already been identified during Auguste Mariette’s 19th-century explorations. But only today, thanks to new investigations conducted with modern archaeological and scientific methodologies, has it been possible to excavate, document, and study it systematically.
A tomb known for over a century, but still waiting to be told
The new discovery is located in the area known as the Mariette Necropolis, named in memory of the French archaeologist Auguste Mariette, a key figure in the great explorations of 19th-century Egypt and founder of the Bulaq Museum, the original nucleus of what would become the Egyptian Museum in Cairo.
Archaeologists have returned to an area explored over a century ago and have finally been able to tackle it with a comprehensive excavation, documentation, conservation, and restoration project.
Not everything seen by archaeologists of the past has necessarily been fully understood.
A structure can be recognized, marked, and even partially explored, but only new scientific campaigns can reconstruct its history, analyze its decorations, understand the function of its rooms, and connect architectural information to inscriptions and images.
A mastaba with two funerary chapels
The discovered structure is a medium-sized mastaba, characteristic of Old Kingdom funerary architecture.
Inside, archaeologists have identified two funerary chapels, opening onto the eastern side of the mastaba. The main chapel, located in the northern section, belonged to a man named Yunmin. The southern one was dedicated to his father, Iti.
The tomb documents the relationship between father and son and between several generations of officials, allowing us to observe how certain administrative skills could be incorporated within the state elite.
Yunmin, the judge who heard petitions and complaints
The protagonist of the northern chapel is Yunmin, a figure who held several important administrative positions. He was a judge, court director, and chief scribe in charge of examining petitions and complaints.
These titles may seem far removed from our society, but they paint a vivid picture of the administrative machinery of ancient Egypt.
Behind the great pyramids, temples, and monumental statues of the pharaohs, there was an enormous bureaucratic structure composed of officials, scribes, administrators, judges, and resource managers.
The tomb of Yunmin thus offers a glimpse into the other face of pharaonic Egypt: not only that of the rulers and monuments, but that of the men who contributed daily to the functioning of the state.
Agriculture, offerings, and daily life return to the walls.
The funerary chapel of Yunmin features an architectural façade decorated with funerary texts and offering formulas, along with the official representation of the tomb’s owner.
Archaeologists have identified high-quality reliefs depicting agricultural activities and processions during which offerings are carried to the tomb. Many of these scenes have retained a significant portion of their original colors.
After about four and a half millennia, we can still imagine those walls in their original appearance: figures, gestures, animals, agricultural products, and offerings composed a sort of story destined to accompany the deceased into eternity.
In ancient Egypt, images had profound power. The scenes depicted in the tomb ideally helped ensure the deceased had everything they needed in the afterlife.
Work in the fields, agricultural production, the transport of offerings, and funerary rituals thus became images capable of transforming memory into a form of eternity.
Father Iti also had His own chapel
Next to Yunmin’s is the funerary chapel of Iti, his father. His career was also tied to administration, as Iti held scribe positions related to the management of agricultural lands and offerings.
His chapel preserves a false door, a fundamental element of Egyptian funerary architecture. It symbolically served as the passageway through which the deceased could enter and exit the world of the dead and receive offerings left by the living.
The walls were also decorated with colorful offering scenes, although a significant portion of the decorations in this room has been lost.
Comparing the two chapels allows archaeologists to simultaneously observe two generations of the same family, reconstructing their respective administrative roles and how these were translated into the funerary apparatus.
Djedkare Isesi and the Late Fifth Dynasty
The mastaba dates to the final phase of the Fifth Dynasty, during the reign of Djedkare Isesi, a ruler who reigned during the Old Kingdom.
This is a particularly important period for understanding the evolution of the Egyptian state and its administrative elite.
According to Hisham El-Leithy, Secretary General of the Egyptian Supreme Council of Antiquities, the discovery contributes to shedding light on the nature of the tombs, their architectural and artistic features, and the administrative positions held by high-ranking state officials during this phase of Egyptian history.
Saqqara continues to surprise after thousands of years
The new tomb once again confirms the extraordinary nature of Saqqara, the ancient necropolis of Memphis, used for millennia and characterized by monuments from different periods of Egyptian history. The site continues to yield new evidence, even through contemporary archaeological campaigns.
In recent weeks alone, further archaeological investigations in the necropolis have uncovered further funerary remains, confirming how far from fully understood the area’s subsoil remains.
But the discovery of the mastaba of Yunmin and Iti has a special feature: it allows us to enter the life of an elite Egyptian family who lived approximately 4,500 years ago.
We can read the titles of a judge, understand the work of the scribes, observe the agricultural activities depicted on the walls, and follow the offering processions. We can still see the colors.
The Spanish-Egyptian mission has completed the excavations and scientific documentation of the two chapels and has also begun conservation, restoration, and protection work on the architectural and decorative elements discovered.
For now, yours truly, Michelangelo Buonarroti bids you farewell and looks forward to seeing you in future posts and on social media.

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