La brutta copia delle mie lettere d’amore
Talmente avevo a cuore il mio amato Tommaso, che quando gli scrivevo, preferivo farlo prima in brutta copia. Temevo le parole generate dall’impulso potessero in qualche modo offenderlo o piacergli non tanto quanto piacessero a me.
Rileggevo chissà quante volte il testo e poi, in una seconda stesura, cercavo di migliorarlo affinché potesse essere quanto di meglio avessi la facoltà di redigere.
Tanto lavoro non l’avrei certo fatto per nessun papa ma per qualcuno che amavo fin giù, nella midolla, sì.
Non mi credete?
Ebbene, quando presi carta e penna per scrivere a Tommaso in quel mercoledì 1 di gennaio del 1533 mi tremava la mano. E’ sempre un’ardua impresa dover mettere in parole quello che si ha nel cuore soprattutto se poi a leggere quel testo sarà chi quel cuore lo fa battere forte.
“Molto inconsideratamente mi misi a scrivere a Vostra Signoria, e fui il primo, prosuntuoso, a muovere, come se per risposta d’alcuna di quella, per debito l’avessi a fare; e tanto più ò dipoi conosciuto l’error mio, quante più ò letta e gustata, vostra mercé, la vostra…”
Di quella lettera però, leggendola e rileggendola non so quante volte, non ero completamente soddisfatto e volli provare a scrivere una miglior versione prima di spedirla al destinatario a Roma.
Feci diversi aggiustamenti che a mio gusto parvero migliori poi mi feci coraggio e lasciai andare quelle parole al loro destino.
Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.
When I drafted love letters
I cared so much that Tommaso meant what my words wanted to express that when I wrote to him, I preferred to do it first in rough draft.
I reread the text who knows how many times and then, in a second draft, I tried to improve it so that it could be the best I had the ability to write.
I certainly wouldn’t have done so much work for any pope but for someone I loved down to the core, yes.
Don’t you believe me?
Well, when I took pen and paper to write to Tommaso on that Wednesday 1st January 1533, my hand was shaking. It is always an arduous task to have to put into words what is in your heart, especially if the person reading that text is the one who makes that heart beat fast.
“Molto inconsideratamente mi misi a scrivere a Vostra Signoria, e fui il primo, prosuntuoso, a muovere, come se per risposta d’alcuna di quella, per debito l’avessi a fare; e tanto più ò dipoi conosciuto l’error mio, quante più ò letta e gustata, vostra mercé, la vostra…”
However, after reading it I don’t know how many times, I wasn’t completely satisfied with that letter and I wanted to try to write a better version before sending it to the recipient in Rome.
I made several adjustments that seemed better to my taste, then I took courage and let those words go to their fate.
For the moment, your always Michelangelo Buonarroti greets you and will meet you in the next posts and on social media.

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