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La mia tomba in Santa Croce: tutto quello che avreste sempre voluto sapere

Poco dopo la mia morte si iniziò a pensare a realizzare la mia tomba nella Basilica di Santa Croce, il tempio dell’itale glorie, come lo definì parecchi anni dopo il Foscolo.

Daniele da Volterra avrebbe voluto che il sepolcro venisse decorato con la Vittoria che era rimasta nel mio stanzone di via Mozza a Firenze. Al Vasari però quella soluzione non andava a genio ed espresse il suo disappunto in una lettera indirizzata al mi nipote Lionardo.

Foto credit Opera Santa Croce
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Il Vasari infatti avrebbe voluto volentieri recuperare la Bandini in quel momento a Roma, fra le pertinenze di Pierantonio Bandini. Quell’opera a detta sua era molto più consona per una tomba rispetto al Genio della Vittoria.

“In quella sepoltura una cosa a proposito. Chè non so che quella vittoria che ha quel Prigione sotto quel che potessi denotare, ché Michelangiolo non fu mai soldato che vincessi nessuno, sebbene egli con la virtù vinse l’arte, superò l’invidia e certe cose che son basse a sì alto ingegno, che tutte ànno bisogno di considerazione”

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Alla fine però non si scelse nessuna delle due soluzioni. È ipotizzabile pensare che Cosimo I volesse trattenere piuttosto per sé quelle opere così preferì di gran lunga affidare la realizzazione della tomba di sana pianta al mio amico Giorgio Vasari.

Ai piedi di questa mia casa di pietra sono posizionate tre splendide signore allegoriche scolpite nel marmo che raffigurano l’Architettura, la Pittura e la Scultura. Tutte e tre si dolgono per la mia dipartita dal mondo terreno.

Al di sopra del sepolcro trovate il busto che scolpì Battista Lorenzi e l’affresco del Compianto sul Cristo Morto del Naldini. Le tre sculture principali sono state sì progettate dal Vasari ma le realizzarono materialmente tre diversi artisti. L’Architettura è opera di Giovanni dell’Opera, la Scultura di Valerio Cioli e la pittura di Battista Lorenzi.

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Lo scultore Valerio Cioli, detto il Cigoli probabilmente l’avete già sentito nominare. E’ lo stesso artista che scolpì la Fontana del Bacchino del Giardino di Boboli che ritrae il nano di corte di Cosimo I, chiamato il Morgante.

Per realizzare il sepolcro furono usati i marmi che ancora si trovavano in Via Mozza e ne furono comprati altri su ordine di Cosimo I come il fior di pesco violaceo, noto con il nome di breccia Medicea, marmi mischi o breccia di Seravezza. In realtà questo marmo veniva estratto non dalle cave presenti sul territorio di Seravezza ma da quelle sul territorio attiguo di Stazzema.

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L’iscrizione sulla lapide

Sulla lapide che si trova immediatamente sotto al sarcofago di marmo si legge un’iscrizione in latino che non solo fa menzione del mio nome ma ricorda la mia fama di scultore, pittore e architetto.

Viene riportato anche il fatto che le mie spoglie furono trasportate fino a Firenze da Roma per merito del mi nipote Lionardo.

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Una curiosità: la data del 1570 che si legge non è quella del completamento effettivo del monumento funebre, che risale invece a qualche anno dopo, il 1578.

Nell’ultima riga è riportata per esteso l’età che avevo quando passai a miglior vita il 18 febbraio del 1564: ottantotto anni, undici mesi e quindici giorni.

La restauratrice Paola Rosa all’opera, durante l’ultimo intervento conservativo che ha riguardato il mio sepolcro
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My tomb in Santa Croce: everything you ever wanted to know

Shortly after my death, people began to think about building my tomb in the Basilica of Santa Croce, the temple of such glories, as Foscolo defined it several years later.

Daniele da Volterra would have liked the tomb to be decorated with the Victory that had remained in my large room in via Mozza in Florence. Vasari, however, did not like that solution and expressed his disappointment in a letter addressed to my nephew Lionardo.

Vasari in fact would have liked to have recovered the Bandini at that time in Rome, among the appurtenances of Pierantonio Bandini. According to him, that work was much more suitable for a tomb than the Genius of Victory.

“In that burial I want there to be a suitable sculpture. Victory has that prison below the knee and Michelangelo was never a soldier who won anyone, although he won art with virtue, he overcame envy and certain things that are low to such high ingenuity, that all need consideration “

In the end, however, neither solution was chosen. It is conceivable to think that Cosimo I wanted to keep those works for himself, so he much preferred to entrust the construction of the tomb from scratch to my friend Giorgio Vasari.

At the foot of this stone house of mine there are three splendid allegorical ladies carved in marble depicting Architecture, Painting and Sculpture. All three grieve at my departure from the earthly world.

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Above the tomb you will find the bust sculpted by Battista Lorenzi and the fresco of the Lamentation over the Dead Christ by Naldini. The three main sculptures were indeed designed by Vasari but they were actually made by three different artists. The Architecture is the work of Giovanni dell’Opera, the Sculpture of Valerio Cioli and the painting of Battista Lorenzi.

You have probably already heard of the sculptor Valerio Cioli, known as Cigoli. It is the same artist who sculpted the Bacchus Fountain in the Boboli Gardens which portrays the court dwarf of Cosimo I, called the Morgante.

To make the sepulcher, the marbles that were still in Via Mozza were used and others were bought on the orders of Cosimo I such as the purplish peach blossom, known as breccia Medicea, mixed marbles or breccia di Seravezza. In reality this marble was extracted not from the quarries in the Seravezza area but from those in the adjacent area of ​​Stazzema.

The inscription on the tombstone

On the tombstone immediately below the marble sarcophagus, you can read an inscription in Latin which not only mentions my name but also recalls my fame as a sculptor, painter and architect.

It is also reported that my remains were transported to Florence from Rome thanks to my nephew Lionardo.

A curiosity: the date of 1570 that we read is not that of the actual completion of the funeral monument, which dates back to a few years later, 1578.

The last line shows the age I was when I passed away on February 18, 1564: eighty-eight years, eleven months and fifteen days.

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