Firenze e il mio stanzone di via Mozza

Quando me ne andai da Firenze per stabilirmi in pianta stabile a Roma, dovetti lasciare il mio studio fiorentino di via Mozza con tutto il suo contenuto. Dentro c’erano sculture abbozzate, blocchi, schizzi e modelli più o meno voluminosi.

L’idea di acquistare un ambiente tranquillo dove poter lavorare contemporaneamente a più progetti mi iniziò a frullare in testa nel 1518. In quel  periodo ero impegnato su più fronti ma soprattutto ero preso dal progettare della facciata del San Lorenzo su commissione di Papa Leone X.

Il 14 luglio dello stesso anno acquistai un bel terreno nei pressi della Chiesa di Santa Caterina dalle Ruote. Non sperate di visitare oggi quella chiesa perché non c’è più. Al suo posto c’è la chiesa dedicata a Santa Caterina d’Alessandria e via delle Ruote che ha nella sua toponomastica il ricordo di quella chiesa perduta.

Per varie vicissitudini che non sto qui a raccontarvi, sopra questo terreno non ci feci costruire alcunché. Preferii adoperarlo come orto e, una trentina d’anni dopo, lo vendetti al migliore offerente.

Comprai finalmente il lotto di cui avevo bisogno in via Mozza nel novembre del 1518. Se andate a Firenze non cercate nemmeno questa via perché ahimè non c’è più o meglio, si tratta del vecchio nome che aveva il tratto finale di via San Zanobi, ovvero quello che sfocia in via delle Ruote.

Ci feci realizzare sopra lo stanzone di 200 metri quadrati con tanto di tetto. Lì dentro c’avrei immagazzinato decine di blocchi di marmo di Carrara. C’era abbastanza posto per scolpire fino a venti statue tutte insieme. Sul retro del locale avevo anche un bell’orticello frequentato da gatti e vivaci galline.

Il 9 aprile del 1519, pochi mesi dopo la realizzazione di questo stanzone, arrivò un carro tirato da cinque robusti buoi sopra il quale era adagiato un blocco di pregevole marmo arrivato direttamente dalle cave Fantiscritti di Carrara. Nel corso dei mesi ne arrivarono molti altri da destinati sia alla Tomba di Giulio II che alle sculture della Sagrestia Nuova.

Quando tornai a Roma, molte opere sbozzate ma anche modelli in cera e in terracotta, rimasero nel laboratorio. Alcuni vennero rubati clamorosamente durante l’assedio della città del 1529 e poi recuperati, almeno in parte, in un secondo momento.

Altre sculture però rimasero lì dentro come ad esempio i quattro Prigioni conservati alla Galleria dell’Accademia, la Vittoria che oggi è a Palazzo Vecchio e l’Adolescente dell’Heremitage.

C’erano sempre anche una grande quantità di blocchi intatti che acquisto successivamente il duca Cosimo. Alcuni addirittura finirono per essere adoperati per la mia stessa sepoltura e tutt’oggi mi fanno compagnia qui dentro la chiesa di Santa Croce

Dopo varie passaggi di eredità lo stanzone venne venduto da Michelangelo Buonarroti il Giovane nel 1617 e oggi non ne rimane traccia se non nei miei ricordi e in tante scritti di quei tempi.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi aspetta a Firenze per mostrarvi i fasti del passato. Vi lascio quest’opera di Eugene Delacroix, dove mi vedo ritratto mentre medito nel mio studio di via Mozza, a Firenze.

1224 Michelangelo Buonarroti 02

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...