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Panneggi censorei e traumi per le quattro ore del giorno

Oggi non ho alcuna voglia di andarmene in giro per Firenze. Preferisco rimanere qui dentro Santa Croce assieme a quel presuntuoso di Canova e quel futurista di Galileo rimembrando i tempi andati. A volte ci si siede ai piedi di qualche sepolcro illustre e si parla per ore fino a quando il morto si ridesta e ci caccia via in malo modo.

Stamani mi son messo a raccontargli del tempo in cui partii definitivamente da Firenze alla volta di Roma. Era il 1534 ma lo ricordo proprio come se fosse oggi. Lasciai le sculture che stavo realizzando per la Sagrestia Nuova del San Lorenzo sul pavimento. Alcune erano a buon punto mentre per terminare altre avrei avuto ancora un bel po’ da fare.

La famiglia Medici provò in tutte le maniere a farmi tornare per terminare i lavoro ma non tornai più.

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Fu il Tribolo, architetto della fabbrica di San Lorenzo dal 1542, a cercare per primo di dare una disposizione alle sculture rimaste a terra. Prima fece montare le personificazioni delle quattro ore del giorno sui sarcofagi e successivamente mise la Madonna col Bambino e i Santi Cosma e Damiano sopra la cassa marmorea dentro la qual riposano i magnifici.

Ancora però mancavano gli intonaci alle pareti, i vetri alle finestre e altri dettagli prima che la Sagrestia potesse ritenersi terminata. Di questi particolari si fece carico il Vasari dopo la morte del Tribolo.

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Nel corso degli anni queste opere non ebbero modo di starsene tranquille a lungo. Infatti durante la reggenza di Cosimo III gli splendidi corpi nudi che scolpii con tanta dedizione vennero deturpati da osceni panneggi. Grazie al cielo i successori rimossero quella roba lì, utile solo a testimoniare l’idiozia del suo committente.

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Nell’Ottocento e nel Novecento le opere subirono spostamenti rischiosi e traumi indelebili. Prima vennero rimosse per effettuare un’inutile esumazione dei corpi e poi per proteggerle da eventuali bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti, che visse d’arte, visse d’amore e non fece mai male ad anima viva… parafrasando la Tosca.

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