Ti ho dato il mio cuore e senza di te non sono che legno
Questo madrigale, che scrissi probabilmente intorno agli anni Venti del Cinquecento, racconta quanto una persona possa arrivare a occupare ogni spazio dell’esistenza, fino a diventare parte di me.
Lo scrissi su un foglio che utilizzavo anche per i miei studi sulle tombe medicee. Erano anni intensi in quel di Firenze, dove all’epoca vivevo, lavorando nel mio stanzone di Via Mozza.
Fra disegni, appunti e studi per le tombe della Sagrestia Nuova, trovai spazio anche per questi versi. Ai fogli di lavoro talvolta affidavo pensieri che non avrei potuto esprimere in altro modo.
Di te me veggo e di lontan mi chiamo
per appressarm’al ciel dond’io derivo,
e per le spezie all’esca a te arrivo,
come pesce per fil tirato all’amo.
Quando penso a te, mi riconosco come appartenente a te. Anche se siamo lontani, sento che una parte di me ti raggiunge e vive già nella tua presenza. È come se, attraverso di te, potessi ritrovare la strada verso il cielo da cui proviene la mia anima.
La tua bellezza mi attira, mi richiama a te con una forza alla quale non riesco a sottrarmi. Un’esca alla quale abbocco senza esitazione, proprio come un pesce che, attirato dall’amo, finisce per esserne catturato. Non solo un’attrazione terrena. In quella bellezza vedo qualcosa che va oltre il corpo, qualcosa che mi permette di intravedere una dimensione più alta, vicina a Dio.
E perc’un cor fra dua fa picciol segno
di vita, a te s’è dato ambo le parti;
ond’io resto, tu ’l sai, quant’io son, poco.
Quando un cuore si divide fra due persone, difficilmente riesce a vivere davvero. Il mio, invece, te l’ho consegnato interamente, senza trattenerne una parte per me. Ti ho dato tutto quello che avevo e ormai mi è rimasto ben poco. Tu lo sai: ho lasciato che il mio cuore si allontanasse da me per appartenere a te.
E perc’un’alma infra duo va ’l più degno,
m’è forza, s’i’ voglio esser, sempre amarti;
ch’i’ son sol legno, e tu se’ legno e foco.
Un’anima, quando si trova davanti a due possibilità, finisce per scegliere quella che riconosce come più degna. La mia ha scelto te. Ecco perché, se voglio continuare a vivere, se voglio sentirmi ancora intero, sono costretto ad amarti.
Senza di te sono soltanto legno, materia senza calore e senza vita. Tu, invece, sei legno e fuoco insieme. In te convivono il corpo e lo spirito, la materia e quella scintilla capace di darle vita. È proprio ciò che sento mancare in me e che ritrovo nella tua presenza.
Non mi basta desiderarti o averti vicino: attraverso di te cerco qualcosa che appartiene a una dimensione superiore. La bellezza terrena diventa una strada per avvicinarmi al cielo, mentre l’amore si trasforma in una necessità senza la quale mi sento incompleto.
Ho scritto di una dipendenza dell’anima, di quella condizione in cui un’altra persona diventa così importante da sembrare l’unica capace di tenerci davvero in vita.
Di te me veggo e di lontan mi chiamo
per appressarm’al ciel dond’io derivo,
e per le spezie all’esca a te arrivo,
come pesce per fil tirato all’amo.
E perc’un cor fra dua fa picciol segno5
di vita, a te s’è dato ambo le parti;
ond’io resto, tu ’l sai, quant’io son, poco.
E perc’un’alma infra duo va ’l più degno,
m’è forza, s’i’ voglio esser, sempre amarti;
ch’i’ son sol legno, e tu se’ legno e foco.
Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.
I have given you my heart, and without you, I am nothing but wood.
This madrigal, which I likely wrote around the 1520s, speaks to how a person can come to occupy every space of one’s existence—to the point of becoming a part of oneself.
I penned it on a sheet of paper that I was also using for my studies of the Medici tombs. Those were intense years in Florence, where I lived at the time, working in my large room on Via Mozza.
Amidst the sketches, notes, and studies for the tombs in the New Sacristy, I found space for these verses as well. At times, I would entrust to my working papers thoughts that I could not express in any other way.
I see myself in you, and though far away, I call out to you,
seeking to draw nearer to the heaven from which I descend;
drawn by the bait, I come to you—
like a fish pulled toward the hook by a line.
When I think of you, I recognize that I belong to you. Even though we are apart, I feel that a part of me reaches out to you and already dwells in your presence. It is as if, through you, I might rediscover the path back to the heaven from which my soul originates.
Your beauty draws me in, calling me toward you with a force I cannot resist—a lure I take without hesitation, much like a fish that, drawn to the hook, ends up being caught. It is not merely an earthly attraction; in that beauty, I perceive something that transcends the physical body—a glimpse into a higher realm, closer to God.
And since a heart divided between two can scarcely sustain a true life,
I have given both parts of mine to you;
thus, as you well know, what remains of me is very little.
When a heart is split between two people, it can hardly truly live. As for me, I have given you my all, holding nothing back for myself. I have surrendered everything I possessed, and now, very little remains. You know this: I have allowed my heart to drift away from me, so that it might belong to you.
And since a soul, when faced with two paths, chooses the worthier one,
I am compelled—if I wish to truly exist—to love you always;
for I am but wood, while you are both wood and fire.
When a soul is confronted with two possibilities, it inevitably chooses the one it deems most worthy. Mine has chosen you. That is why, if I wish to go on living—if I wish to feel whole once more—I am bound to love you.
Without you, I am merely wood—matter devoid of warmth or life. You, however, are both wood and fire. Within you, body and spirit coexist—matter joined with the spark that grants it life. This is precisely what I find lacking in myself, yet discover in your presence.
It is not enough for me to desire you or to have you near; through you, I seek something that belongs to a higher realm. Earthly beauty becomes a path toward the heavens, while love transforms into an essential need—without which I feel incomplete.
I have written of a dependency of the soul—that state in which another person becomes so vital that they seem the only one capable of truly keeping us alive.
Di te me veggo e di lontan mi chiamo
per appressarm’al ciel dond’io derivo,
e per le spezie all’esca a te arrivo,
come pesce per fil tirato all’amo.
E perc’un cor fra dua fa picciol segno5
di vita, a te s’è dato ambo le parti;
ond’io resto, tu ’l sai, quant’io son, poco.
E perc’un’alma infra duo va ’l più degno,
m’è forza, s’i’ voglio esser, sempre amarti;
ch’i’ son sol legno, e tu se’ legno e foco.
For now, yours truly, Michelangelo Buonarroti, bids you farewell—see you in future posts and on social media.

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