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15 settembre 1864: Firenze capitale d’Italia

Il 15 settembre 1864 una firma cambiò il destino di Torino, Firenze e dell’Italia intera. A Fontainebleau, in Francia, venne sottoscritta la Convenzione di settembre, l’accordo diplomatico tra il Regno d’Italia e il Secondo Impero francese destinato a provocare il trasferimento della capitale da Torino a Firenze.

A firmare per l’Italia furono Costantino Nigra, ambasciatore italiano a Parigi, e Gioacchino Napoleone Pepoli, mentre per la Francia sottoscrisse l’accordo il ministro degli Esteri Édouard Drouyn de Lhuys.

Dietro quell’accordo c’era uno dei nodi più delicati del Risorgimento: la Questione romana.

Firenze Capitale d’Italia. Il re in Piazza della Signoria di Enrico Fanfani
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Perché l’Italia doveva lasciare Torino?

Nel 1864 Roma apparteneva ancora allo Stato Pontificio ed era protetta dalle truppe francesi di Napoleone III. Il governo italiano cercava una soluzione diplomatica che consentisse di ridurre la presenza militare francese nella penisola senza provocare uno scontro diretto con la Francia.

La Convenzione prevedeva quindi che l’Italia si impegnasse a non attaccare lo Stato Pontificio e a proteggerne il territorio da eventuali aggressioni esterne, mentre la Francia avrebbe ritirato progressivamente le proprie truppe da Roma entro due anni. L’accordo prevedeva inoltre la possibilità per il Papa di organizzare un proprio esercito e l’avvio di trattative sull’assunzione da parte italiana di una quota dei debiti delle antiche province pontificie.

Ma c’era una clausola destinata a cambiare concretamente la geografia politica del Regno.

Un protocollo collegato alla Convenzione stabiliva infatti che la capitale italiana dovesse essere trasferita da Torino a un’altra città del Regno. La destinazione non era indicata nel testo dell’accordo: sarebbe stata individuata successivamente.

E qui entrò in scena Firenze

La scelta della nuova capitale non fu casuale. Firenze appariva più centrale rispetto a Torino, che si trovava all’estremità nord-occidentale del nuovo Regno, a ridosso della frontiera francese. La città toscana possedeva inoltre un enorme peso storico, culturale e simbolico: era stata il cuore della tradizione letteraria italiana e veniva considerata un punto di riferimento fondamentale per l’identità nazionale.

Non mancò neppure l’ipotesi di Napoli, ma alla fine prevalse Firenze, percepita come una soluzione più equilibrata anche dal punto di vista geografico.

La scelta, tuttavia, aveva anche un significato politico tutt’altro che secondario. Per la Francia, lo spostamento della capitale lontano da Torino doveva rappresentare la garanzia che l’Italia non avrebbe immediatamente tentato di conquistare Roma. Per una parte della classe politica italiana, invece, Firenze poteva essere interpretata come una tappa verso la soluzione della Questione romana, non necessariamente come una rinuncia definitiva alla città papale.

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Torino perde la capitale e scoppia la protesta

Per Torino la notizia fu uno shock. La città aveva investito enormi risorse per trasformarsi nella capitale del nuovo Regno d’Italia. Erano stati avviati importanti interventi urbanistici, amministrativi e infrastrutturali e intorno alla presenza della corte, del Parlamento e degli apparati dello Stato si era sviluppata una parte consistente dell’economia cittadina.

La prospettiva di perdere tutto questo provocò una reazione violentissima.

Il 21 e 22 settembre 1864 Torino fu attraversata da grandi manifestazioni e scontri. L’esercito intervenne per reprimere i disordini e il bilancio fu drammatico: secondo il Senato della Repubblica, gli scontri provocarono 23 morti e più di cento feriti.

La crisi ebbe conseguenze anche sul piano politico: il governo presieduto da Marco Minghetti cadde il 28 settembre 1864.

Per i torinesi non si trattava soltanto di perdere un titolo prestigioso. La capitale significava ministeri, Parlamento, corte, funzionari, diplomatici, imprese, commerci e una grande quantità di denaro che circolava quotidianamente in città.

Firenze si prepara a diventare capitale

A Firenze, al contrario, cominciò una stagione di straordinari cambiamenti.

La città doveva essere adeguata al nuovo ruolo istituzionale. Non bastava ospitare il re e la corte: occorreva accogliere ministeri, parlamentari, funzionari, diplomatici e migliaia di persone che sarebbero arrivate insieme agli apparati dello Stato.

Fu in questo contesto che assunse un’importanza decisiva il progetto urbanistico di Giuseppe Poggi.

L’architetto elaborò un grande piano di ampliamento e risanamento destinato a cambiare profondamente il volto di Firenze. Nuove strade, piazze, viali e quartieri avrebbero accompagnato l’espansione della città oltre il nucleo storico. Il progetto avrebbe lasciato un’impronta ancora riconoscibile nella Firenze contemporanea.

Tra gli interventi più celebri ci sarebbero stati i viali di circonvallazione, il sistema delle Rampe e il nuovo assetto della collina di San Miniato, con il futuro Piazzale Michelangelo.

La Firenze capitale non fu quindi soltanto una parentesi politica: fu anche un enorme laboratorio urbanistico.

Palazzo Vecchio diventa sede del Parlamento

Uno dei luoghi simbolicamente più importanti di questa trasformazione fu Palazzo Vecchio.

Durante gli anni di Firenze capitale, il Salone dei Cinquecento venne adattato per ospitare la Camera dei deputati. Una recente ricerca condotta attraverso rilievi radar e laser ha persino individuato sotto il pavimento del salone le tracce della struttura semicircolare degli scranni installati nel 1865 per il Parlamento del Regno d’Italia.

È un dettaglio straordinario perché significa che una parte della Firenze capitale è ancora fisicamente nascosta sotto i nostri piedi.

Anche Palazzo Pitti assunse un ruolo fondamentale, diventando una delle principali residenze della famiglia reale. La presenza sabauda modificò inevitabilmente la vita della città e trasformò gli equilibri degli spazi monumentali fiorentini.

Vittorio Emanuele II arriva a Firenze

Il trasferimento della corte iniziò nel 1865.

Vittorio Emanuele II lasciò Torino e si trasferì a Firenze con la corte. Le fonti parlamentari indicano che il passaggio amministrativo della capitale si completò nel corso del giugno 1865, mentre la presenza del sovrano in città era già iniziata nei mesi precedenti.

Firenze diventava così il cuore politico del Regno d’Italia.

Ma non sarebbe rimasta capitale a lungo.

Una capitale di passaggio verso Roma

La cosa più interessante è che Firenze non era destinata a essere la capitale definitiva.

Roma continuava a rappresentare il grande obiettivo del processo unitario. La stessa Convenzione di settembre aveva creato un’ambiguità diplomatica: la Francia interpretava il trasferimento della capitale come una rinuncia italiana a Roma, mentre molti italiani continuavano a considerare la città eterna la futura capitale del Regno.

E infatti, appena pochi anni dopo, gli equilibri internazionali cambiarono.

Nel 1870, con la caduta del Secondo Impero francese e il ritiro della protezione francese a Roma, l’esercito italiano entrò nella città attraverso la breccia di Porta Pia.

Roma venne annessa al Regno d’Italia e nel 1871 la capitale fu trasferita da Firenze a Roma.

Firenze aveva dunque avuto il ruolo di capitale per appena sei anni, dal 1865 al 1871. Ma quei sei anni furono sufficienti a trasformarla profondamente.

Le tracce della Firenze capitale sono ancora visibili

Oggi passeggiare per Firenze significa attraversare anche una città nata nell’Ottocento per rispondere alle esigenze di un giovane Stato nazionale.

I grandi viali, le trasformazioni urbanistiche di Poggi, Palazzo Vecchio con le tracce del Parlamento, Palazzo Pitti e molti edifici legati alla presenza della corte raccontano ancora quella stagione.

È una delle pagine più affascinanti della storia italiana perché in appena pochi anni Firenze passò da capitale culturale e granducale a capitale di un Regno appena nato, per poi cedere il ruolo a Roma.

E tutto cominciò con una firma, il 15 settembre 1864.

Una firma che costò carissima a Torino, trasformò Firenze e, paradossalmente, avvicinò l’Italia proprio a quella Roma che sembrava essere stata temporaneamente abbandonata.

Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

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September 15, 1864: Florence Becomes the Capital of Italy

On September 15, 1864, a signature changed the destiny of Turin, Florence, and all of Italy. The September Convention—a diplomatic agreement between the Kingdom of Italy and the Second French Empire destined to trigger the relocation of the capital from Turin to Florence—was signed at Fontainebleau, France.

Signing on behalf of Italy were Costantino Nigra, the Italian ambassador to Paris, and Gioacchino Napoleone Pepoli, while Foreign Minister Édouard Drouyn de Lhuys signed for France.

Behind this agreement lay one of the most delicate issues of the Risorgimento: the Roman Question.

Why did Italy have to leave Turin?

In 1864, Rome still belonged to the Papal States and was protected by Napoleon III’s French troops. The Italian government was seeking a diplomatic solution that would allow for a reduction of the French military presence on the peninsula without provoking a direct clash with France.

The Convention therefore stipulated that Italy would pledge not to attack the Papal States and to protect their territory from external aggression, while France would progressively withdraw its troops from Rome within two years. The agreement also provided for the Pope to organize his own army and for the initiation of negotiations regarding Italy’s assumption of a share of the debts of the former Papal provinces.

However, there was a clause destined to tangibly alter the political geography of the Kingdom.

A protocol linked to the Convention established that the Italian capital was to be moved from Turin to another city within the Kingdom. The destination was not specified in the text of the agreement; it was to be determined later.

And this is where Florence entered the picture

The choice of the new capital was not accidental. Florence appeared more centrally located than Turin, which lay at the northwestern edge of the new Kingdom, right up against the French border. Moreover, the Tuscan city held immense historical, cultural, and symbolic weight: it had been the heart of the Italian literary tradition and was regarded as a cornerstone of national identity.

Naples was also considered as an option, but Florence ultimately prevailed, perceived as a more balanced solution—geographically speaking, among other reasons.

However, the choice also carried significant political implications. For France, moving the capital away from Turin was intended to guarantee that Italy would not immediately attempt to conquer Rome. Conversely, for a segment of the Italian political class, Florence could be seen as a stepping stone toward resolving the “Roman Question,” rather than a definitive abandonment of the Papal city.

Turin loses the capital; protests erupt

For Turin, the news came as a shock. The city had invested vast resources to transform itself into the capital of the new Kingdom of Italy. Major urban, administrative, and infrastructural projects had been launched, and a substantial part of the local economy had developed around the presence of the court, Parliament, and state institutions.

The prospect of losing all this sparked a violent reaction

On September 21 and 22, 1864, Turin was swept by massive demonstrations and clashes. The army intervened to quell the unrest, resulting in a tragic toll: according to the Senate of the Republic, the clashes left 23 people dead and over a hundred injured.

The crisis also had political repercussions: the government led by Marco Minghetti fell on September 28, 1864.

For the people of Turin, it was not merely a matter of losing a prestigious title. Being the capital meant ministries, Parliament, the court, civil servants, diplomats, businesses, trade, and vast sums of money circulating through the city every day. Florence Prepares to Become the Capital
In Florence, by contrast, a period of extraordinary change began.

The city had to be adapted to its new institutional role. It was not enough simply to host the king and the court; accommodation had to be found for ministries, parliamentarians, officials, diplomats, and the thousands of people arriving alongside the state apparatus.

It was against this backdrop that Giuseppe Poggi’s urban planning project took on decisive importance.

The architect devised a grand plan for expansion and urban renewal destined to profoundly alter the face of Florence. New streets, squares, boulevards, and neighborhoods would accompany the city’s growth beyond its historic core. The project would leave a mark that remains recognizable in contemporary Florence.

Among the most celebrated interventions were the ring-road boulevards, the Rampe (system of ramps), and the redesign of the San Miniato hillside, including the future Piazzale Michelangelo.

Florence as the capital was, therefore, not merely or a political interlude: it was also a massive urban planning laboratory.

Palazzo Vecchio becomes the seat of Parliament

One of the most symbolically significant sites of this transformation was Palazzo Vecchio.

During the years when Florence served as the capital, the Salone dei Cinquecento (Hall of the Five Hundred) was adapted to house the Chamber of Deputies. Recent research using radar and laser scanning has even revealed traces beneath the hall’s floor of the semicircular seating arrangement installed in 1865 for the Parliament of the Kingdom of Italy.

This is an extraordinary detail, as it means that a part of Florence’s time as the capital remains physically hidden beneath our feet.

Palazzo Pitti also played a pivotal role, becoming one of the royal family’s primary residences. The presence of the House of Savoy inevitably altered city life and transformed the dynamics of Florence’s monumental spaces.

Victor Emmanuel II arrives in Florence

The relocation of the royal court began in 1865.

Victor Emmanuel II left Turin and moved to Florence with his court. Parliamentary records indicate that the administrative transfer of the capital was completed during June 1865, although the sovereign’s presence in the city had already begun in the preceding months.

Florence thus became the political heart of the Kingdom of Italy.

Yet, it would not remain the capital for long.

A transitional capital on the way to Rome

The most interesting aspect is that Florence was never intended to be the permanent capital.

Rome remained the ultimate goal of the unification process. The September Convention itself had created a diplomatic ambiguity: France interpreted the relocation of the capital as an Italian renunciation of Rome, whereas many Italians continued to view the Eternal City as the Kingdom’s future capital.

Indeed, just a few years later, the international landscape shifted.

In 1870, following the fall of the Second French Empire and the withdrawal of French protection from Rome, the Italian army entered the city through the breach at Porta Pia. Rome was annexed to the Kingdom of Italy, and in 1871, the capital was moved from Florence to Rome.

Florence had thus served as the capital for a mere six years, from 1865 to 1871. Yet, those six years were enough to transform the city profoundly.

Traces of Florence’s time as the capital remain visible today

Walking through Florence today means traversing a city that was shaped in the 19th century to meet the needs of a young nation-state.

The grand boulevards, Poggi’s urban transformations, the Palazzo Vecchio (bearing traces of the Parliament), the Palazzo Pitti, and numerous buildings linked to the royal court all still bear witness to that era.

It is one of the most fascinating chapters in Italian history, as in just a few years, Florence transitioned from a cultural and Grand Ducal capital to the capital of a newly born Kingdom, before ultimately ceding that role to Rome.

And it all began with a signature on September 15, 1864.

A signature that came at a steep price for Turin, transformed Florence, and—paradoxically—brought Italy closer to that very Rome which had seemingly been temporarily abandoned.

For now, yours truly, Michelangelo Buonarroti, bids you farewell and looks forward to seeing you in future posts and on social media.

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