14 settembre, Santa Croce: 5 capolavori che raccontano la storia della Croce
Ogni anno, il 14 settembre, si celebra la festa dell’Esaltazione della Santa Croce, ricorrenza nella quale la tradizione cristiana ricorda l’ostensione della Croce a Gerusalemme e ne celebra il significato spirituale. Il termine stesso “esaltazione” richiama l’idea dell’innalzamento e dell’ostensione della Croce davanti ai fedeli.
Ma la Croce non appartiene soltanto alla liturgia. Per secoli è stata anche uno dei soggetti più potenti della storia dell’arte. Pittori e scultori hanno raccontato il ritrovamento della Vera Croce, la sua restituzione a Gerusalemme, la Crocifissione di Cristo e il momento stesso dell’innalzamento del legno sul quale Gesù venne crocifisso.
Piero della Francesca e l’Esaltazione della Croce ad Arezzo
Se c’è un’opera che sembra nata appositamente per raccontare il significato di questa giornata è l’Esaltazione della Croce di Piero della Francesca, uno degli episodi conclusivi delle celebri Storie della Vera Croce nella cappella maggiore della basilica di San Francesco ad Arezzo.
Il grande ciclo fu realizzato tra il 1452 e il 1466 circa e rappresenta uno dei vertici assoluti della pittura rinascimentale italiana.
Nella scena conclusiva, l’imperatore bizantino Eraclio sta riportando la Vera Croce a Gerusalemme dopo averla recuperata dal re persiano Cosroe.
Eraclio deve rinunciare alla pompa imperiale e procedere a piedi nudi, in atteggiamento umile, prima di poter entrare nella città santa con la reliquia.
È una delle grandi invenzioni narrative del ciclo: la vera esaltazione della Croce non coincide con il potere, con la gloria o con il trionfo terreno. È l’umiltà a permettere all’imperatore di compiere il suo gesto.
Davanti alle mura di Gerusalemme, alcuni fedeli si inginocchiano e attendono il ritorno della reliquia. La composizione è costruita con quella calma geometrica e quella luce limpida che rendono immediatamente riconoscibile la pittura di Piero della Francesca. Il racconto della Croce diventa così anche una riflessione sulla misura, sull’umiltà e sulla fede.
Agnolo Gaddi e la grande storia della Vera Croce a Firenze
Prima di Piero della Francesca, un altro artista aveva trasformato la storia della Croce in un gigantesco racconto per immagini.
È Agnolo Gaddi, autore del magnifico ciclo di affreschi della Cappella Maggiore della Basilica di Santa Croce a Firenze, realizzato alla fine del Trecento, tradizionalmente datato 1388-1390.
Qui la storia della Vera Croce viene raccontata praticamente dall’inizio alla fine. Si parte dalle vicende dell’albero destinato a diventare il legno della Croce e si attraversano episodi legati a Seth, alla regina di Saba, a Salomone, a Sant’Elena, fino al ritrovamento della reliquia e alle vicende dell’imperatore Eraclio.
La fonte principale del ciclo è la celebre Legenda Aurea di Jacopo da Varagine, uno dei testi fondamentali per comprendere l’iconografia medievale della Vera Croce.
Gaddi costruisce dunque non una singola scena, ma una vera e propria storia per immagini, un po’ come entrare dentro un grande libro illustrato medievale.
Secondo la tradizione francescana, San Francesco ricevette le stimmate proprio il 14 settembre, giorno dell’Esaltazione della Croce.
La Croce diventa movimento: Rubens
Se Piero della Francesca racconta la Croce attraverso l’equilibrio e la geometria, diversi secoli più tardi Peter Paul Rubens la trasforma in un’esplosione di energia.
Il suo celebre Innalzamento della Croce, realizzato ad Anversa tra il 1610 e il 1611, è un enorme trittico oggi conservato nella Cattedrale di Nostra Signora.
Gli uomini spingono, tirano, sollevano il pesante legno. Il corpo di Cristo diventa il fulcro dell’intera composizione e la diagonale della Croce attraversa violentemente lo spazio.
Rubens non vuole farci osservare la scena da lontano. Vuole quasi farci sentire il peso della Croce.
Il grande corpo di Cristo, i muscoli degli uomini che la sollevano, i cavalli, le armi e i contrasti di luce trasformano l’episodio in un’immagine potentemente teatrale. È il Barocco nella sua forma più spettacolare.
Il dipinto era stato concepito per stare sopra l’altare maggiore della chiesa di Santa Valpurga ad Anversa. L’atto di innalzare la Croce dialogava quindi con l’altro grande gesto di elevazione che avveniva durante la liturgia eucaristica.
Tiepolo e la Croce sospesa nella luce
Con Giambattista Tiepolo arriviamo invece al Settecento. Alle Gallerie dell’Accademia di Venezia è conservato il bozzetto per una grande Esaltazione della Croce e sant’Elena, realizzata dall’artista nei primi anni Quaranta del Settecento per il soffitto della chiesa delle Cappuccine Concezioniste di Castello a Venezia.
È un’opera completamente diversa da quella di Piero della Francesca e da quella di Rubens. Tiepolo porta la Croce verso l’alto.
La composizione sembra dissolversi nella luce e nello spazio, secondo quella straordinaria capacità illusionistica che avrebbe reso celebre la pittura del grande artista veneziano.
Il Volto Santo di Lucca: la Croce che continua a essere venerata
C’è però un’opera che per noi italiani, e soprattutto per chi vive in Toscana, assume un significato particolare. È il Volto Santo di Lucca, il grande Crocifisso ligneo custodito nella Cattedrale di San Martino.
Ogni anno la città di Lucca celebra con particolare solennità la festa dell’Esaltazione della Santa Croce proprio intorno a questa straordinaria immagine.
La sera del 13 settembre la Luminara di Santa Croce accompagna simbolicamente il percorso legato alla traslazione del Volto Santo dalla basilica di San Frediano alla Cattedrale. Il giorno successivo, il 14 settembre, la festa culmina con la celebrazione dell’Esaltazione della Croce.
Il Volto Santo è un’opera completamente diversa dalle grandi pitture che abbiamo visto: è una scultura.
Un’immagine di Cristo sulla Croce che per secoli ha rappresentato il cuore della devozione lucchese e che la tradizione medievale attribuiva a Nicodemo.
Il recente restauro ha inoltre restituito informazioni sorprendenti sulla policromia dell’opera e della Croce, rivelando una storia molto più complessa di quanto il suo aspetto scuro lasciasse immaginare.
E proprio quest’anno, 2026, la festa assume un significato ancora più particolare per Lucca: la città celebra la Santa Croce dopo la restituzione del Volto Santo a seguito del lungo intervento di restauro.
Anche Amico Aspertini raccontò la leggenda del Volto Santo
La storia del Volto Santo è diventata a sua volta soggetto d’arte. Nella Cappella di Sant’Agostino della Basilica di San Frediano, a Lucca, è conservato un affresco di Amico Aspertini che raffigura proprio la leggenda dell’arrivo della Croce a Lucca.
Secondo il racconto tradizionale, il crocifisso sarebbe giunto per mare senza equipaggio fino a Luni. Il vescovo Giovanni, avvertito in sogno, avrebbe raggiunto il porto e la Croce sarebbe stata poi trasportata verso Lucca su un carro trainato da buoi.
È un altro esempio di come la storia sacra, la leggenda e la memoria di una città possano trasformarsi in immagini.
Perché si celebra il 14 settembre?
La festa dell’Esaltazione della Santa Croce è legata alla tradizione dell’ostensione della reliquia della Croce a Gerusalemme e alla storia della sua restituzione dopo la conquista persiana.
Nel racconto tramandato dalla tradizione, l’imperatore Eraclio riuscì a recuperare la reliquia sottratta dal re persiano Cosroe e la riportò a Gerusalemme. Proprio questo episodio diventa il soggetto della conclusione del ciclo di Piero della Francesca ad Arezzo.
La festa, dunque, è profondamente legata anche alla storia che gli artisti hanno rappresentato per secoli.
Ecco perché il 14 settembre non è soltanto una ricorrenza del calendario liturgico.
È anche una giornata nella quale possiamo rileggere una parte straordinaria della storia dell’arte europea. Dietro quel legno che gli artisti hanno dipinto, scolpito e innalzato per secoli, c’è una delle immagini più potenti e riconoscibili dell’intera storia dell’arte.
Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.
September 14, Holy Cross: 5 Masterpieces Telling the Story of the Cross
Every year on September 14, the Feast of the Exaltation of the Holy Cross is celebrated—an occasion when Christian tradition commemorates the showing of the Cross in Jerusalem and celebrates its spiritual significance. The very term “exaltation” evokes the idea of the Cross being raised up and displayed before the faithful.
Yet the Cross belongs to more than just the liturgy; for centuries, it has also been one of the most powerful subjects in art history. Painters and sculptors have depicted the finding of the True Cross, its return to Jerusalem, the Crucifixion of Christ, and the very moment the wood upon which Jesus was crucified was raised aloft.
Piero della Francesca and the Exaltation of the Cross in Arezzo
If there is a work that seems created specifically to convey the meaning of this day, it is Piero della Francesca’s Exaltation of the Cross—one of the final episodes in the celebrated Legend of the True Cross cycle located in the main chapel of the Basilica of San Francesco in Arezzo.
This great cycle was created between approximately 1452 and 1466 and represents one of the absolute pinnacles of Italian Renaissance painting.
In the final scene, the Byzantine Emperor Heraclius is bringing the True Cross back to Jerusalem after recovering it from the Persian King Chosroes.
Heraclius must cast aside imperial pomp and proceed barefoot, in a posture of humility, before he can enter the Holy City with the relic.
This is one of the cycle’s great narrative innovations: the true exaltation of the Cross is not synonymous with power, glory, or earthly triumph. It is humility that enables the emperor to perform this act.
Before the walls of Jerusalem, the faithful kneel, awaiting the return of the relic. The composition is constructed with the geometric calm and clear light that make Piero della Francesca’s painting instantly recognizable. The narrative of the Cross thus becomes a reflection on proportion, humility, and faith.
Agnolo Gaddi and the great story of the True Cross in Florence
Before Piero della Francesca, another artist had transformed the story of the Cross into a vast visual narrative.
This artist was Agnolo Gaddi, creator of the magnificent fresco cycle in the Main Chapel of the Basilica of Santa Croce in Florence, executed in the late 14th century—traditionally dated to 1388–1390.
Here, the story of the True Cross is recounted from start to finish. It begins with the history of the tree destined to become the wood of the Cross and moves through episodes involving Seth, the Queen of Sheba, Solomon, and Saint Helena, culminating in the discovery of the relic and the events surrounding the Emperor Heraclius.
The cycle’s primary source is the famous Golden Legend (Legenda Aurea) by Jacopo da Varagine, one of the essential texts for understanding the medieval iconography of the True Cross.
Gaddi thus constructs not merely a single scene, but a true visual narrative—akin to stepping inside a massive medieval illustrated book.
According to Franciscan tradition, Saint Francis received the stigmata on September 14th—the Feast of the Exaltation of the Holy Cross.
The Cross becomes movement: Rubens
While Piero della Francesca depicts the Cross through balance and geometry, several centuries later, Peter Paul Rubens transforms it into an explosion of energy.
His famous Raising of the Cross, created in Antwerp between 1610 and 1611, is a massive triptych now housed in the Cathedral of Our Lady.
Men push, pull, and heave the heavy timber. The body of Christ becomes the focal point of the entire composition, and the diagonal line of the Cross cuts violently across the space. Rubens does not want us to observe the scene from a distance; he wants us to almost feel the weight of the Cross.
Christ’s massive body, the straining muscles of the men lifting the Cross, the horses, the weaponry, and the dramatic contrasts of light transform the episode into a powerfully theatrical image. It is the Baroque in its most spectacular form.
The painting was originally conceived for the high altar of the Church of Saint Walburga in Antwerp. Thus, the act of raising the Cross resonated with the other great act of elevation that took place during the Eucharistic liturgy.
Tiepolo and the Cross suspended in light
With Giambattista Tiepolo, we move into the eighteenth century. The Gallerie dell’Accademia in Venice houses the preparatory sketch for a large-scale Exaltation of the Cross and Saint Helena, created by the artist in the early 1740s for the ceiling of the Church of the Capuchin Nuns of the Immaculate Conception (Cappuccine Concezioniste) in the Castello district of Venice.
It is a work entirely different from those of Piero della Francesca and Rubens. Tiepolo directs the Cross upward.
The composition seems to dissolve into light and space, displaying that extraordinary illusionistic mastery that would made the great Venetian artist’s painting famous.
The Holy Face of Lucca: the Cross that continues to be venerated
However, there is one work that holds special significance for us Italians—and especially for those living in Tuscany. It is the Holy Face of Lucca (Volto Santo di Lucca), the large wooden Crucifix housed in the Cathedral of San Martino.
Every year, the city of Lucca celebrates the Feast of the Exaltation of the Holy Cross with particular solemnity, centering the observance on this extraordinary image.
On the evening of September 13th, the Luminara di Santa Croce (Illumination of the Holy Cross) symbolically traces the route taken during the historic transfer of the Holy Face from the Basilica of San Frediano to the Cathedral. The following day, September 14th, the festival culminates in the celebration of the Exaltation of the Cross.
The Holy Face is a work entirely different from the great paintings we have seen: it is a sculpture.
It is an image of Christ on the Cross that has been the heart of devotion in Lucca for centuries and which medieval tradition attributed to Nicodemus.
Recent restoration work has also yielded surprising information regarding the polychromy of both the figure and the Cross, revealing a history far more complex than its dark appearance might have suggested.
And this very year—2026—the festival holds even greater significance for Lucca: the city celebrates the Holy Cross following the return of the Holy Face after its extensive restoration.
Amico Aspertini also depicted the legend of the Holy Face
The story of the Holy Face has itself become a subject of art. A fresco by Amico Aspertini, housed in the Chapel of Saint Augustine within the Basilica of San Frediano in Lucca, depicts the legend of the Cross’s arrival in the city.
According to traditional accounts, the crucifix arrived by sea at Luni, with no crew on board. Bishop Giovanni, having received a warning in a dream, reportedly made his way to the port, and the Cross was subsequently transported to Lucca on an ox-drawn cart.
This is yet another example of how sacred history, legend, and a city’s collective memory can be transformed into imagery.
Why is it celebrated on September 14th?
The Feast of the Exaltation of the Holy Cross is linked to the tradition of displaying the relic of the Cross in Jerusalem and to the story of its recovery following the Persian conquest.
According to tradition, the Emperor Heraclius succeeded in retrieving the relic—which had been seized by the Persian King Khosrow—and brought it back to Jerusalem. This very episode forms the subject of the final scene in Piero della Francesca’s fresco cycle in Arezzo.
The feast is, therefore, deeply connected to the story that artists have depicted for centuries.
That is why September 14th is not merely an observance on the liturgical calendar.
It is also a day when we can revisit an extraordinary chapter in the history of European art. Behind that wood—which artists have painted, sculpted, and raised aloft for centuries—lies one of the most powerful and recognizable images in the entire history of art.
For now, your ever-faithful Michelangelo Buonarroti bids you farewell, looking forward to seeing you in future posts and on social media.

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