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Il tempo non concede ritorni

Chi opera fuori del dovere suo spera invano d’esserne poi lodato o ricompensato. Così dice il volgo, e così pure sentivo io, ché spesso accade che chi fa quel che non si conviene, riceve in cambio ciò che mai avrebbe creduto.

È sentenza antica di Toscana, e vera più che non paia a prima vista, poiché l’uomo, illuso dal proprio desiderio, si perde nel credere che il bene fatto fuori misura generi gratitudine certa.

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E in tale errore mi riconosco, ché non fui felice come credetti di poter essere, quando mi diedi tutto a voi, spogliandomi di me stesso con troppa fiducia e con animo forse più ardente che prudente.

Credei, donando la mia volontà e la mia libertà, di trovare compimento e quiete; ma invece mi vidi svuotato, come chi lascia la propria forma per vestire quella d’altrui, e in quella traslazione dell’anima – che i filosofi dicono essere proprio dell’amante che si fa nell’amato – io persi più di quanto non acquistassi.

Né posso sperare, ormai, di rinascere come la fenice, che al sole si consuma e dalle proprie ceneri si rifà nuova e più splendida.

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Tale speranza, che talvolta consola gli uomini nelle loro rovine, a me non è concessa, ché il tempo non concede ritorni, né l’età consente seconde vite dell’animo come fuoco che si riaccende identico a sé medesimo. Ciò che è consumato nell’amore profondo non torna com’era, ma si trasforma in memoria che non si rinnova.

E nondimeno, in questo mio gran tormento, trovo una gioia che par contradizione a chi non intende.

Essendo io vostro, mi accade cosa strana e quasi paradossale: che io sono più mio nel vostro possesso che non sarei se restassi a me solo. Come se l’essere interamente vostro mi restituisse, invece di togliermi, una forma più alta di appartenenza a me stesso. E in ciò consiste il mio danno, che pur amo: nel perdere me stesso per voi, io credo di ritrovarmi in una misura più vera, benché dolorosa.

Ritratto di Michelangelo Buonarroti di Cristofano di Papi dell’Altissimo
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Così resta sospeso l’animo mio tra la legge del mondo e quella dell’amore: da una parte l’esperienza che insegna come ogni speranza mal posta generi delusione; dall’altra la forza d’un legame che consuma e insieme conserva. E in tale contrasto vivo, senza che la ragione possa scioglierlo del tutto, né il cuore voglia abbandonarlo.

   Indarno spera, come ’l vulgo dice,
chi fa quel che non de’ grazia o mercede.
Non fu’, com’io credetti, in vo’ felice,
privandomi di me per troppa fede,
né spero com’al sol nuova fenice
ritornar più; ché ’l tempo nol concede.
Pur godo il mie gran danno sol perch’io
son più mie vostro, che s’i’ fussi mio.

Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

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Time grants no return

He who acts outside his duty hopes in vain to be praised or rewarded. So say the crowd, and so I felt, for it often happens that he who does what is unbecoming receives in return what he never expected.

It is an ancient Tuscan saying, and truer than it seems at first glance, for man, deluded by his own desire, loses himself in believing that good done beyond measure generates certain gratitude.

And I recognize myself in this error, for I was not as happy as I thought I could be, when I gave myself entirely to you, stripping myself of myself with too much trust and with a spirit perhaps more ardent than prudent.

I believed, by giving away my will and my freedom, I would find fulfillment and peace; But instead I saw myself emptied, like one who sheds his own form to take on that of another, and in that transference of the soul—which philosophers say is proper to the lover who takes place in the beloved—I lost more than I gained.

Nor can I hope, now, to be reborn like the phoenix, which is consumed by the sun and from its own ashes is reborn new and more splendid.

This hope, which sometimes consoles men in their ruin, is not granted to me, for time grants no return, nor does age permit second lives of the soul like a fire that rekindles identically to itself. What is consumed in profound love does not return as it was, but is transformed into a memory that is not renewed.

And yet, in this great torment of mine, I find a joy that seems a contradiction to those who do not understand.

Since I am yours, a strange and almost paradoxical thing happens to me: I am more mine in your possession than I would be if I were left to myself. As if being entirely yours restored to me, rather than taking away, a higher form of belonging to myself. And therein lies my loss, which I love nonetheless: in losing myself for you, I believe I find myself in a truer, albeit painful, way.

Thus my soul remains suspended between the laws of the world and those of love: on the one hand, the experience that teaches how every misplaced hope breeds disappointment; on the other, the strength of a bond that both consumes and preserves. And in this contrast I live, without reason being able to completely dissolve it, nor my heart wanting to abandon it.

   Indarno spera, come ’l vulgo dice,
chi fa quel che non de’ grazia o mercede.
Non fu’, com’io credetti, in vo’ felice,
privandomi di me per troppa fede,
né spero com’al sol nuova fenice
ritornar più; ché ’l tempo nol concede.
Pur godo il mie gran danno sol perch’io
son più mie vostro, che s’i’ fussi mio.

For now, yours, Michelangelo Buonarroti bids you farewell, and invites you to join me in future posts and on social media.

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