La Sala Grande era troppo bassa: lo scrissi a Cosimo I
Avevo ottantacinque anni all’epoca. Le mani non erano più quelle della Sistina ma la mente correva veloce, più di quando ero in piena forza.
Con gli occhi guidati dalla fervente passione vedevo ancora lontano, misurava lo spazio, giudicava l’altezza delle cose e peccando pure quelle degli uomini.
Il 25 aprile 1560, a Roma, presi carta e penna per scrivere a Cosimo I de’ Medici. Oggi quella lettera, tracciata con inchiostro bruno su carta avorio, è custodita a Casa Buonarroti.
Il perché di quella missiva
Mi erano stati fatti vedere i disegni delle stanze ideati dal mio caro amico Giorgio Vasari e il modello della Sala grande, con il progetto della fontana ideata da Bartolomeo Ammannati.
Non feci mistero di quel che pensai di quei progetti. La Sala grande che oggi chiamate Salone de’ Cinquecento, così com’era stata progettata, mi pareva bassa. Troppo bassa per un luogo pensato per la gloria di Firenze.
Quando si fa tanta spesa, quando si costruisce per durare nei secoli, bisogna avere coraggio. Proposi allora di alzare il soffitto di almeno dodici braccia. Non era un capriccio, ma una necessità architettonica: lo spazio deve respirare come respira un corpo umano per vivere.
Scrissi anche che, per quanto riguardava la correzione del palazzo, dai disegni che avevo visto meglio non si sarebbe potuto fare. E sulla fontana di Bartolomeo Ammannati non ebbi dubbi: una bella fantasia, destinata a diventare cosa mirabile.
Mi doleva essere così vecchio e vicino alla morte, perché non potevo più soddisfare pienamente il desiderio dei Fiorentini ma a dirla tutta, ero ben contento di non essere in terra fiorentina, alla mercè di un despota come Cosimo I.
La lettera originale che scrissi a Cosimo I il 25 aprile del 1560
Inlustrissimo s(igno)r Duca,
io ho visto e’ disegni delle stanze dipinte da messer Giorgio e il modello della sala grande con il disegnio della fontana di messer Bartolommeo che va in detto luogo.
Circa alla pictura, m’è parso veder cose maravigliose, come sono e saranno tutte quelle che sono e saran fatte sotto l’ombra di Vostra E(ccellenza).
Circa al modello della sala, così come è, mi par basso; bisognerebbe, poiché si fa tanta spesa, alzarla almeno braccia 12.
Circa alla corretione del palazo, a mme pare, per i disegni che [i]o ho visti, non si potesse accommodar meglio.
Quanto alla fontana di messer Bartolomeo, che va in detta sala, mi pare una bella fantasia e che riuscirà cosa mirabile; del che io prego Dio che vi dia lunga vita, acciò che quella possa condurre e queste e dell’altre cose.
Circa alla fabrica de’ Fiorentini qua, mi duole esser sì vechio e vicino alla morte per non poter sadisfare in tutto al desiderio suo; pur, vivendo, farò quanto potrò e a quella mi raccomando.Di Roma, il dì 25 di aprile 1560
Di Vostra E(ccellenza) i(llustrissima) servitore
Michelagnolo Buonarroti
Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.
The Great Hall was too low: I wrote to Cosimo I.
I was eighty-five years old at the time. My hands were no longer those of the Sistine Chapel, but my mind was racing, faster than when I was at my peak.
With eyes guided by fervent passion, I still saw far, measured space, judged the height of things and, to a fault, even those of men.
On April 25, 1560, in Rome, I took pen and paper to write to Cosimo I de’ Medici. Today that letter, written in brown ink on ivory paper, is kept at Casa Buonarroti.
The reason for that letter
I had been shown the drawings of the rooms conceived by my dear friend Giorgio Vasari and the model of the Great Hall, with the design of the fountain conceived by Bartolomeo Ammannati.
I made no secret of what I thought of those plans. The Great Hall, now called the Salone dei Cinquecento, as it had been designed, seemed low to me. Too low for a place designed for the glory of Florence.
When you spend so much, when you build to last for centuries, you have to be brave. I then proposed raising the ceiling by at least twelve braccia. It wasn’t a whim, but an architectural necessity: the space must breathe as a human body breathes to live.
I also wrote that, as far as renovating the palace was concerned, from the drawings I had seen, it couldn’t have been done. And about Bartolomeo Ammannati’s fountain, I had no doubts: a beautiful fantasy, destined to become a marvel.
It pained me to be so old and close to death, because I could no longer fully satisfy the Florentines’ desire, but to be honest, I was very happy not to be on Florentine soil, at the mercy of a despot like Cosimo I.
The original letter I wrote to Cosimo I on April 25, 1560
Inlustrissimo s(igno)r Duca,
io ho visto e’ disegni delle stanze dipinte da messer Giorgio e il modello della sala grande con il disegnio della fontana di messer Bartolommeo che va in detto luogo.
Circa alla pictura, m’è parso veder cose maravigliose, come sono e saranno tutte quelle che sono e saran fatte sotto l’ombra di Vostra E(ccellenza).
Circa al modello della sala, così come è, mi par basso; bisognerebbe, poiché si fa tanta spesa, alzarla almeno braccia 12.
Circa alla corretione del palazo, a mme pare, per i disegni che [i]o ho visti, non si potesse accommodar meglio.
Quanto alla fontana di messer Bartolomeo, che va in detta sala, mi pare una bella fantasia e che riuscirà cosa mirabile; del che io prego Dio che vi dia lunga vita, acciò che quella possa condurre e queste e dell’altre cose.
Circa alla fabrica de’ Fiorentini qua, mi duole esser sì vechio e vicino alla morte per non poter sadisfare in tutto al desiderio suo; pur, vivendo, farò quanto potrò e a quella mi raccomando.Di Roma, il dì 25 di aprile 1560
Di Vostra E(ccellenza) i(llustrissima) servitore
Michelagniolo Buonarroti
For now, yours truly, Michelangelo Buonarroti bids you farewell, and looks forward to seeing you in future posts and on social media.

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