Prime testimonianze della Battaglia dei Centauri

La prima testimonianza scritta che si ha della Battaglia di Centauri si trova in una lettera scritta del lontano 1527 da Giovanni Borromeo. Chi era costui? Niente di meno che l’agente dei Gonzaga a Firenze alla ricerca di tesori artistici da comprare per Federico, il marchese di Mantova. Federico stravedeva per le opere mie e avrebbe pagato qualsiasi prezzo pur  di potarsi a casa una scultura o un dipinto.

Nella lettera Borromeo scrive “certo quadro di figure nude, che combattono, di marmore, quale havea principiato ad istantia d’un gran signore, ma non è finito. E’ braccia uno e mezo a ogni mane, et così a vedere è cosa bellissima, e vi sono più di 25 teste e 20 corpi varii, et varie attitudine fanno”. Il gran signore è Lorenzo de’ Medici, detto Il Magnifico.

Successivamente questo mio lavoro giovanile viene descritto rapidamente anche nella biografia che scrisse il Condivi, anno 1553.

Se volete vedere la Battaglia dei Centauri con i vostri occhi, non dovrete fare altro che varcare le soglie di Casa Buonarroti, in via Ghibellina a Firenze.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi discorsi e i suoi racconti che vi aspetta tutti a casa sua, nella città del Rinascimento.

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Presentazione del restauro del Dio Fluviale

In questo preciso istante, presso il Cenacolo di Santa Croce si sta svolgendo la presentazione del restauro del modello del Dio Fluviale che realizzai io qualche secolo fa e che venne donato da Bartolomeo Ammannati all’Accademia del Disegno nel 1583.

Faccio copia e incolla dell’invito ufficiale aperto a tutti. Se vi trovate in questo preciso momento a Firenze, non perdete l’occasione di partecipare a questo prezioso incontro

L’ACCADEMIA DELLE ARTI DEL DISEGNO
INSIEME CON
OPIFICIO DELLE PIETRE DURE
CASA BUONARROTI
FRIENDS OF FLORENCE
SONO LIETI DI INVITARE LA S.V.
ALLA PRESENTAZIONE DEL RESTAURO DEL
 
DIO FLUVIALE
di Michelangelo Buonarroti donato da Bartolomeo Ammannati
all’Accademia del Disegno nel 1583
11 luglio 2017 – ore 10.30
Cenacolo di santa Croce
(per gentile concessione del Consiglio dell’Opera)
SALUTI
Dario Nardella
Sindaco di Firenze
Irene Sanesi
Presidente dell’Opera di Santa Croce
Eugenio Giani
Presidente del Consiglio Regionale della Toscana
Cristina Acidini
Presidente dell’Accademia delle Arti del Disegno
Marco Ciatti
Soprintendente Opificio delle Pietre Dure
Simonetta Brandolini d’Adda
Presidente Fondazione Friends of Florence
Andrea Pessina
Soprintendente archeologia belle arti e paesaggio
per la città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato
Pina Ragionieri
Presidente della Fondazione Casa Buonarroti
INTERVENGONO
Giorgio Bonsanti
Direttore del restauro
Laura Speranza
Direttore del settore di restauro dei materiali ceramici e plastici
Rosanna Moradei
Restauratrice
Segue visita all’opera presso la Casa Buonarroti
Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti
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Quando mi torna in mente

Quanto sare’ men doglia il morir presto
che provar mille morte ad ora ad ora,
da ch’in cambio d’amarla, vuol ch’io mora!
    Ahi, che doglia ‘nfinita
sente ‘l mio cor, quando li torna a mente
che quella ch’io tant’amo amor non sente!
    Come resterò ‘n vita?
    Anzi mi dice, per più doglia darmi,
che se stessa non ama: e vero parmi.
    Come posso sperar di me le dolga,
se se stessa non ama? Ahi trista sorte!
    Che fia pur ver, ch’io ne trarrò la morte?

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Mostra in arrivo: Michelangelo e l’assedio di Firenze

Era il 12 agosto del 1530 quando Firenze s’arrese alle truppe imperiali dopo dieci mesi d’assedio. In quei giorni difficili, la città resistette anche grazie ai bastioni e alle protezioni che avevo organizzato nella zona di San Miniato: un punto strategico fondamentale per difendere la città dall’invasore.

La mostra a Casa Buonarroti

Questa premessa ve l’ho voluta fare per annunciarvi in pompa magna una mostra di prossima apertura a Firenze ovvero Michelangelo e l’assedio di Firenze (1529-1530). La mostra aprirà al pubblico il 21 giugno e chiuderà i battenti il 10 ottobre 2017, presso Casa Buonarroti a Firenze.

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La storia

Dopo essere già stato consultato in veste di architetto militare fra l’estate e l’autunno del 1528, con l’obbiettivo di rendere le fortificazioni di Firenze più resistenti, l’anno successivo venni nominato ufficialmente generale governatore et procuratore. Che abbia sempre parteggiato per la repubblica non è un mistero e con quell’incarico ebbi l’occasione di fare qualcosa di utile per la città.

Il percorso espositivo

Durante questi mesi di esposizione, potrete ammirare i venti disegni della collezione di Casa Buonarroti con i progetti per le fortificazioni. Quei progetti non vennero concretizzati sia per il poco tempo a disposizione che per gli elevatissimi costi. Nella mostra saranno presenti anche altri disegni, libri, dipinti e molto altro ancora per testimoniare il periodo dell’assedio e quello della seconda repubblica fiorentina.

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Durante l’assedio vennero realizzate parecchie opere pittoriche come la Sacra Famiglia di Andrea del Sarto e la Madonna col Bambino e San Giovannino, probabilmente dipinta dal Pontormo. Anche queste opere saranno presenti nella mostra Michelangelo e l’assedio di Firenze (1529-1530).

Informazioni varie 

Michelangelo e l’assedio di Firenze  (1529-1530)
a cura di Alessandro Cecchi
Firenze, Casa Buonarroti, 21 giugno-10 ottobre 2017

Biglietto d’ingresso
€ 6.50 intero; € 4.50 gruppi e scuole secondarie di secondo grado
€ 3.00 scuole primarie e secondarie di primo grado

Orario di apertura:
dalle 10.00 alle 17.00. Chiuso il martedì

Info: Casa Buonarroti, via Ghibellina, 70, Firenze, tel +39 055 241 752; fax + 39 055241698
fond@casabuonarroti.it
http://www.casabuonarroti.it/it/2017/05/15/michelangelo-e-lassedio-di-firenze/

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A novembre in mostra al Metropolitan

“Michelangelo: Divine Draftman and Designer” così si chiamerà la prossima mostra dedicata a me al Metropolitan Museum che aprirà i battenti il 13 novembre 2017. Si preannuncia come la più grande mostra che il Met mi abbia mai dedicato e staremo a vedere se davvero sarà così. Fatto sta che le premesse ci sono e speriamo le aspettative non vengano deluse.

La mostra curata da Carmen Bambach presenterà circa 150 disegni miei, tre sculture che per il momento il Metropolitan non dice quali saranno e le Tentazioni di Sant’Antonio. I prestiti internazionali che arriveranno a New York saranno molti, compresa la serie completa di disegni che realizzai per Tommaso de’ Cavalieri. Questi disegni raramente vengono esposti al pubblico per ragioni conservative e sarà un’ottima occasione per vederli per il pubblico.

Nel percorso espositivo verranno mostrate anche opere di altri artisti a me affini per diverse ragioni.

La mostra “Michelangelo: Divine Draftman and Designer” verrà inaugurata il 13 novembre 2017 e proseguirà fino al 12 febbraio 2018. Il Metropolitan non ha fornito per il momento ulteriori dettagli relativi all’esposizione se non che i visitatori potranno condividere la loro esperienza durante il percorso espositivo adoperando l’hashtag #MetMichelangelo.

Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta. Sicuramente fra i 150 disegni esposti ci sarà quello degli arcieri dato che è già stato scelto per metterlo nella copertina del catalogo.

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Il Crocifisso abbozzato

A Casa Buonarroti c’è un piccolo crocifisso appena sbozzato che sembra che io abbia scolpito in un’età assai avanzata. In due lettere scritte dai miei assistenti nel 1562,  vengono siano spediti fino a Roma degli attrezzi particolari per scolpire proprio un piccolo Crocifisso in legno.

L’autografia di questa opera oramai è assodata da diversi anni tanto che il più grande esperto delle mie opere di sempre, Charles de Tonlay, in una conferenza tenuta a Bonn nel 1964 attribuì l’opera a me presentando un gran numero di documenti.

Chi fu a portare l’opera fino a Firenze da Roma? Molto probabilmente il mi’ nipote Lionardo dopo la mia morte. Il Crocifisso era stato in pratica accantonato e privato di importanza. Negli inventari di Casa Buonarroti compare già nel 1859 con la definizione di “bozzo di legno d’un Cristo in croce mancante le braccia”.

Non sono poche le analogie di questo Crocifisso che realizzai probabilmente per devozione privata e il disegno conservato al British Museum con il Cristo in Croce con la Vergine Maria e San Giovanni.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

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The model crucifix

There is a small crucifix in Museum Casa Buonarroti in Florence which is attributed to me during my old age. In two letters written by my assistants in 1562, special tools for carving a small wooden Crucifix are sent to Rome.

The attribution of this work has been determined for many years by the biggest expert of my works, Charles de Tonlay, at a conference held in Bonn in 1964, attributed the work to me by presenting a large number of documents.

Who brought this work of art to Florence from Rome? Most likely my grandson Lionardo after my death. The Crucifix had in fact been set aside and deprived of its importance. In the inventories of Casa Buonarroti it appears in 1859 with the definition of “wooden model of a crucifix with Christ’s arms missing”.

There are many types of Crucifix that I made probably for private devotion as well as a drawing kept at the British Museum of Christ on the Cross with the Virgin Mary and St. John the Baptist.

Yours truly, Michelangelo Buonarroti

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Michelangelo: disegni ritrovati

“Michelangelo: disegni ritrovati” così si intitola la nuova mostra che ha aperto i battenti al pubblico proprio oggi ai Musei Capitolini di Roma. Il protagonista indiscusso di questa esposizione è il mio Sacrificio di Isacco: un disegno non troppo noto al grande pubblico.

Il foglio appartiene alle collezioni di Casa Buonarroti, a Firenze. Il recto lo disegnai a matita rossa mentre il verso a penna nera. La mostra è nata con lo scopo di presentare una interessante scoperta fatta di recente. Infatti, durante il restauro del Sacrificio di Isacco, è stato esportato in contro-fondo che ha svelato la presenza di un disegno anche sul verso.

La mostra è stata allestita presso la Sala degli Arazzi nel Palazzo dei Conservatori e rimarrà aperta fino al 7 maggio 2017. L’orario di apertura è tutti i giorni dalle 9.30 fino alle 19.30. Ricordatevi che la biglietteria dei Musei Capitolini, come di consueto, finisce i suo servizio un’ora prima dell’orario di chiusura.

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Da vivo avrei permesso la pubblicazione dei miei versi?

Tanto si è discusso e dibattuto sulle mie poesie, sulla loro interpretazione e ancor di più sulla questione della pubblicazione. Solo pochi miei contemporanei ebbero la sorte di poter leggere quei versi tanto appassionati quanto tormentati. Fu il mi’ nipote omonimo a pubblicarle nel 1623 dopo aver effettuato non una semplice revisione ma, in alcuni casi, una riscrittura utile solo per modificarne radicalmente il significato.

Fra la fine del 1545 e il novembre del successivo anno, mentre ero impegnato con gli affreschi della Paolina, ebbi la voglia di rendere pubbliche tutte le poesie mie. Se questo impulso fosse nato proprio da un desiderio mio oppure fossi stato spinto da qualcun altro non è dato sapere. Fatto sta che sul mio scrittoio c’erano due manoscritti contenenti entrambi sia carte autografe che fogli trascritti da Luigi del Riccio e Donato Giannotti.

Probabilmente i due stavano cercando di mettere in ordine i versi miei per darli poi alle stampe. Cos’è successo dopo? Perché il progetto non andò a buon fine? Ci sono diverse ipotesi che circolano e sono tutte abbastanza plausibili.

Scriversi versi equivale a mettersi a nudo e forse nudo non avevo alcuna intenzione di stare dinnanzi a persone che nemmeno conoscevo. Pensando e ripensandoci sopra forse rpeferii tenerli per me quei versi.

“Io vi prego e scongiuro, per la vera amicizia che è tra nnoi, che non mi pare, che voi facciate guastare quella stampa e abruciare quelle che sono stampate; e che se voi fate boctega di me, non la vogliate far fare anche a altri; e se fate di me mille pezzi, io ne farò altrectanta, non di voi, ma delle vostre cose” scrissi in una lettera indirizzata a Luigi del Riccio proprio nel periodo in cui probabilmente stava lavorando al canzoniere mio.

Pochi anni dopo anche il Condivi, nella mia biografia, scrive di una prossima pubblicazione di versi e madrigali raccolti da lui stesso peraltro mai editi. Della raccolta del Condivi non s’è trovato traccia alcuna in tempi moderni: “spero tra poco tempo dar fuore alcuni suoi sonetti e madrigali, quali io con lungo tempo ho raccolto sì da lui da altri, e questo per dar saggio al mondo, quanto ne l’invenzione vaglia e quanti bei concetti naschino da quel divino spirito”.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti per il momento vi saluta instillandovi un dubbio: avrei mai permesso la pubblicazione delle mie poesie quando ancora ero in vita?

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Studio per il Tondo Doni

Il Tondo Doni è l’unica opera mia esposta permanentemente alla Galleria degli Uffizi e, ogni anno, vede sfilare davanti a se migliaia di persone provenienti da ogni angolo del mondo, attraverso un vetro anti-proiettili.

Quello che potete osservare a seguire è un disegno che realizzai per studiare la testa della Vergine della Sacra Famiglia. Si tratta di uno studio assai noto che addirittura, nel 2009, uscì da Casa Buonarroti per essere esposto a Belgrado, assieme a un disegno che tracciai per la gamba del Bambino.

Lo studio per la testa della Vergine appartiene alla collezione di Casa Buonarroti e potreste anche avere la fortuna di vederlo prima o poi con i vostri occhi. Tutti i disegni di Casa Buonarroti, a partire dal 1859, vennero sistemati all’interno di bacheche o appesi alle pareti in cornici ma venne deciso all’unanimità che quella permanente esposizione fosse troppo azzardata per la loro corretta conservazione.

Nel 1960 tutti i disegni vennero trasferiti preso il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi per essere sottoposti a un lungo e attento restauro. Quindici anni dopo fecero ritorno in via Ghibellina e, da allora in poi, vengono esposti solo in piccoli nuclei a rotazione in una sala appositamente pensata per lo scopo in condizioni di luce e termo igrometriche ideali per quelle carte così fragili e preziose.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti

 

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Le fortificazioni di Firenze

Nel 1527 Firenze divenne una tomba a cielo aperto. Ogni giorno morivano un gran numero di vecchi, giovani, uomini, donne e bambini: lo spettro della peste aveva steso un funereo velo su tutta la città e si stava mangiando vive intere generazioni.

Anche il mi fratello Bonarroto bonanima morì proprio a causa della peste l’anno successivo. Lasciò due figi: Francesca e Lionardo, il mio nipote prediletto.

Nel 1529 entrai a far parte dei Nove di Milizia e venni nominato generale governatore et procuratore costituito sopra alla detta fabbrica et fortificazione delle mura. Non mi tirai  indietro e partecipa attivamente anch’io all’insurrezione dei repubblicani contro la tirannica famiglia de’ Medici e mi feci carico della realizzazione delle fortificazioni di Firenze.

Le truppe papali, sotto il bastone del comando impugnato da papa Leone X, volevano riappropriarsi della città. Mi impegnai a progettare una nuovissima cinta muraria inclinata su ogni versante per sottrarre potenza ai colpi da arma da fuoco. Di questa mia ingegnosità sono giunti fino a voi sia dettagliati disegni che schizzi sommari. La cerchia muraria da me ideata era ricca di incavi e forme convesse particolarmente resistenti.

Per realizzare quelle mura mi ispirai a quelle di Ferrara: al tempo considerata una città inespugnabile, la più protetta di tutta Europa. L’ammodernamento della vecchia cinta iniziò ma non vene mai portato a termine.

Il disegno che vedete a seguire è quello relativo a una delle due porte poste a sud della città ed è conservato presso casa Buonarroti.

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