L’incanto di Orfeo a Palazzo Medici Riccardi
Palazzo Medici Riccardi da domani apre le porte al pubblico della nuova esposizione dal titolo “L’incanto di Orfeo”, una mostra dedicata al mito che ruota attorno alla figura di Orfeo, cantore, poeta e musico ma che sposo infelice di Euridice.
Partendo dal rilievo marmoreo neoattico con Orfeo, Euridice ed Hermes, proveniente dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che propone il definitivo distacco del cantore dalla sua amata si arriva alle opere di Tiziano, Parmigianino, van Honthorst, Bruegel il Vecchio, Rembrandt e Delacroix.
Saranno presenti in mostra anche opere di Moreau, Redon, Feuerbach, De Chirico, Cocteau, Savinio, Melotti, Twombly e Paladino provenienti da prestigiose istituzioni culturali italiane e internazionali come le Gallerie degli Uffizi al Musée du Louvre di Parigi, dal Mart di Trento e Rovereto al Kunsthistorisches Museum e al Belvedere di Vienna, del Bargello all’Accademia Carrara di Bergamo tanto per citarne alcune oltre che da collezioni private e grazie a una speciale collaborazione con l’Archivio del Teatro del Maggio Fiorentino.
Il progetto espositivo è nato dalla presenza nel cortile di Palazzo Medici Riccardi del gruppo marmoreo di Orfeo che incanta Cerbero scolpito dal Bandinelli, ubicato nel cortile principale del palazzo di via Larga.
Orfeo è stato infatti soggetto privilegiato dell’arte e della cultura fiorentina a fianco delle emblematiche figure di Ercole, David e Giuditta. Era già presente nel Quattrocento in una delle formelle di Luca della Robbia del Campanile di Giotto_ il figlio della musa Calliope e del re della Tracia Eagro ebbe infatti un posto di particolare rilievo nello studio e nell’interpretazione della classicità in età rinascimentale, con sottolineature letterarie, filosofiche e politiche.
Questo interesse che si sviluppò proprio intorno a Cosimo il Vecchio e a Lorenzo il Magnifico grazie agli artisti, ai letterati, ai pensatori e ai poeti vicini ai Medici, è testimoniato da una molteplicità di opere.
A quel periodo risale per esempio la teatrale Fabula di Orpheo di Agnolo Poliziano, stretto amico del Magnifico e traduttore in latino anche delle Argonautiche orfiche, presente in mostra grazie a un prezioso esemplare di entourage mediceo proveniente dalla Biblioteca Riccardiana, affiancato da una raffinata silloge miniata degli Inni orfici del Quattrocento maturo, segno dell’interesse culturale e religioso maturato nello stesso periodo in ambito neoplatonico.
Furono Marsilio Ficino, Pico della Mirandola, Cristoforo Landino a riconoscere in Orfeo uno dei padri fondatori della prisca philosophia, ovvero un incrocio sapienziale di teologia, filosofia e poesia.
Il richiamo di Orfeo nell’entourage mediceo riemerse agli inizi del Cinquecento quando il colto papa Leone X, grazie all’intermediazione del cardinale Giulio de’ Medici, governatore di Firenze, commissionò a Baccio Bandinelli la statua oggi conservata nel cortile del palazzo, perno di questa mostra, emblema di pacificazione e concordia nel delicato clima di restaurazione medicea in città.
Nemmeno Cosimo I de’ Medici fuggì dal fascino di Orfeo tanto che si volle far ritrarre da Agnolo Bronzino nelle sue vesti, trasferendo idealmente su di sé il potere ammaliatore e civilizzatore appartenuto al poeta tracio.
Vicino al dio Apollo che gli donò la lira, Orfeo è sin dalle origini prossimo anche a Dioniso e ai culti misterici, conoscitore dei segreti della natura e dell’anima, aderente al mondo conio e ai suoi misteri, in grado persino di attraversarne le viscere.
La mostra “L’incanto di Orfeo” permetterà di ripercorrere il mito di Orfeo grazie a una ricca selezione di capolavori dell’arte di ogni tempo, a cominciare dal bellissimo dipinto di Gerrit van Honthorst, assunto a icona della mostra.
Alle opere figurative saranno accostati preziosi manoscritti provenienti dalla Biblioteca Riccardiana e dalla Biblioteca Laurenziana fra cui, oltre agli esemplari già citati, una versione istoriata delle Metamorfosi di Ovidio, di ambito mediceo e annotata da Poliziano.
Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

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