Aiuti fiorentini per affrescare la volta Sistina, poi cacciati
Prima di metter mano agli affreschi della volta della Cappella Sistina, vista la complessità del progetto, pensai di metter su un gruppo di fidati collaboratori che potessero aiutarmi nell’impresa.
Nelle carte sulle quali annotavo tutto, oggi raccolte nel volumone chiamato “Ricordi”, annotai: “Pe’ garzoni della pictura che s’ànno far venire da Fiorenza, che saranno garzoni cinque, ducati venti d’oro di chmera per uno, chon questa chonditioneì, cioé che, quando e’ saranno qua e che e’ saranno d’achordo chon esso noi, che i decti ducati venti per uno che gli ranno ricievuti vadino chonto del loro salario, incominciando decto salario di lì ch’e’ si partono da Firoenza per venire qua…”.
Insomma, avrei pagato quei garzoni dal giorno stesso che avessero lasciato Firenze per venire a Roma.
A darmi una mano nell scelta di questi aiutanti, ci fu Francesco Granacci che di volta in volta mi avvertiva di chi aveva trovato che potesse fare al caso mio.
Alla fine arrivarono a Roma, oltre al mio amico di lunga data Granacci, Giuliano Bugiardini, Iacopo di Sandro, Agnolo di Donnino, Aristotile da Sangallo e anche Iacopo Toni, meglio noto come l’Indaco.
Durarono poco.
Lavorare con me non era cosa da tutti. Oltre a essere grandissimi professionisti, dovevano eseguire ciò che ordinavo loro alla lettera. La responsabilità di quel grandioso lavoro era solo mia; non potevo permettere che facessero qualcosa di testa propria.
Ora però non pensate che non avessi nessuno a macinrmi i colori o a prepararmi l’intonaco da stendere giornata dopo giornata.
Mi avvalsi di qualche aiuto anche per la realizzazione delle cornici e, sebbene non avessi più gli aiuti fiorentini, ci furono per esempio Bernardino Zanchetti e GIovanni Trignoli al mio fianco, entrambi pittori emiliani.
Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.
Florentine help to fresco the Sistine vault, then kicked out
Before starting to work on the frescoes of the Sistine Chapel vault, given the complexity of the project, I thought of putting together a group of trusted collaborators who could help me in the undertaking.
In the papers on which I wrote down everything, now collected in the large volume called “Ricordi”, I noted: Nelle carte sulle quali annotavo tutto, oggi raccolte nel volumone chiamato “Ricordi”, annotai: “Pe’ garzoni della pictura che s’ànno far venire da Fiorenza, che saranno garzoni cinque, ducati venti d’oro di chmera per uno, chon questa chonditioneì, cioé che, quando e’ saranno qua e che e’ saranno d’achordo chon esso noi, che i decti ducati venti per uno che gli ranno ricievuti vadino chonto del loro salario, incominciando decto salario di lì ch’e’ si partono da Firoenza per venire qua…”.
In short, I would have paid those apprentices from the very day they left Florence to come to Rome.
To give me a hand in choosing these helpers, there was Francesco Granacci who from time to time alerted me to who he had found who could be right for me.
Eventually they arrived in Rome, in addition to my long-time friend Granacci, Giuliano Bugiardini, Iacopo di Sandro, Agnolo di Donnino, Aristotile da Sangallo and also Iacopo Toni, better known as Indigo.
They didn’t last long. Working with me wasn’t for everyone. In addition to being great professionals, they had to do what I ordered them to the letter. The responsibility for that great work was mine alone; I couldn’t let them do something on their own.
But now don’t think that I didn’t have anyone to grind my colors or prepare the plaster to apply day after day. I also made use of some help for the creation of the frames and, although I no longer had Florentine help, from my own Memories put down in black and white we can read for example that there were Bernardino Zanchetti and GIovanni Trignoli at my side, both Emilian painters.
For the moment, your Michelangelo Buonarroti greets you and will meet you in future posts and on social media.

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