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Il Genio della Vittoria e quei ritocchi non miei

Il Genio della Vittoria che oggi troneggia nel Salone de’ Cinquecento a Palazzo Vecchio, era destinato in principio alla sepoltura di Giulio II.

Non lo inserii mai nella tomba: con le diverse modifiche e restrizioni non aveva più senso metterlo là e mai vide terra romana. Al momento della mia morte ancora giaceva infatti nello studio di via Mozza a Firenze.

Genio della Vittoria, Palazzo Vecchio
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Mentre mio nipote Lionardo stava meditando sull’opportunità o meno di adoperare quella scultura per la mia sepoltura in Santa Croce, Giorgio Vasari gli consigliò fortemente di lasciar perdere e regalare il Genio alla Vittoria a Cosimo I.

Ora dovete sapere che al tempo il Vasari era artista di corte e quindi non poteva non fare gli interessi del duca. Lionardo cedette la scultura a Cosimo I a malincuore nella cosapevolezza che quello non era un consiglio ma un imperativo da seguire senza proferir parola.

Il duca che non mi ebbe da vivo, pretendeva di avere tutto quello che di mio c’era in giro, corpo compreso. Lionardo sapeva che se non avesse ceduto, avrebbe dovuto subire una tremenda vendetta.

Genio della Vittoria, Palazzo Vecchio
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Dopo quel passaggio di proprietà forzato, l’opera pare fosse stata affidata nelle mani di Vincenzo Danti affinché ne portasse a termine l’esecuzione, lasciata allo stato di non finito.

Sebbene gli esperti non siano tutti d’accordo su ciò, durante il restauro eseguito fra il 1998 il 1999, è stata evidenziata una lavorazione successiva non di mia mano su tutto il capo del vincitore, probabilmente sui capelli del vinto.

Danti, grande estimatore delle mie opere e abile scultore, non si sarebbe fatto certo pregare per poter metter mano a un’opera mia.

Genio della Vittoria, Palazzo Vecchio
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Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

The Genius of Victory and those touches that were not mine

The Genius of Victory which today dominates the Salone de’ Cinquecento in Palazzo Vecchio was originally intended for the burial of Julius II.

I never inserted it into the tomb: with the various modifications and restrictions it no longer made sense to put it there and it never saw Roman land. At the time of my death it was still lying in the studio on via Mozza in Florence.

While my nephew Lionardo was pondering whether or not to use that sculpture for my burial in Santa Croce, Giorgio Vasari strongly advised him to abandon it and give the Genius of Victory to Cosimo I.

Now you must know that at the time Vasari was a court artist and therefore he could not fail to serve the interests of the duke. Lionardo gave the sculpture to Cosimo I reluctantly in the knowledge that this was not advice but an imperative to be followed without saying a word.

The duke, who didn’t have me while I was alive, claimed to have everything of mine that was around, including my body. Lionardo knew that if he didn’t give in, he would have to suffer a terrible revenge.

After that forced transfer of ownership, the work appears to have been entrusted to Vincenzo Danti so that he could complete its execution, which was left in an unfinished state.

Although experts do not all agree on this, during the restoration carried out between 1998 and 1999, subsequent workmanship not by my hand was highlighted throughout the winner’s head, probably on the loser’s hair.

Danti, a great admirer of my works and a skilled sculptor, certainly would not have had to be asked to be able to create one of my works.

For the moment, your Michelangelo Buonarroti greets you and will meet you in future posts and on social media.

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