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Restaurate la Madonna della Scala e la Battaglia dei Centauri

Oggi è stato presentato in via ufficiale il restauro da poco terminato della Madonna della Scala e della Battaglia dei Centauri. Sono le due opere che realizzai da ragazzo, fra il 1490 e il 1492, nel Giardino di San Marco sotto la guida di Bertoldo da Giovanni.

I progetti di intervento di restauro condotti su i due bassorilievi appartenenti a Casa Buonarroti, erano stati presentati nel 2020 al Salone del Restauro di Firenze e sono stati interamente finanziati dalla prestigiosa fondazione americana Friends of Florence.

Il mio alter ego Antonietta Bandelloni all’estrema sinistra con Cristina Acidini presidente della Fondazione Casa Buonarroti, Alessandro Cecchi direttore Museo di Casa Buonarroti, Simonetta Brandolini d’Adda presidente di Friends of Florence, Daniela Manna restauratrice e Marina Vincenti restauratrice
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I due restauri sono stati eseguiti materialmente da Marina Vincenti per la Battaglia dei Centauri e da Daniela Manna per la Madonna della Scala.

La Madonna della Scala, restaurata 25 anni fa e la Battaglia dei Centauri, restaurata 30 anni fa da Agnese Parronchi, presentavano sottili stratificazioni di depositi di polvere e particolato atmosferico che rendevano opache le superfici.

La colorazione dei marmi appariva infatti alterata dai materiali come cere, saponi e oli usati per realizzare i calchi e da materiali adoperati nei restauri come la trementina nel caso della Battaglia dei Centauri.

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Dopo aver restaurato le due opere è stato lampante il fatto che non venissero valorizzate a sufficienza dalle pareti bianche della Sala dei Marmi.

Per tale ragione è stato realizzato un nuovo allestimento dall’architetto Leonardo Santa. Adesso i due bassorilievi vengono esaltati al meglio sia dal colore antracite su cui si stagliano che dal nuovo impianto di illuminazione a led.

Simonetta Brandolini d’Adda presidente di Friends of Florence, Cristina Acidini presidente della Fondazione Casa Buonarroti, Marina Vincenti restauratrice e Alessandro Cecchi direttore Museo di Casa Buonarroti
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Il restauro della Madonna della Scala

Durante le indagini diagnostiche, con le immagini a luce trasmessa è stato possibile vedere una venatura leggera del marmo che ha inizio dal collo del Bambino e asseconda la sua colonna vertebrale. Sembra quasi che assecondai la venatura integrandola nell’opera come feci anche anni dopo con la prima versione del Cristo Portacroce, oggi a Bassano Romano.

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L’ intervento di pulitura è stato eseguito da Daniela Manna in modo graduale e selettivo, adoperando alcool decolorato e acqua demineralizzata, applicati localmente con tamponi di cotone idrofilo. Prima di questa operazione ha provveduto a fare una spolveratura con pennelli a setole morbide e aspirapolvere.

La Madonna della Scala appena restaurata verrà esposta nel Salone di Donatello al Bargello, in occasione proprio della grande mostra a lui dedicata.

Avevo appena sedici anni quando terminai di lavorare al bassorilievo in marmo ma già era chiaro quanta padronanza avessi con la materia e gli attrezzi del mestiere.

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La Madonna seduta di profilo sopra un sasso squadrato è avvolta in un delicato panneggio. Con una mano abbraccia il Figlioletto seduto in grembo mentre con l’altra alza la veste in corrispondenza del seno per allattarlo.

Il suo sguardo perso nel vuoto sembra mirare al futuro del Figlio con turbamento: quegli occhi tristi hanno la piena consapevolezza di non poter cambiare il corso delle cose. Nella quasi totalità delle opere mie c’è questa maniera di rappresentare lo sguardo della Vergine. Fanno eccezione il Tondo Doni e la Pietà Vaticana in cui la Madonna guarda direttamente il Figlio.

La restauratrice Daniela Manna
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Gesù Bambino ha una muscolatura che sarebbe molto più consona alla rappresentazione di quella di un adulto. Per la posizione che feci assumere alle spalle e al braccio piegato dietro la schiena, è lecito pensare che abbia studiato a fondo l’Ercole Farnese: questo Bambino gli assomiglia parecchio.

A sinistra del gruppo principale fa la sua comparsa una scala con gradoni molto alti al cui vertice sono scolpiti due putti danzanti, in secondo piano. Dinnanzi a loro un altro puttino tende un drappo dietro le spalle della Vergine mentre sulla destra in alto, il quarto putto sostiene l’altro lembo di panneggio che ha tutta la probabilità di essere il Sudario di Cristo.

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Il quale Lionardo (mio nipote) non è molti anni che aveva in casa, per memoria di suo zio, una Nostra Donna di basso rilievo di mano di Michelangelo, di marmo, alta poco più d’un braccio, nella quale, sendo giovanetto in questo tempo medesimo, volendo contrafare la maniera di Donatello, si portò sì bene che par di man sua, eccetto che vi si vede più grazia e più disegno. Questa donò Lionardo poi al duca Cosimo Medici, il quale la tiene per cosa singularissima, non essendoci di sua mano altro basso rilievo che questo di scultura.

Il Vasari nella seconda edizione delle Vite
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La Battaglia dei Centauri

L’ultimo restauro documentato che è stato eseguito sulla Battaglia dei Centauri risale al 1992 a opera di Agnese Parronchi. In quell’occasione furono rimossi residui di gesso e malta, colle e cere. Durante quell’intervento furono adoperati prodotti come la trementina che bel corso degli anni si sono imbruniti, alterando la lettura dell’opera.

Nel 1999 fu poi eseguito un calco per realizzare un’opera in gesso da esporre a Palazzo Vecchio, in occasione di una mostra dedicata alle mie opere giovanili.

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Per proteggere la Battaglia, fu steso sul marmo un copolimero fluorato che poco a poco ha inglobato polvere scurendosi.

Anche in questo caso la restauratrice Marina Vincenti ha provveduto a effettuare la spolveratura dell’ opera per poi eseguire una pulitura con tamponi di cotone imbevuti in acetone puro per rimuovere la pellicola di copolimero fluorato.

La volatilità della sostanza ha ridotto al minimo i tempi di contatto con il marmo.

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Successivamente Vincenti ha rimosso i residui di cera con etere di petrolio e infine ha rifinito la superficie con alcool decolorato a acqua demineralizzata.

La Battaglia dei Centauri fu citata per la prima volta da Giovanni Borromeo in una lettera che scrisse a Federico Gonzaga il 27 marzo del 1527. Giovanni Borromeo era l’agente dei Gonzaga a Firenze alla ricerca di tesori artistici da comprare per conto di Federico, il marchese di Mantova.

Nella lettera Borromeo scrive “certo quadro di figure nude, che combattono, di marmore, quale havea principiato ad istantia d’un gran signore, ma non è finito. E’ braccia uno e mezo a ogni mane, et così a vedere è cosa bellissima, e vi sono più di 25 teste e 20 corpi varii, et varie attitudine fanno”. Il gran signore è Lorenzo de’ Medici, detto Il Magnifico.

La restauratrice Marina Vincenti
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E’ ipotizzabile pensare che misi mano all’opera anche negli anni successivi alla morte del Magnifico. Alcune figure sembrano proprio rilavorate successivamente, quando oramai avevo acquisito una maggiore maestria nell’utilizzare gli strumenti del mestiere.

I centauri diventati ubriachi si danno alla pazza gioia mettendo a soqquadro la festa nunziale alla quale sono stati inviati. Non è semplicissimo distinguere i lapiti dai centauri e i lapiti uomini dai lapiti donne. Osservando con attenzione noterete che i lapiti adoperano per attaccare massi mentre i centauri impugnano bastoni. Al centro della scena, nella parte più bassa, si distinguono due centauri probabilmente già morti.

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Dove in questo tempo , consigliato dal Poliziano, uomo nelle lettere singulare, Michelagnolo fece in un pezzo di marmo, datogli da quel signore, la Battaglia di Ercole coi Centauri, che fu tanto bella che talvolta, per chi ora la considera, non par di mano di giovane, ma di maestro pregiato e consumato negli studii e pratico in quell’arte. Ella oggi è in casa su, tenuta per memoria da Lionardo suo nipote, come cosa rara che ell’è.

Il Vasari nella seconda edizione delle Vite
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Ispezionare da vicino le statue in marmo di Michelangelo Buonarroti è sempre fonte di emozione, stupore e accrescimento di conoscenze. L’intervento e la riconsiderazione critica sulla Madonna della scala (1490) e sulla Battaglia dei centauri (1491-1492), i due straordinari rilievi scolpiti da Michelangelo adolescente nel Giardino di Lorenzo il Magnifico a San Marco, dove aveva per maestro l’anziano Bertoldo di Giovanni, l’ultimo assistente di Donatello, sono stati resi possibili dalla generosità dei donatori dell’Associazione Friends of Florence sotto la presidenza di Simonetta Brandolini d’Adda che a nome della Fondazione ringrazio.” Cristina Acidini, presidente della Fondazione Casa Buonarroti.

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 “Sostenere il restauro della Madonna della Scala e della Battaglia dei Centauri, due opere giovanili di Michelangelo significa per noi continuare a conservare il patrimonio artistico di questo straordinario maestro che ci ha lasciati capolavori indiscussi della storia dell’arte mondiale. Dopo il restauro e la manutenzione del David, dei Prigioni, del Dio Fluviale e il recente intervento alla Pietà Bandini, la nostra Fondazione è felice di continuare, a fianco degli enti e dei restauratori coinvolti, l’importante lavoro di tutela del patrimonio michelangiolesco…” Simonetta Brandolini d’Adda, presidente di Friends of Florence

Per concludere vi posso dire che se non ci fossero, Friends of Florence andrebbero inventati. Non posso fare altro che ringraziarli per quanto si prodigano per il patrimonio artistico che è a Firenze e in Toscana, ma che è un patrimonio del mondo intero

Restore the Madonna della Scala and the Battle of the Centaurs

Today the recently completed restoration of the Madonna della Scala and the Battle of the Centaurs was officially presented. These are the two works that I made as a boy, between 1490 and 1492, in the Garden of San Marco under the guidance of Bertoldo da Giovanni.

The restoration projects carried out on the two bas-reliefs belonging to Casa Buonarroti were presented in 2020 at the Florence Restoration Fair and were entirely financed by the prestigious American foundation Friends or Florence.

The two restorations were physically carried out by Marina Vincenti for the Battle of the Centaurs and by Daniela Manna for the Madonna della Scala.

The Madonna della Scala, restored 25 years ago and the Battle of the Centaurs, restored 30 years ago by Agnese Parronchi, had thin layers of atmospheric deposits that made the surfaces opaque.

Foto di Antonio Quattrone
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The color of the marbles in fact appeared altered by materials such as waxes, soaps and oils used to make the casts and by materials used in the restorations such as turpentine in the case of the Battle of the Centaurs.

After having restored the two works, it was clear that they were not sufficiently enhanced by the white walls of the Sala dei Marmi.

For this reason, a new layout was created by the architect Leonardo Santa.

Now the two bas-reliefs are best enhanced both by the anthracite color on which they stand out and by the new LED lighting system.

The restoration of the Madonna della Scala

During the diagnostic investigations, with the transmitted light images it was possible to see a light vein of the marble that starts from the neck of the Child and follows his spine. It almost seems that I went along with the grain by integrating it into the work as I did years later with the first version of the Christ Carrier, now in Bassano Romano.

Foto di Quattrone
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The cleaning operation was carried out by Daniela Manna gradually and selectively, using bleached alcohol and demineralized water, applied locally with cotton wool pads. Before this operation she proceeded to do a dusting with soft bristle brushes and a vacuum cleaner.

The newly restored Madonna della Scala will be exhibited in the Salone di Donatello at the Bargello, on the occasion of the great exhibition dedicated to him.

I was just sixteen when I finished working on the marble bas-relief but it was already clear how much mastery I had with the material and the tools of the trade.

The Madonna seated in profile on a square stone is wrapped in a delicate drapery. With one hand she hugs the little son sitting on her lap while with the other she raises her dress in correspondence with the breast to breastfeed him.

Her gaze lost in the void seems to aim at the future of the Son with disturbance: those sad eyes have the full awareness of not being able to change the course of things. In almost all of my works there is this way of representing the gaze of the Virgin. Exceptions are the Tondo Doni and the Vatican Pietà in which the Madonna looks directly at the Son.

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Baby Jesus has a musculature that would be much more suited to the representation than that of an adult. Due to the position I made to assume behind the shoulders and the arm bent behind the back, it is reasonable to think that he studied the Farnese Hercules in depth: this Child looks a lot like him.

To the left of the main group, a staircase with very high steps appears, at the top of which two dancing cherubs are sculpted, in the background. In front of them another putto drapes a drape behind the shoulders of the Virgin while on the right at the top, the fourth putto supports the other piece of drapery which has all the probability of being the Shroud of Christ.

The Battle of the Centaurs

The last documented restoration that was carried out on the Battle of the Centaurs dates back to 1992 by Agnese Parronchi. On that occasion, residues of gypsum and mortar, glues and waxes were removed. During that intervention, products such as turpentine were used, which over the years have darkened, altering the reading of the work.

In 1999 a cast was then made to create a plaster work to be exhibited in Palazzo Vecchio on the occasion of an exhibition dedicated to my early works.

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To protect the Battle, a fluorinated copolymer was spread on the marble which gradually incorporated dust and darkened.

Also in this case, the restorer Marina Vincenti proceeded to carry out the dusting of the work and then perform a cleaning with cotton swabs soaked in pure acetone to remove the fluorinated copolymer film.

The volatility of the substance has reduced the contact times with the marble to a minimum.

Subsequently, Vincenti removed the wax residues with petroleum ether and finally finished the surface with alcohol decolored with demineralized water.

The Battle of the Centaurs was mentioned for the first time by Giovanni Borromeo in a letter he wrote to Federico Gonzaga on March 27, 1527. Giovanni Borromeo was the agent of the Gonzagas in Florence in search of artistic treasures to buy on behalf of Federico, the Marquis of Mantua.

In the letter Borromeo writes “a certain picture of naked figures, fighting, in marble, which he had begun at the instant of a great lord, but it is not finished. It is one and a half arms in each mane, and so to see it is a beautiful thing, and there are more than 25 heads and 20 various bodies, and various attitudes do “. The great lord is Lorenzo de ‘Medici, known as Il Magnifico.

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It is conceivable to think that I also put my hand to work in the years following the death of the Magnificent. Some figures seem to have been reworked later, when I had by now acquired greater mastery in using the tools of the trade.

Centaurs who have become drunk give themselves over to mad joy by turning upside down the wedding party to which they were sent. It is not very easy to distinguish the Lapiths from the Centaurs and the Lapiths for men from the Lapiths for women. By observing carefully you will notice that the lapiths use to attack boulders while the centaurs hold sticks. In the center of the scene, in the lower part, two centaurs, probably already dead, can be distinguished.

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