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21 agosto del 1911: il clamoroso furto della Gioconda

Sembrava un giorno qualunque quel lunedì 21 agosto del 1911 ma, all’insaputa di tutti meno uno, qualcosa di importante stava per accadere all’interno del Museo del Louvre.

Un ragazzo di 29 anni basso di statura con i baffoni come usavano al tempo, di professione decoratore e stuccatore di Dumezia in provincia di Varese, varcò le soglie del museo chiuso al pubblico. Come tutti i lunedì non era infatti possibile accedere in qualità di visitatore al museo e lui si premura di entrare dall’ingresso degli addetti ai lavori.

Vincenzo Peruggia, così si chiamava, conosceva bene il Louvre visto che aveva avuto modo di lavorare più volte al suo interno. Solo qualche settimana prima aveva affiancato il vetraio Gobier per montare le lastre di vetro dinnanzi alle opere più prestigiose.

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Con non chalanche Peruggia si diresse senza indugiare verso il Salon Carrè e, dopo aver rimosso il vetro protettivo posto dinnanzi alla Gioconda dipinta di Leonardo da Vinci, tolse la tavola dalla cornice e la avvolse con cura nella giacca. Con quel fardello sotto braccio se ne uscì dal museo portando la Monna Lisa a casa propria.

Alle nove del mattino Peruggia tornò al lavoro dentro il Louvre, giustificando il suo ritardo riferendo di aver dormito più del dovuto a causa della sbronza della sera precedente.

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Il giorno seguente fu Louis Béroud ad accorgersi prima degli altri della mancanza della Gioconda. Era un artista e si era recato nel prestigioso museo proprio per dipingere una copia della Monna Lisa ma suo malgrado dovette rinunciarci.

Nessuno però parve dare peso alla cosa al momento. Ci si accertò non che l’opera non fosse stata trasferita nel laboratorio fotografico o che magari fosse stata rimossa per altre ragioni interne al museo. In quel frangente il direttore era in ferie e si attese ad avvertirlo fino a quando chi stava cercando l’opera si rese conto che era stata trafugata per davvero.

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In tarda mattinata accorsero sul posto sessanta gendarmi che fecero uscire i visitatori uno alla volta solo dopo averli perquisiti manualmente uno a uno. Oramai però era tardi, da lungi la Gioconda non era più dentro il Louvre e la chiusura di una settimana del prestigioso museo parigino non portò a nessuna soluzione del mistero.

Il giorno successivo la notizia della clamorosa scomparsa della Monna Lisa era in prima pagina su tutta la stampa internazionale.

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Si iniziarono a fare le ipotesi più surreali sul fattaccio e non mancarono le accuse lanciate soprattutto ai danni del direttore. La polizia iniziò a sospettare di Apollinaire e Picasso e li interrogarono a lungo.

Il ladro scomparendo nel nulla aveva però lasciato un’ impronta digitale ben leggibile sulla cornice. Fu confrontata con quelle di tutti i 257 dipendenti diretti del Louvre ma non si venne a capo di nulla. Erano gli esordi di questo tipo di indagini e ancora gli strumenti a disposizione della scientifica erano assai approssimativi se confrontati con quelli di oggi.

La polizia francese interrogò anche Peruggia frugando sommariamente fra le cose di casa sua ma non notano niente di strano . Stesero il verbale come ogni volta che andavano a casa di qualche dipendente poi se ne andarono ignorando che proprio in quella casa era stata nascosta la celeberrima refurtiva.

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Per due interi anni la Gioconda poté essere vista solo in foto. Il 9 dicembre del 1913, Peruggia decise di far ritorno in Italia assieme al prezioso bottino. Sistemò la tavola in un baule dotato di doppio fondo e la carica con se sul treno che da Parigi arrivava a Milano. Tornò in patria dopo aver contattato il mercante d’arte Alfredo Geri con l’intenzione di proporgli l’affare del secolo.

Perché attese così tanto?

Forse aspettava solo il momento giusto per lui o forse ancora non aveva trovato qualcuno a cui proporre l’opera da acquistare.

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“Arrivo domani Firenze”, firmato Léonard. Così recitava il telegramma che Peruggia inviò il 15 dicembre a Geri, per altro firmandosi con un nome assai evocativo. Il luogo dell’appuntamento era l’Hotel Tripolitania e Il mercante si presenta assieme a Giovanni Poggi, l’allora direttore della Galleria degli Uffizi.

I due pensando di avere a che fare con qualche folle mitomane, ebbero modo di constatare che l’opera dinnanzi a loro era realmente la Gioconda di Leonardo da Vinci. Iniziarono così a prendere tempo proponendo a Peruggia di portare con sé l’opera per accertamenti e di ritornare il giorno a seguire con 500mila franchi da dargli per un rimborso spese.

All’incontro previsto per il giorno a seguire però, Geri e Poggi si presentarono assieme alla polizia che immediatamente condusse Peruggia in questura.

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Peruggia fin da subito dichiarò che aveva rubato la Gioconda per restituirla all’Italia, considerandola uno dei tanti furti subiti dal nostro Paese durante le spoliazioni napoleoniche. Insomma, a detta su aveva fatto un gesto patriottico. L’imbianchino ignorava completamente che la Monna Lisa niente aveva a che fare con Napoleone ma che Leonardo stesso l’aveva portata con sé in Francia.

La condanna non fu particolarmente severa: un anno e quindici giorni di carcere che poi furono ridotti a sette mesi e otto giorni.

La Sala di Leonardo agli Uffizi nel 1914, durante la straordinaria esposizione della Gioconda
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Prima di far ritorno in Francia, la Gioconda fu esposta prima alla Galleria degli Uffizi, poi a Roma e infine a Milano.

Il 31 dicembre del 1913 arrivò in Francia e dopo doverosi controlli, fu esposta nell’ École Nationale de Beaux-Artes. Il denaro ricavato da questa mostra fu poi donato agli italiani residenti a Parigi in difficoltà: un gesto generoso da parte della Francia verso l’Italia per aver ritrovato il capolavoro trafugato.

Ritorno della Gioconda al Museo del Louvre. Era il 4 gennaio del 1914 e la preziosa foto è di Roger Violett
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Il libro

Alberto Angela con il libro Gli Occhi della Gioconda non ci porta solo alla scoperta di un grande capolavoro com’è la Gioconda ma ci racconta Leonardo da Vinci e l’epoca in cui è vissuto.

Lo fa con il suo linguaggio facilmente comprensibile, cercando di rispondere agli interrogativi che ancora avvolgono il capolavoro leonardesco attraverso l’utilizzo di documenti, ricerche scientifiche e tutti gli studi che sono stati condotti sull’opera fino al momento.

Nel libro sono presenti specchietti e note che consentono di capire meglio gli usi e i costumi di fine Quattrocento e inizio Cinquecento. Un ottimo libro da aggiungere alla propria libreria: lo trovate QUA.

Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

21 August 1911: the sensational theft of the Mona Lisa

It seemed like an ordinary day that Monday, August 21, 1911 but, unbeknownst to all but one, something important was about to happen inside the Louvre Museum.

A short 29-year-old boy with a mustache as they used to at the time, a professional decorator and plasterer from Dumezia in the province of Varese, crossed the threshold of the museum closed to the public. Like every Monday, it was in fact not possible to enter the museum as a visitor and he takes care to enter from the entrance of the insiders.

Vincenzo Peruggia, as he was called, knew the Louvre well as he had been able to work several times inside it. Only a few weeks earlier he had joined the glassmaker Gobier to mount the glass plates in front of the most prestigious works.

With non chalanche Peruggia went without delay to the Salon Carrè and, after removing the protective glass placed in front of Leonardo da Vinci’s painted Mona Lisa, removed the panel from the frame and carefully wrapped it in his jacket. With that burden under his arm, he left the museum bringing the Mona Lisa to his home.

At nine in the morning, Peruggia returned to work in the Louvre, justifying his delay by reporting that he had slept more than he should because of the drunk of the previous evening.

The following day it was Louis Béroud who first noticed the lack of the Mona Lisa before the others. He was an artist and had gone to the prestigious museum just to paint a copy of the Mona Lisa but despite him he had to give it up.

But no one seemed to care about it at the moment. It was not ensured that the work had not been transferred to the photographic laboratory or that it had perhaps been removed for other reasons within the museum. At that juncture the director was on vacation and waited to warn him until those who were looking for the work realized that it had really been stolen.

In the late morning, sixty gendarmes rushed to the scene and let the visitors out one at a time only after having manually searched them one by one. By now, however, it was late, the Mona Lisa was no longer inside the Louvre and the closing of the prestigious Parisian museum for a week did not lead to any solution to the mystery.

The next day the news of the sensational disappearance of the Mona Lisa was on the front page of the entire international press.

The most surreal hypotheses about the crime began to be made and there was no lack of accusations launched especially against the director. The police began to suspect Apollinaire and Picasso and interrogated them for a long time.

The thief, disappearing into thin air, however, had left a legible fingerprint on the frame. She was compared with those of all 257 direct employees of the Louvre but nothing came of it. These were the beginnings of this type of investigation and still the tools available to the scientific were very approximate if compared with those of today.

The French police also questioned Peruggia, briefly rummaging through the things in his house but they did not notice anything strange. They drew up the minutes as every time they went to the home of some employee then they left, ignoring that the famous stolen goods had been hidden in that house.

For two whole years the Mona Lisa could only be seen in photos. On December 9, 1913, Peruggia decided to return to Italy together with the precious booty. He placed the table in a trunk with a double bottom and loaded it with him on the train from Paris to Milan. He returned home after contacting the art dealer Alfredo Geri with the intention of offering him the deal of the century.

Why did he wait so long?

Perhaps he was just waiting for the right moment for him or perhaps he had not yet found someone to propose the work to buy.

“I’ll be arriving in Florence tomorrow”, signed by Léonard. So said the telegram that Peruggia sent on December 15 to Geri, signing himself with a very evocative name. The meeting place was the Hotel Tripolitania and Il mercante introduces himself together with Giovanni Poggi, the then director of the Uffizi Gallery.

The two, thinking they were dealing with some crazy mythomaniac, were able to see that the work in front of them was really Leonardo da Vinci’s Mona Lisa. Thus they began to buy time by proposing to Peruggia to take the work with them for investigations and to return the following day with 500 thousand francs to give to him for reimbursement of expenses.

At the meeting scheduled for the following day, however, Geri and Poggi presented themselves together with the police who immediately took Peruggia to the police station.

Peruggia immediately declared that he had stolen the Mona Lisa to return it to Italy, considering it one of the many thefts suffered by our country during the Napoleonic looting. In short, according to him he had made a patriotic gesture. The painter was completely unaware that the Mona Lisa had nothing to do with Napoleon but that Leonardo himself had brought her with him to France.

The sentence was not particularly severe: one year and fifteen days in prison which were then reduced to seven months and eight days.

Before returning to France, the Mona Lisa was exhibited first at the Uffizi Gallery, then in Rome and finally in Milan.

On 31 December 1913 she arrived in France and after due checks, she was exhibited in the École Nationale de Beaux-Artes. The money raised from this exhibition was then donated to Italians residing in Paris in difficulty: a generous gesture by France to Italy for having found the stolen masterpiece.

For the moment, your Michelangelo Buonarroti greets you by giving you an appointment at the next posts and on social networks.

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