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31 ottobre 1512: Giulio II inaugura la volta della Sistina

Era un giorno come oggi: era il 31 ottobre del 1512. Papa Giulio II, agghindato più che per il giorno di Natale, svelò ai presenti il lavoro che avevo da poco concluso.

Quattro anni a mangiar colore e a respirare gli umori dell’intonaco appena steso, quattro anni di litigi col pontefice e con i primi assistenti, attese di pagamenti che spesso tardavano ad arrivare: era valsa la pena tutta quell’enorme fatica?

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Oggi come allora dico di sì. Si leggeva negli occhi dei presenti stupore, meraviglia e lo sbalordimento dinnanzi a qualcosa di inaspettato, grandioso e mai visto prima.

Il papa sapeva già dall’inizio che quel lavoro mio avrebbe per sempre fatto rimbalzare di bocca in bocca il nome suo, da quel giorno fino all’eternità. E così è stato, almeno fino a oggi.

Hodie primum capela nostra, pingi finita, aperta est, nam per tres aut quatour annos tectum sive fornix eius tecta sempre fuit ex solari ipsum totum cooperiente.

Paride Grassi, cerimoniere di papa Giulio II
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Le manie di grandezza di Giulio II son cosa nota e prima di entrare con la sua corte e tutti gli invitati, organizzò un pranzo luculliano durato ore e ore. Una festa che poco aveva a che fare con il sacro ma molto col profano.

Alla sua mensa presero posto tanti prelati e autorità dell’epoca. Fra velluti, raso prezioso e tessuti damascati pareva d’essere a uno sfoggio della ricchezza ma pure del cattivo gusto. Chi troppo ostenta spesso nulla stringe, tenetevelo a mente: a volte può far comodo.

Sua Santità volle si recitassero due commedie in onore dell’oratore di Parma e alla fine di quel pranzo che pareva non finire mai, s’avviò verso la Sistina seguito da 17 cardinali vestiti pure loro di tutto punto.

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Io che per anni feci una vita da miserabile perché del lusso volentieri ne facevo a meno così come di tutto ciò che non era necessario per la sopravvivenza, vedevo questi porporati sfilarmi accanto. Mi veniva quasi da ridere ma rimasi serio, impegnato a scorgere le emozioni del momento sui loro volti.

Per giorni non si parlò d’altro in tutta Roma. Non della festa intendo, ma degli affreschi miei.

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Pensate che la seconda parte della volta l’avevo affrescata solamente in un anno: qualcosa di incredibile.

Scrisse Antonio Billi: “ha volsuto a tutto il mondo mostrare che tutti li altri gli sono inferiori, et tutti quegli che vogliono di tale arte essere chiamati maestri, a pari di quella di Michelagniolo conosciesi essere tutte le altre cose impiastrate”.

Il vostro Michelangelo Buonarroti che oggi volentieri ricorda quella vigilia di Ognissanti del 1512

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October 31, 1512: Julius II inaugurates the vault of the Sistine Chapel

It was a day like today: it was October 31, 1512. Pope Julius II, dressed up more than for Christmas day, revealed to those present the work I had just completed.

Four years of eating color and breathing in the moods of the freshly laid plaster, four years of quarreling with the pope and with the first assistants, waiting for payments that were often slow in coming: was all that enormous effort worth it?

Today as then I say yes. One could read in the eyes of those present amazement, wonder and amazement in front of something unexpected, grandiose and never seen before.

The pope knew from the beginning that my work would have made his name bounce from mouth to mouth, from that day until eternity. And so it has been, at least until today.

Hodie primum capela nostra, pingi finita, aperta est, nam per tres aut quatour annos tectum sive fornix eius tecta sempre fuit ex solari ipsum totum cooperiente.

Paride Grassi, cerimoniere di papa Giulio II
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Julius II’s delusions of grandeur are well known and before entering with his court and all the guests, he organized a lavish lunch that lasted hours and hours. A party that had little to do with the sacred but a lot with the profane.

Many prelates and authorities of the time took their places at his table. Among velvets, precious satin and damask fabrics it seemed to be a display of wealth but also of bad taste. Those who often flaunt nothing too tight, keep this in mind: sometimes it can be handy.

Your Holiness wanted two comedies to be recited in honor of the orator of Parma and at the end of that lunch that seemed to never end, he walked towards the Sistine Chapel followed by 17 cardinals dressed in full clothes.

I, who for years lived a miserable life because I gladly did without luxury as well as everything that was not necessary for survival, I saw these cardinals parading by me. I almost laughed but remained serious, committed to seeing the emotions of the moment on their faces.

For days nothing else was talked about throughout Rome. Not of the party I mean, but of my frescoes.

Just think that I had frescoed the second part of the vault only in a year: something incredible.

Antonio Billi wrote: “he wanted to show the whole world that all the others are inferior to him, and all those who want to be called masters of this art, like that of Michelagniolo, know that all other things are plastered”.

Your Michelangelo Buonarroti who today gladly remembers that All Saints’ Eve of 1512

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