Le ginocchia del Mosè

Sulle varie interpretazioni date al mio Mosè ci si potrebbe scrivere un intero tomo di parecchie pagine. C’è chi ha cercato a ritroso nel tempo sculture dalle quali potrei aver tratto ispirazione e chi invece ha preferito analizzare il suo sguardo fiero e fermo. Atri ancora disquisiscono sul perché a un certo punto abbia deciso di voltarlo verso l’entrata della chiesa sostenendo tesi molto contrastanti fra di loro. Insomma, a distanza di parecchi secoli il Mosè pare suscitare inquietudine in tutti coloro che vorrebbero saperne un po’ di più a riguardo.

C’è anche chi m’ha detto –bhe, peccato per quel ginocchio più piccolo-. Mica è stata un’impresa da poco voltare tutta la figura quando oramai gran parte era già stata scolpita. Mancava materiale da modellare, oramai l’avevo scalpellato via. E voi cari spettatori, vi rendete conto che le ginocchia non sono uguali perché lo avete letto da qualche parte, visto in qualche filmato o chissà dove altrimenti nemmeno ci fareste caso. Chi si trova dinnanzi al mio Mosè ha lo sguardo attratto dal panneggio centrale fra le due gambe e le ginocchia passano in secondo piano, vengono viste dopo. E’ un effetto che ho creato volutamente per mascherare le differenze.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che stamani s’è svegliato più arzillo del solito

s6b

 

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