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Al lavoro per Piccolomini e il suo altare senese

Era il giugno del 1501, se ricordo bene, quando il cardinale Francesco Todeschini Piccolomini mi affidò una commissione: quindici sculture da inserire nell’altare che già aveva realizzato per lui Andrea Bregno. A dire il vero scolpire figure aventi dimensioni inferiori a quelle naturali non era proprio che m’andasse a genio. Se avessi saputo che da lì a poco avrei ricevuto ben altre commissioni probabilmente non avrei nemmeno accettato. Dato che però non si può prevedere mai ciò che accadrà il giorno dopo, accettai e mi misi subito all’opera per soddisfare le richieste del cardinale.

Piccolomini voleva a tutti i costi che il suo altare fosse realizzato nello spazio di pertinenza all’Arte dei Calzolai all’interno della navata sinistra del Duomo di Siena. Loro dopo un po’ di pressioni accettarono di cedere il posto al cardinale a patto che gli comprasse un altro spaio all’interno della Chiesa. Altro spazio libero però non ce n’era e Piccolomini si dovette arrendere e condividere i metri quadri disponibili con l’Arte dei Calzolai.

In realtà l’intera commissione dell’altare era stata data al Bregno ma dopo il 1486 iniziò a non sentirsi molto bene e decise di lasciare l’opera incompleta per tornarsene a Roma. Il cardinale allora decise di far fare le 14 sculture a quell’insopportabile del Torrigiani che scolpì solo il San Francesco tutt’oggi visibile nella parte alta a sinistra. Perchè abbia lasciato anche lui l’impresa non ne ho idea ma fatto sta che il 19 giugno del 1501, con il banchiere Jacopo Galli che aveva fatto da intermediario, la commissione venne data a me.

Insomma, in quel periodo pareva quasi che fossi l’ultima ruota del carro. A questo progetto lavoravo ma mica con tanta voglia. Era una roba di secondaria importanza e nel frattempo dovevo pensare al David.

Il cardinale Piccolomini successivamente salì sul trono di Pietro col nome di papa Pio III e 26 giorni dopo morì.

Era l’11 ottobre del 1504 quando mi impegnai con gli eredi del papa Piccolomini a terminare il lavoro ma alla fine riuscii a scolpire solo quattro delle quattordici sculture ovvero i santi Pio e Gregorio e gli apostoli Pietro e Paolo.

Per evitare di pagare penali per non aver concluso il lavoro e per non dover ascoltare i mugugni degli eredi Piccolomini vita natural durante, l’arcivescovo di Siena Francesco Bandini Piccolomini sciolse definitivamente il contratto nella prima metà del Cinquecento.

Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta

Altare_piccolomini_01.JPG

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At work for Piccolomini and his Sienese altar

It was June 1501, if I remember correctly, when Cardinal Francesco Todeschini Piccolomini entrusted me with a commission: fifteen sculptures to be included in the altar that Andrea Bregno had already created for him. To be honest, I didn’t like sculpting figures that are smaller than natural ones. If I had known that soon I would have received other commissions, I probably wouldn’t have even accepted. However, since it is never possible to predict what will happen the next day, I accepted and immediately set to work to meet the Cardinal’s requests.

Piccolomini wanted at all costs that his altar was made in the space pertaining to the Arte dei Calzolai, inside the left nave of the Duomo of Siena. They, after a little pressure, agreed to give up their place to the cardinal as long as he bought another spell in the Church. However, there was no other free space and Piccolomini had to surrender and share the square meters available with the Arte dei Calzolai.

In reality the entire commission of the altar had been given to the Bregno but after 1486 he began to not feel very well and decided to leave the work incomplete to return to Rome. The cardinal then decided to have the 14 sculptures made by the unbearable Torrigiani who only sculpted the San Francesco still visible in the upper left. Because he also left the company I have no idea but the fact is that on 19 June 1501, with the banker Jacopo Galli who had acted as intermediary, the commission was given to me.

In short, at that time it almost seemed that I was the last wheel of the cart. At this project I worked but not with much desire. It was of secondary importance and I had to think about David in the meantime.

Cardinal Piccolomini subsequently ascended the throne of Peter with the name of Pope Pius III and 26 days later he died.

It was 11 October 1504 when I engaged with the heirs of Pope Piccolomini to finish the work but in the end I was able to sculpt only four of the fourteen sculptures or the saints Pio and Gregorio and the apostles Peter and Paul.

To avoid paying penalties for not having finished the job and for not having to listen to the grumbling of the Piccolomini heirs during life, the Archbishop of Siena Francesco Bandini Piccolomini definitively dissolved the contract in the first half of the sixteenth century.
For the moment your Michelangelo Buonarroti greets you

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