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Il contratto per le sculture dell’altare Piccolomini

Il primo giorno di giugno del 1501, il cardinale Francesco Todeschini Piccolomini m’affidò la realizzazione di quindici sculture di modeste dimensioni da mettere nell’altare scolpito da Andrea Bregno.

Un lavoro che niente aveva a che fare con le opere che fino ad allora avevo realizzato come il Bacco o la Pietà ma accettai di buon grado.

A seguire vi riporto la parte iniziale del contratto originale che stipulai col cardinale. A proposito, se volete saperne qualcosa in più su questa storia dell’altare, vi invito a LEGGERE QUESTO post.

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25 giugno 1501 (Siena)

In nomine Patri set Filii et Spiriti Sancti ac gloriose Virginis Marie Amen

Sia noto et manifesto a qualunche persona vederà ho leggerà  la presente scritta, come el R.Mo Cardinale di Siena acottuma et alloca a Michelangelo di Lodovico Bonarroti, scultor fiorentino, a fare figure quindici di marmo carrarese, novo, candido et biancho et non venoso, ma della perfectione si richiede a quelle. Le quali tutte, salvo le infrascritte, habbiano ad essere di braccia dui l’una alte, quali sia tenuto a fare in anni tre, per presso di ducati cinquecento d’oro in oro larghi a tutte suoi spese de’ marmi et ogni altra cosa. Et quando in Firenze non habbia tanti marmi faccino le quindici figure, sia tenuto farlo venire da Carrara alla sopradicta perfectione.

Item sia tenuto et obligato a fare quelli apostolo e sancti che Sua Signoria R.ma nominerà, a dextra et a sinistra della cappella, con li appannamenti, posamenti, gesti et nudo se li conviene. Et siano della perfectione che lui promette, cioè di più bontà, meglio conducte, finite et di più perfectione che figure moderne siano oggi in Roma….

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti con i suoi racconti e i suoi discorsi

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