La tregua

Litigai con Giulio II per la faccenda dei marmi per la sua tomba che non voleva pagarmi e me ne tornai col mi cavallo baio fino a Firenze. Il papa non fu proprio contento di questa mia alzata d’ingegno ma già lo sapeva che tanto non poteva trattare con me soprattutto se ero parecchio arrabbiato.

Fece pressione sulla Signoria scrivendo tre lettere assai concitate ma nulla da fare. A Roma non ci volevo tornare. Solderini che non voleva certo inimicarsi Giulio II, un giorno si e quell’altro anche mi rompeva le scatole talmente tanto che io stavo iniziando a progettare un a nuova vita a Costantinopoli. Il sultano Bayazid II aveva una commissione pronta per me: il ponte sul Corno d’Oro.

Alla fine mi riconciliai col papa a Bologna dopo la cacciata dei Bentivoglio. Giulio II invece di arrabbiarsi con me se la prese con un povero prelato maldestro che aveva tentato di mediare. Un tipo strano Giulio II, più uomo di spada che di Chiesa.

Il papa quasi per sancire in maniera adeguata la nostra nuova fase d’intesa mi commissionò un’enorme scultura in bronzo che lo raffigurasse. Fu un’impresa non da poco e la fusione fu fatta due volte perché la prima non andò a buon fine.

In una lettera che spedii al mi fratello Bonarroto non usai mezzi termini nel descrivere le condizioni di vita a Bologna. Certo non ero abituato a vivere nello sfarzo ma più che in una casa dimoravo una stanza trista e desolata. C’era un letto solo e ci si dormiva in quattro: due da capo e due da piedi. Chi erano gli altri tre? Pietro Urbano, Lapo d’Antonio e Ludovico del Buono, ovvero il fonditore. D’Antonio e del Bono però li licenziai quasi subito e li feci sostituire dal maestro delle artiglierie della Repubblica di Firenze: Bernardino d’Antonio dal Ponte, un milanese che sapeva il fatto suo.

La scultura alla fine venne assai bene ma durò poco. Il 21 febbraio del 1508 fu sistemata in una nicchia al di sopra della porta maggiore di San Petronio e il 30 dicembre 1511 fu fatta a pezzi col ritorno dei Bentivoglio in città.

Il sempre vostro Michelangelo Buonarroti che ancora deve digerire la distruzione della sua opera in bronzo.

michelangelo-bef-pope-julius-ii-in-bolognaAnastasio Fontebuoni si immaginò così l’incontro fra me e papa Giulio II e lo dipinse a olio su tela. Se volete vedere con i vostri occhi quest’opera dovete andare a Casa Buonarroti, in Via Ghibellina a Firenze.

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