Le prime scalpellate al Mosè iniziai ad assestargliele agli inizi del 1514. Un paio d’anni più tardi però, me ne tornai a Firenze lasciando l’opera incompiuta. In quei due anni di cose ne erano successe e tante altre ne sarebbero accadute negli anni a venire, sia per quanto riguarda il mio percorso artistico che la mia vita privata.
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Quando 25 anni dopo rimisi mano al Mosè, la sua posa statica e frontale non mi convinceva più. Di mezzo c’era stato il Giudizio Universale, per il quale avevo creato un gran numero di corpi nudi in mille posizioni e atteggiamenti differenti: come potevo adesso consegnare al mondo un‘opera così ferma?
Non mi persi d’animo e con qualche accorgimento ben studiato, voltai definitivamente il capo di Mosè creando al contempo una torsione dinamica in tutto il resto del corpo.
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A scoprire per primo questo stravolgimento dell’opera fu Christoph L.Frommel che trovò un documento dei miei tempi redatto da un anonimo nel quale veniva annotato questo cambiamento a dir poco radicale.
Anni dopo, l’abile restauratore Forcellino, rintracciò quel documento che tanto faceva discutere: “che li aveva svoltata la testa et sopra la punta del naso gli haveva lasciata un poco della gota con la pelle vecchia, che certo fu cosa mirabile ne credo quasi che a me stesso considerando la cosa quasi che impossibile”.
Durante il restauro Forcellino si rese perfettamente conto degli accorgimenti che avevo messo in pratica per voltare la scultura. Se guardate bene l’opera vi accorgerete che la barba viene tirata verso destra perché a sinistra oramai non c’era più materiale sufficiente. Per far torcere i corpo ho dovuto abbassare il trono su cui è seduto di ben 7 centimetri mentre per far arretrare il piede sinistro ho dovuto ridimensionare il ginocchio corrispondente di circa 5 centimetri rispetto all’altro.
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Per deviare lo sguardo dello spettatore e non fare notare la differenza dimensionale fra le due ginocchia, ho scolpito un ricco panneggio fra le due gambe. La scultura vista di spalle ancora presenta parte della vecchia cintura che davanti è stata completamente rimossa.
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Ovviamente l’evidente cambiamento ha dato adito a supposizioni, teorie e fantasie più o meno ardite. Freud sosteneva che il Mosè arricciolasse con la mano la barba per domare la propria furia e per salvare le tavole dinnanzi alla visione del vitello d’oro mentre Frommel sosteneva che il mostrare la nuca all’altare della Chiesa di san Pietro in Vincoli era una sorta di monito contro chi nel transetto venerava le catene di San Pietro per ottenere le indulgenze: una sorta di vitello d’oro di altri tempi.
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Chi non conosce Michelangelo Buonarroti? Scultore, pittore, architetto e raffinato poeta, è uno dei più grandi protagonisti della storia dell’arte. Ma chi è il suo alter ego che gli dà voce sul blog Michelangelo Buonarroti è tornato e sui social connessi?
È Antonietta Bandelloni, art blogger e scrittrice toscana, appassionata d’arte e studiosa della vita e delle opere del grande maestro. Da oltre dieci anni racconta Michelangelo da vicino, approfondendone i capolavori, le vicende biografiche, il carattere irrequieto e gli episodi meno conosciuti della sua straordinaria esistenza.
Attraverso articoli, curiosità e racconti, dà vita a un dialogo tra passato e presente, con l’obiettivo di avvicinare sempre più persone alla bellezza e alle storie che si nascondono dietro le opere d’arte.
Per collaborazioni, inviti, sponsorizzazioni e proposte professionali, è possibile contattare Antonietta Bandelloni via email:
📩 antoniettabandelloni@gmail.com
ENG: Who hasn’t heard of Michelangelo Buonarroti? Sculptor, painter, architect and accomplished poet, he is one of the greatest figures in the history of art. But who is the alter ego giving him a voice on the Michelangelo Buonarroti Has Returned blog and its associated social media channels?
Meet Antonietta Bandelloni, a Tuscan art blogger and writer with a passion for art and a deep interest in the life and works of the great master. For more than ten years, she has been exploring Michelangelo’s world, delving into his masterpieces, his life story, his restless temperament and the lesser-known episodes of his extraordinary life.
Through articles, fascinating facts and engaging stories, she brings the past into conversation with the present, aiming to introduce an ever-wider audience to the beauty of art and the stories hidden behind its masterpieces.
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L’ha ribloggato su pietrobarnabee ha commentato:
Interessanti gli accorgimenti di Michelangelo per dare movimento alla scultura del Mosè.
Nelle arti figurative si cerca sempre di non avere opere statiche e fredde; e si adottano metodi ed accorgimenti per rendere “vivi” e reali i personaggi.
Buona lettura 🙂
L’ha ribloggato su pietrobarnabee ha commentato:
Interessanti gli accorgimenti di Michelangelo per dare movimento alla scultura del Mosè.
Nelle arti figurative si cerca sempre di non avere opere statiche e fredde; e si adottano metodi ed accorgimenti per rendere “vivi” e reali i personaggi.
Buona lettura 🙂
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