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24 agosto 1540: muore il Parmigianino, il pittore dell’eleganza

Il 24 agosto 1540 moriva a Casalmaggiore, a soli 37 anni, Francesco Mazzola, passato alla storia dell’arte con il nome di Parmigianino. In quel caldo agosto del Cinquecento si spegneva uno dei protagonisti più originali del Manierismo italiano, un artista capace di trasformare corpi, volti e gesti in immagini di straordinaria eleganza e raffinatezza.

Giorgio Vasari, che lo conobbe e ne raccontò la vita nelle Vite, scrisse del Parmigianino che sapeva dipingere “tanto bene, che sembrava fusse nato con i pennelli in mano“. Una definizione che restituisce bene la precocità di un pittore destinato a lasciare un’impronta profonda nonostante una vita brevissima.

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Parmigianino, gli inizi a Parma e l’apprendistato con gli zii

Francesco Mazzola nacque a Parma nel 1503, in una famiglia legata all’arte. Rimasto orfano del padre quando era ancora bambino, venne affidato alle cure degli zii Michele e Pier Ilario Mazzola, entrambi pittori.

Furono proprio loro a introdurlo ai primi rudimenti della pittura. Non erano artisti di particolare fama, ma rappresentarono per il giovane Francesco il primo fondamentale laboratorio nel quale imparare a osservare, disegnare e dipingere.

Il talento del ragazzo emerse molto presto. La sua formazione fu fortemente influenzata da Antonio Allegri, detto il Correggio, allora uno degli artisti più importanti attivi a Parma. Dal Correggio il giovane Parmigianino imparò la morbidezza delle figure, la delicatezza degli incarnati e quella capacità di costruire composizioni eleganti e coinvolgenti che avrebbe poi sviluppato in una direzione completamente personale.

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Gli affreschi di San Giovanni Evangelista

Una delle prime grandi occasioni della sua carriera arrivò con gli affreschi per la chiesa di San Giovanni Evangelista a Parma, iniziati nel 1521.

Era ancora giovanissimo, ma il suo linguaggio pittorico mostrava già una sorprendente maturità. L’influenza del Correggio era evidente, ma Parmigianino cominciava a introdurre proporzioni più slanciate, movimenti sinuosi e una raffinatezza quasi aristocratica.

Il suo stile avrebbe progressivamente preso le distanze dalla tradizione naturalistica, diventando sempre più sofisticato, artificioso e ricercato. Sono proprio queste caratteristiche a renderlo oggi uno dei grandi protagonisti del Manierismo.

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Il viaggio a Roma e l’incontro con il mondo di Raffaello

Nel 1524, quando aveva appena ventuno anni, Parmigianino partì per Roma. La città rappresentava allora il centro artistico più importante d’Italia e il giovane pittore desiderava confrontarsi con i grandi maestri e conquistare l’attenzione della corte pontificia di Clemente VII de’ Medici.

A Roma entrò in contatto con l’eredità di Raffaello, morto pochi anni prima, e con gli artisti che avevano lavorato nella sua cerchia. Questo incontro fu determinante.

Parmigianino assimilò la perfezione compositiva raffaellesca, ma la reinterpretò attraverso un linguaggio più inquieto e sofisticato. Nella capitale conobbe anche Rosso Fiorentino, dal quale ricevette ulteriori stimoli destinati a influenzare profondamente la sua pittura.

La sua esperienza romana, tuttavia, venne bruscamente interrotta dal Sacco di Roma del 1527. Parmigianino fu costretto a lasciare la città e si trasferì a Bologna, dove rimase per alcuni anni prima di tornare nell’area emiliana.

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L’Autoritratto allo specchio convesso: il giovane Parmigianino davanti a noi

Tra le immagini più celebri legate alla sua giovinezza c’è l’Autoritratto allo specchio convesso, oggi conservato al Kunsthistorisches Museum di Vienna.

L’opera è molto più di un semplice autoritratto. Parmigianino utilizzò uno specchio convesso per deformare intenzionalmente la propria immagine: la mano appare enorme in primo piano, mentre il volto e l’ambiente circostante assumono una curvatura quasi irreale.

Il risultato è sorprendente. Il giovane artista sembra affacciarsi direttamente davanti allo spettatore, trasformando un esperimento ottico in una dichiarazione di talento.

È come se Parmigianino dicesse: la pittura non deve necessariamente imitare la realtà, può anche trasformarla.

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La Visione di San Gerolamo e le grandi opere del Parmigianino

Tra i capolavori della sua produzione spicca la Visione di San Gerolamo, dipinta negli anni bolognesi e oggi conservata alla National Gallery di Londra.

L’opera mostra perfettamente alcune delle caratteristiche che avrebbero reso celebre Parmigianino: figure allungate, eleganza dei gesti, equilibrio instabile delle proporzioni e una bellezza volutamente lontana dalla quotidianità.

Anche nelle Nozze mistiche di Santa Caterina, oggi alla National Gallery, emerge quella particolare ricerca di grazia e artificio che caratterizza la sua pittura.

Le sue figure non sembrano semplicemente persone raffigurate sulla tela. Sono creature sospese in una dimensione ideale, quasi fuori dal tempo.

La Madonna dal collo lungo e il linguaggio del Manierismo

Il dipinto che forse più di ogni altro incarna il suo stile è la Madonna dal collo lungo, realizzata per la chiesa di Santa Maria dei Servi a Parma e rimasta incompiuta alla morte dell’artista.

Il titolo stesso racconta una delle caratteristiche più evidenti dell’opera: il collo della Vergine è innaturalmente allungato, mentre il corpo del Bambino appare costruito secondo proporzioni volutamente insolite.

Non si tratta però di un errore. Parmigianino cercava deliberatamente una bellezza diversa da quella naturale.

L’eleganza nasce proprio dalla deformazione della realtà.

È questa una delle chiavi per comprendere il Manierismo: gli artisti non vogliono più soltanto imitare la natura, ma reinterpretarla attraverso invenzione, artificio e virtuosismo.

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Gli ultimi anni: la passione per l’alchimia

Gli ultimi anni della vita di Parmigianino furono più tormentati. Tornato a Parma, l’artista si dedicò anche all’alchimia, una pratica che all’epoca poteva intrecciarsi con la ricerca scientifica, filosofica e spirituale.

Le fonti antiche, soprattutto Vasari, raccontano questa sua passione come una vera ossessione che avrebbe finito per sottrargli tempo ed energie.

Nel frattempo continuava a lavorare, ma la sua carriera fu segnata da difficoltà, commissioni lasciate incompiute e rapporti non sempre semplici con i committenti.

24 agosto 1540: la morte a Casalmaggiore

Il 24 agosto 1540, Parmigianino morì a Casalmaggiore, in provincia di Cremona. Aveva soltanto 37 anni.

La sua morte arrivò quando la sua carriera era ancora in piena evoluzione. Proprio come altri grandi artisti del Rinascimento, Parmigianino lasciava dietro di sé opere compiute, dipinti incompiuti e progetti che non avrebbe mai potuto realizzare.

Secondo Vasari, negli ultimi giorni l’artista avrebbe espresso una volontà molto particolare riguardo alla propria sepoltura: desiderava essere sepolto senza vesti, con una croce di cipresso sul petto, nella chiesa dei Servi nei pressi di Casalmaggiore.

Aveva vissuto appena trentasette anni, ma erano stati sufficienti per trasformare il suo nome in uno dei riferimenti fondamentali della pittura italiana del Cinquecento.

Parmigianino, un artista morto giovane ma diventato immortale

Guardando oggi le opere del Parmigianino è difficile pensare che siano state realizzate da un artista vissuto così poco.

La sua pittura ha anticipato molte delle inquietudini del secondo Rinascimento: corpi allungati, eleganza artificiosa, spazi ambigui, gesti raffinati e una bellezza che non coincide più con la semplice imitazione della natura.

Il Parmigianino morì il 24 agosto 1540, ma la sua pittura continuò a vivere.

Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

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August 24, 1540: Parmigianino, the Painter of Elegance, Dies

On August 24, 1540, Francesco Mazzola, who went down in art history as Parmigianino, died in Casalmaggiore at the age of just 37. In that hot August of the sixteenth century, one of the most original protagonists of Italian Mannerism passed away, an artist capable of transforming bodies, faces, and gestures into images of extraordinary elegance and refinement.

Giorgio Vasari, who knew him and chronicled his life in his Lives, wrote of Parmigianino that he could paint “so well that it seemed as if he had been born with brushes in his hand.” A definition that aptly captures the precociousness of a painter destined to leave a profound mark despite a very short life.

Parmigianino, his beginnings in Parma and his apprenticeship with his uncles

Francesco Mazzola was born in Parma in 1503, into a family with artistic connections. Having lost his father as a child, he was entrusted to the care of his uncles Michele and Pier Ilario Mazzola, both painters.

It was they who introduced him to the rudiments of painting. They were not particularly renowned artists, but they represented for the young Francesco the first fundamental laboratory in which he learned to observe, draw, and paint.

The boy’s talent emerged very early. His training was strongly influenced by Antonio Allegri, known as Correggio, then one of the most important artists working in Parma. From Correggio, the young Parmigianino learned the softness of figures, the delicacy of flesh tones, and the ability to construct elegant and engaging compositions that he would later develop in a completely personal direction.

The Frescoes of San Giovanni Evangelista

One of the first great opportunities of his career came with the frescoes for the church of San Giovanni Evangelista in Parma, begun in 1521.

He was still very young, but his pictorial language already showed a surprising maturity. Correggio’s influence was evident, but Parmigianino was beginning to introduce more slender proportions, sinuous movements, and an almost aristocratic refinement.

His style would gradually distance itself from the naturalistic tradition, becoming increasingly sophisticated, artificial, and refined. It is precisely these characteristics that make him one of the great exponents of Mannerism today.

The Trip to Rome and the Encounter with the World of Raphael

In 1524, when he was just twenty-one, Parmigianino left for Rome. The city was then the most important artistic center in Italy, and the young painter wanted to compare himself with the great masters and attract the attention of the papal court of Clement VII de’ Medici.

In Rome, he came into contact with the legacy of Raphael, who had died a few years earlier, and with the artists who had worked in his circle. This encounter was crucial.

Parmigianino assimilated Raphael’s compositional perfection, but reinterpreted it through a more restless and sophisticated language. In the capital, he also met Rosso Fiorentino, from whom he received further inspiration that would profoundly influence his painting.

His Roman experience, however, was abruptly interrupted by the Sack of Rome in 1527. Parmigianino was forced to leave the city and moved to Bologna, where he remained for several years before returning to the Emilian region.

Self-Portrait with a Convex Mirror: The Young Parmigianino Before Us

Among the most famous images from his youth is Self-Portrait with a Convex Mirror, now housed at the Kunsthistorisches Museum in Vienna.

The work is much more than a simple self-portrait. Parmigianino used a convex mirror to intentionally distort his own image: his hand appears enormous in the foreground, while his face and surroundings take on an almost unreal curvature.

The result is surprising. The young artist seems to be directly facing the viewer, transforming an optical experiment into a declaration of talent.

It is as if Parmigianino were saying: painting does not necessarily have to imitate reality; it can also transform it.

The Vision of Saint Jerome and Parmigianino’s Great Works

Among his masterpieces, the Vision of Saint Jerome stands out, painted during his years in Bologna and now housed at the National Gallery in London.

The work perfectly displays some of the characteristics that would make Parmigianino famous: elongated figures, elegant gestures, unstable balance of proportions, and a beauty deliberately removed from the everyday.

The Mystic Marriage of Saint Catherine, now at the National Gallery, also reveals the particular search for grace and artifice that characterizes his painting.

His figures do not simply appear to be people depicted on the canvas. They are creatures suspended in an ideal dimension, almost outside of time.

The Madonna with the Long Neck and the Language of Mannerism

Perhaps the painting that best embodies his style is the Madonna with the Long Neck, created for the church of Santa Maria dei Servi in ​​Parma and left unfinished at the artist’s death.

The title itself reveals one of the work’s most striking characteristics: the Virgin’s neck is unnaturally elongated, while the Child’s body appears constructed according to deliberately unusual proportions.

This, however, is not a mistake. Parmigianino deliberately sought a beauty beyond natural beauty.

Elegance arises precisely from the distortion of reality.

This is one of the keys to understanding Mannerism: artists no longer sought merely to imitate nature, but to reinterpret it through invention, artifice, and virtuosity.

Late Years: A Passion for Alchemy

The final years of Parmigianino’s life were more turbulent. Returning to Parma, the artist also devoted himself to alchemy, a practice that at the time could be intertwined with scientific, philosophical, and spiritual research.

Ancient sources, especially Vasari, describe this passion as a true obsession that ultimately consumed his time and energy.

In the meantime, he continued to work, but his career was marked by difficulties, unfinished commissions, and uneasy relationships with his clients.

August 24, 1540: Death in Casalmaggiore

On August 24, 1540, Parmigianino died in Casalmaggiore, in the province of Cremona. He was only 37 years old.

His death came when his career was still in full swing. Like other great Renaissance artists, Parmigianino left behind completed works, unfinished paintings, and projects he could never realize.

According to Vasari, in his final days the artist expressed a very particular wish regarding his burial: he wanted to be buried naked, with a cypress cross on his chest, in the Church of the Servi near Casalmaggiore.

He lived just thirty-seven years, but it was enough to make his name one of the fundamental figures of sixteenth-century Italian painting.

Parmigianino, an artist who died young but became immortal

Looking at Parmigianino’s works today, it’s hard to believe they were created by an artist who lived so short.

His painting anticipated many of the anxieties of the Second Renaissance: elongated bodies, artificial elegance, ambiguous spaces, refined gestures, and a beauty that no longer coincides with the simple imitation of nature.

Parmigianino died on August 24, 1540, but his painting lives on.

For now, yours truly, Michelangelo Buonarroti bids you farewell and invites you to see him in future posts and on social media.

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