24 agosto, San Bartolomeo nel mio Giudizio Universale: perché gli diedi il volto dell’Aretino
Il 24 agosto la Chiesa ricorda San Bartolomeo, uno dei dodici apostoli che seguirono Cristo. Io lo volli nel mio Giudizio Universale, nella Cappella Sistina, e gli affidai un compito che forse, a prima vista, può sfuggire a chi guarda il mio affresco senza soffermarsi sui dettagli.
Bartolomeo è il santo dei conciatori, dei calzolai, dei legatori di libri, dei pellicciai, dei sarti e di tutti coloro che lavorano le pelli. Ma nella mia pittura egli porta con sé anche una storia più personale, fatta di persecuzioni, parole velenose e di una vendetta che volli trasformare in immagine.
Nei Vangeli sinottici è chiamato Bartolomeo, mentre Giovanni lo presenta con il nome di Natanaele, che significa «dono di Dio». Originario, secondo la tradizione, di Cana di Galilea, fu tra coloro che abbandonarono la propria vita per seguire Cristo e predicare il Vangelo.
Non sappiamo con certezza dove e quando nacque, né possiamo stabilire con assoluta sicurezza il luogo del suo martirio. La tradizione racconta però che, dopo aver predicato in diverse regioni, giunse in Armenia, dove il re Astige lo avrebbe condannato a una morte terribile: fu scorticato vivo.
E proprio quella pelle, strappata al corpo del santo, diventò nelle mie mani uno degli elementi più noti del Giudizio Universale.
San Bartolomeo tiene in mano la propria pelle
Guardate attentamente il grande affresco. San Bartolomeo appare con la pelle che gli fu strappata di dosso. La tiene sospesa nella mano, come una sorta di involucro vuoto, mentre nell’altra stringe il coltello del suo martirio.
Ma quella pelle racconta qualcos’altro. In quel volto deformato, allungato e quasi svuotato dalla vita volli lasciare un’immagine di me stesso.
Non un autoritratto glorioso, non il volto dell’artista celebrato e ammirato, ma l’immagine di un uomo consumato, quasi sconfitto dal peso della propria esistenza.
Perché avrei dovuto raffigurarmi proprio così?
Perché diedi a San Bartolomeo il volto dell’Aretino
Se osservate con attenzione le sembianze del santo e le confrontate con il ritratto di Pietro Aretino dipinto da Tiziano, potrete riconoscere alcuni tratti che non sono casuali.
Volli dare a Bartolomeo le sembianze dell’Aretino, colui che Ludovico Ariosto non esitò a definire «il flagello dei principi».
L’Aretino aveva cercato più volte di ottenere da me qualcosa che io non volevo concedergli: uno schizzo, un disegno, anche soltanto un segno della mia mano. Mi tormentò perché desiderava avere una mia opera.
Ma io non gliela diedi.
La mia arte non era una merce da distribuire per compiacere questo o quel potente. E quando capì che da me non avrebbe ottenuto ciò che voleva, trovò un’altra maniera per farmi sentire la sua presenza.
Cominciò ad attaccare il mio Giudizio Universale.
Le accuse contro il Giudizio Universale
Dalle lontane rive di Venezia, senza essere venuto a Roma per vedere con i propri occhi l’opera alla quale stavo ancora lavorando, l’Aretino iniziò a parlare contro di me.
Le mie figure nude divennero, nelle sue parole, motivo di scandalo. Il Giudizio Universale fu attaccato con violenza e le mie pitture furono persino paragonate a immagini da bordello.
Io conoscevo bene il potere delle parole: sapevo che una penna poteva ferire quasi quanto una lama.
Per questo, quando affrescai Bartolomeo, volli che il suo volto ricordasse proprio quello dell’uomo che aveva cercato di ferirmi con le parole.
Il volto dell’Aretino e la mia pelle: una vendetta dipinta
San Bartolomeo tiene in mano una pelle che, secondo la tradizione, è la propria. Ma quel volto, deformato e quasi privo di consistenza, è stato interpretato come il mio autoritratto.
Così, in un’unica figura, riunii la mia immagine e quella del mio accusatore.
Lui sul volto del Santo, io nella pelle del Santo.
Una sorta di dialogo silenzioso che soltanto la pittura poteva rendere possibile: colui che aveva tentato di ottenere da me un disegno, finì per ricevere qualcosa di ben più duraturo.
San Bartolomeo, uno dei personaggi più enigmatici della Sistina
Ogni volta che qualcuno entra nella Cappella Sistina e alza gli occhi verso il Giudizio Universale, può incontrare quella figura sospesa tra la vita e la morte. Bartolomeo è il santo della pelle strappata, dell’identità perduta e ritrovata, del corpo che diventa memoria.
Per il momento il sempre vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.
August 24, Saint Bartholomew in my Last Judgment: why I gave him the face of Arezzo
On August 24, the Church commemorates Saint Bartholomew, one of the twelve apostles who followed Christ. I wanted him in my Last Judgment, in the Sistine Chapel, and I entrusted him with a task that, at first glance, might escape those who view my fresco without focusing on the details.
Bartholomew is the saint of tanners, shoemakers, bookbinders, furriers, tailors, and all those who work with leather. But in my painting, he also carries a more personal story, one of persecution, venomous words, and a vengeance that I wanted to transform into an image.
In the Synoptic Gospels, he is called Bartholomew, while John introduces him as Nathanael, which means “gift of God.” According to tradition, a native of Cana in Galilee, he was among those who gave up their lives to follow Christ and preach the Gospel.
We do not know for certain where and when he was born, nor can we establish with absolute certainty the place of his martyrdom. Tradition, however, recounts that, after preaching in various regions, he arrived in Armenia, where King Astyges condemned him to a terrible death: he was flayed alive.
And that very skin, torn from the saint’s body, became in my hands one of the most famous elements of the Last Judgment.
Saint Bartholomew holding his own skin
Look carefully at the large fresco. Saint Bartholomew appears with the skin torn from him. He holds it suspended in one hand, like a sort of empty shell, while in the other he clutches the knife of his martyrdom.
But that skin tells something else. In that distorted, elongated, and almost lifeless face, I wanted to leave an image of myself.
Not a glorious self-portrait, not the face of a celebrated and admired artist, but the image of a worn-out man, almost defeated by the weight of his own existence.
Why would I have depicted myself this way?
Why I gave Saint Bartholomew the face of Aretino
If you look carefully at the saint’s features and compare them with the portrait of Pietro Aretino painted by Titian, you will recognize some features that are not accidental.
I wanted to give Bartholomew the likeness of Aretino, the man Ludovico Ariosto did not hesitate to call “the scourge of princes.”
Aretino had repeatedly tried to obtain from me something I did not want to give him: a sketch, a drawing, even just a trace of my hand. He tormented me because he wanted one of my works.
But I did not give it to him
My art was not a commodity to be distributed to please this or that powerful person. And when he realized he wouldn’t get what he wanted from me, he found another way to make me feel his presence.
He began to attack my Last Judgment.
The Accusations Against the Last Judgment
From the distant shores of Venice, without having come to Rome to see with his own eyes the work I was still working on, Aretino began to speak out against me.
My nude figures became, in his words, a source of scandal. The Last Judgment was violently attacked, and my paintings were even compared to images from a brothel.
I knew the power of words well: I knew that a pen could wound almost as much as a blade.
That’s why, when I frescoed Bartholomew, I wanted his face to resemble that of the man who had tried to hurt me with words.
Aretino’s Face and My Skin: A Painted Revenge
Saint Bartholomew holds a skin that, according to tradition, is his own. But that face, distorted and almost devoid of substance, has been interpreted as my self-portrait.
Thus, in a single figure, I united my image and that of my accuser.
He on the face of the Saint, I in the skin of the Saint.
A sort of silent dialogue that only painting could make possible: the one who had attempted to obtain a drawing from me ended up receiving something far more lasting.
Saint Bartholomew, one of the most enigmatic figures in the Sistine Chapel
Every time someone enters the Sistine Chapel and raises their eyes to the Last Judgment, they may encounter that figure suspended between life and death. Bartholomew is the saint of torn skin, of identity lost and rediscovered, of the body that becomes memory.
For now, yours truly, Michelangelo Buonarroti bids you farewell, inviting you to see him in future posts and on social media.

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