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Il San Matteo e la perfezione abbozzata

Come scrisse il Vasari, il mio San Matteo è la perfezione abbozzata e insegna agli altri scultori il modo di cavar le figure dai marmi senza alterare le proporzioni.

Così abbozzata mostra la sua perfezione et insegna agli scultori in che maniera si cavano le figure de’ marmi senza che vengano storpiate, per poter sempre guadagnare col giudizio, levando del marmo, ed avervi da potersi ritrarre e mutare qualcosa, come accade, se bisognassi.

Così scrisse il Vasari sul San Matteo
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La commissione del San Matteo

Erano i primi anni del Cinquecento quando l’Opera di Santa Maria del Fiore assieme all’Arte della Lana mi commissionarono 12 sculture da realizzare per Santa Maria del Fiore, il duomo fiorentino. In quel momento Firenze pullulava di grandi talenti ed era economicamente florida: un connubio perfetto per la realizzazione di opere grandiose.

Le dodici sculture avrebbero dovuto raffigurare altrettanti apostoli. I tempi stabiliti da me assieme ai committenti erano di un apostolo all’anno ma fatto sta che iniziai solamente la realizzazione del San Matteo: il primo e l’ultimo a cui misi mano della serie.

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Il 18 dicembre del 1505 in accordo con i committenti, annullammo il contratto. Ero stato richiamato a Roma da papa Giulio II e non potevo rifiutare un’occasione del genere. Giulio II aveva qualcosa di speciale in serbo per me: la sua grandiosa sepoltura. La commissione degli Apostoli fu così affidata, come riporta il Vasari, a Benedetto da Rovezzano, Andrea Ferrucci, Baccio Bandinelli e Jacopo Sansovino.

Le caratteristiche del San Matteo

Il San Matteo a cui volli dar corpo è un uomo virile, con un corpo potente avvolto in una tunica che lascia però scoperte sia le gambe che le braccia.

Alto 2,16 metri e scolpito nel marmo di Carrara, ha una posa che immediatamente riporta alla mente di quella del Laocoonte, al cui ritrovamento ebbi modo di assistere.

Il piede sinistro poggia sopra un rialzo a forma di cubo. Come un po’ tutte le mie figure dipinte, disegnate e scolpite, anche questa è messa in moto da un movimento contrapposto.

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Raffaello non perse l’occasione di studiare da vicino questo mio lavoro e di copiare la posa per dipingere in un secondo momento nella Deposizione Baglioni, oggi alla Galleria Borghese.

Le collocazioni nel corso dei secoli

Fino al 1836, il San Matteo rimase presso i locali di Santa Maria del Fiore poi fu spostato alla Galleria dell’Accademia per arricchire il corridoio dei Prigioni che porta direttamente alla Tribuna del David.

Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

Lui, il David. Lo trovate qua https://amzn.to/3Hwr0ks

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