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6 aprile 1520: muore Raffaello a 37 anni

Il 6 aprile del 1520 Raffaello a soli 37 anni passò a miglior vita in quel di Roma. Bello, talentuoso e pure figlio d’arte ma la sorte aveva in serbo per lui una fine precoce.

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Nacque adunque Raffaello in Urbino, città notissima in Italia, l’anno 1483, in venerdì santo a ore tre di notte, d’un Giovanni de’ Santi, pittore non molto eccellente, ma sì bene uomo di buono ingegno et atto a indirizzare i figliuoli per quella buona via che a lui, per mala fortuna sua, non era stata mostra nella sua gioventù. E perché sapeva Giovanni quanto importi allevare i figliuoli non con il latte delle balie, ma delle proprie madri, nato che gli fu Raffaello, al quale così pose nome al battesimo con buono augurio, volle, non avendo altri figliuoli come non ebbe anco poi, che la propria madre lo allattasse e che più tosto ne’ teneri anni aparasse in casa i costumi paterni che per le case de’ villani e plebei uomini, men gentili o rozzi costumi e creanze...” dalle Vite del Vasari

Particolare della Fornarina
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Il 10 dicembre del 1500 col titolo di magister, a Raffaello fu affidata la realizzazione della pala d’altare per la chiesa di Sant’Agostino di Città di Castello che terminò nel settembre dell’anno successivo. La Pala del Beato Nicola di Tolentino che di fatto segna l’inizio della carriera di Raffaello, purtroppo è andata perduta.

Poco dopo incomincerà a lavorare alla celebre opera dello Sposalizio della Vergine, oggi conservata alla Pinacoteca di Brera con la firma autografa Raphael Vrbinas.

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Il Vasari racconta che Raffaello, durante la partecipazione al cantiere della Libreria Piccolomini a Siena che sentì parlare della grande Battaglia di Anghiari di Leonardo da Vinci e si attivò per farsi accogliere a Firenze. Si fece raccomandare dalla sua protettrice Giovanna Feltria della Rovere, duchessa di Senigallia, che per l’occasione scrisse una lettera a Pier Soderini, gonfaloniere della Repubblica Fiorentina.

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Negli ultimi mesi del 1508 Raffaello si trasferisce nella Città Eterna e con la raccomandazione del mio agguerrito nemico Bramante, ottiene da papa Giulio II l’incarico di affrescare la Stanza della Segnatura e la Stanza di Eliodoro. Nella Scuola di Atene della Stanza della Segnatura raffigura i personaggi del tempo nelle vesti degli antichi: per non far torto a nessuno mise anche me all’ultimo momento già che nemmeno nel cartone m’aveva tracciato. Mi fece far la parte di Eraclito e a dirla tutta mi ci vedo assai bene in quel ruolo.

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Bramante viene trasformato in Euclide e lo vedete vestito di rosso mentre si prodiga in uno studio di geometria. Leonardo da Vinci, al centro, è Platone e parla con Aristotele. I personaggi raffigurati sono tantissimi e solo per citarne alcuni vi posso raccontare che l’uomo col turbante nel gruppo alla sinistra di Platone dovrebbe essere Averroè, il filosofo del XII secolo che tradusse e commentò l’opera di Aristotele. L’uomo inginocchiato con il libro alle mie spalle è Pitagora mentre Diogene se ne sta semi sdraiato sui gradini con un foglio in mano.

Parnaso, Stanze Vaticane
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Nella Stanza di Eliodoro Raffaello rappresenta il primo notturno del mondo dell’arte. Nella Liberazione di San Pietro affresca una scena che si svolge in piena notte, rischiarata solo dal pallore della luna e dallo sfolgorante angelo che libera dalle catene San Pietro.

La Madonna del divino amore di Raffaello
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Papa Leone X de’ Medici volle anche lui lasciare un segno tangibile del suo passaggio papale nella Sistina e pensò bene di commissionare a Raffaello dieci cartoni per altrettanti grandiosi arazzi da sistemare proprio nel primo registro della Cappella durante occasioni speciali. Ve ne ho parlato nello specifico QUA.

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Passò a miglior vita mentre stava lavorando a una delle sue opere più sublimi: la Trasfigurazione di Cristo, commissionatagli nel 1516 dal cardinale Giulio de’ Medici per la cattedrale di Narbona che all’epoca era la sua sede vescovile. Le cronache dell’epoca riportano che proprio quell’opera incompiuta era stata appesa nella stanza di Raffaello oramai molto malato. Riporta il Vasari “La quale opera, nel vedere il corpo morto e quella viva, faceva scoppiare l’anima di dolore a ognuno che quivi guardava”.

Particolare della Trasfigurazione di Raffaello
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Le sue mortali spoglie vennero sepolte nel Pantheon, ai piedi della Madonna del Sasso: opera scolpita dal suo allievo Lorenzetto. Il cardinale scrittore e umanista Pietro Bembo, suo grande amico, volle scrivere l’epitaffio che fu poi inciso sulla tomba nel Pantheon: “Ille hic est Raphael timuit quo sospite vinci, rerum magna parens et moriente mori”, ovvero Qui giace Raffaello: da lui, quando visse, la natura temette d’essere vinta, ora che egli è morto, teme di morire”.

Particolare della Madonna del Cardellino
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I libri

Sulla vita e le opere di Raffaello sono stati pubblicati un gran numero di libri. Oggi vi propongo Raffaello: una vita felice di Antonio Forcellino. Il restauratore, storico dell’arte e studioso ripercorre tutte le tappe della vita di Raffaello analizzando commissioni e opere che lo hanno reso celebre. “Avido di piacere non meno che di conoscenza” lo definisce l’autore. Un libro molto piacevole da leggere e scritto quasi come se fosse un romanzo nel quale però la finzione viene esclusa sempre. Lo trovate QUA.

Un altro libro che voglio consigliarvi è il catalogo della mostra delle Scuderie del Quirinale : Raffaello 1520-1483. Il libro ripercorre la vita dell’artista attraverso le opere esposte nella grande mostra che sia mai stata organizzata per celebrare Raffaello. Lo trovate QUA.

Per il momento il vostro Michelangelo Buonarroti per il momento vi saluta dandovi appuntamento ai prossimi post e sui social.

April 6, 1520: Raphael dies at the age of 37

On April 6, 1520, Raffaello passed away at the age of 37 in Rome. Handsome, talented and also a son of art, but fate had an early end in store for him.

“Raphael was therefore born in Urbino, a well-known city in Italy, in the year 1483, on Good Friday at three o’clock in the morning, of a Giovanni de ‘Santi, a painter not very excellent, but so well a man of good talent and capable of directing children for that good way which, to his bad luck, had not been shown in his youth. And because Giovanni knew how important it was to raise children not with the milk of the nurses, but of his own mothers, born to him Raphael, to whom he named his baptism with good wishes, he wanted, having no other children as he did not have then, that his own mother nursed him and that sooner in the tender years he would learn the paternal customs at home than for the houses of peasants and plebeian men, less kind or rough manners and creanze … “from Vasari’s Lives

On 10 December 1500 with the title of magister, Raphael was entrusted with the construction of the altarpiece for the church of Sant’Agostino di Città di Castello which ended in September of the following year. The altarpiece by Beato Nicola di Tolentino, which in fact marks the beginning of Raphael’s career, has unfortunately been lost.

Shortly after, he will begin to work on the famous work of the Marriage of the Virgin, now preserved in the Pinacoteca di Brera with the autograph signature of Raphael Vrbinas.

Vasari says that Raphael, while participating in the construction of the Piccolomini Library in Siena, heard about the great Battle of Anghiari by Leonardo da Vinci and took steps to be welcomed in Florence. Giovanna Feltria della Rovere, Duchess of Senigallia, was recommended by her protector, who for the occasion wrote a letter to Pier Soderini, gonfalonier of the Florentine Republic.

In the last months of 1508 Raphael moved to the Eternal City and with the recommendation of my fierce enemy Bramante, he obtained from Pope Julius II the task of frescoing the Stanza della Segnatura and the Stanza di Eliodoro. In the Athens School of the Stanza della Segnatura he portrays the characters of the time in the guise of the ancients: in order not to hurt anyone, he put me too at the last moment since he hadn’t even drawn me in the cartoon. He made me play the part of Heraclitus and to be honest I see myself very well in that role.

Bramante is transformed into Euclid and you see him dressed in red while he works hard in a study of geometry. Leonardo da Vinci, in the center, is Plato and speaks with Aristotle. The characters depicted are many and just to name a few I can tell you that the man with the turban in the group to the left of Plato should be Averroes, the 12th century philosopher who translated and commented on Aristotle’s work. The man kneeling with the book behind me is Pythagoras while Diogenes is half lying on the steps with a sheet of paper in his hand.

In the Room of Eliodoro Raphael represents the first nocturnal in the world of art. In the Liberation of St. Peter he frescoes a scene that takes place in the middle of the night, illuminated only by the pallor of the moon and by the dazzling angel who frees St. Peter from the chains.

Pope Leo X de ‘Medici also wanted to leave a tangible sign of his papal passage in the Sistine and thought it well to commission Raphael to ten cartoons for as many grandiose tapestries to be placed in the very first register of the Chapel during special occasions. I talked about it specifically HERE.

He passed away while he was working on one of his most sublime works: the Transfiguration of Christ, commissioned in 1516 by Cardinal Giulio de ‘Medici for the Narbonne cathedral which at the time was his bishopric. The chronicles of the time report that precisely that unfinished work had been hung in Raphael’s room by now very ill. Vasari reports “Which work, in seeing the dead body and the living one, made the soul of pain burst in everyone who looked there”.

His mortal remains were buried in the Pantheon, at the foot of the Madonna del Sasso: a work sculpted by his pupil Lorenzetto. The cardinal writer and humanist Pietro Bembo, his great friend, wanted to write the epitaph which was then engraved on the tomb in the Pantheon: “Ille hic est Raphael timuit quo suspite vinci, rerum magna parens et moriente mori”, or “Here lies Raphael: from him, when he lived, nature feared to be overcome, now that he is dead, it fears dying ”.

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